Uno striscione esibito lo scorso gennaio durante il Family Day al Circo Massimo

Il popolo del Family Day si schiera contro il nuovo governo: "Ci hanno dichiarato guerra"

Matteo Matzuzzi

Nel mirino la nomina di Valeria Fedeli, sostenitrice delle teorie gender, all'Istruzione. Il leader Gandolfini: "E' una vendetta"

Roma. Il popolo del Family Day che l’anno scorso scese in piazza in forze per manifestare contro il disegno di legge sulle unioni civili di Monica Cirinnà è pronto a riprendere la battaglia. “Tutti al Miur”, si legge nel comunicato stampa diffuso ieri mattina da Generazione famiglia, che annunciava la protesta contro la nomina di Valeria Fedeli a ministro dell’Istruzione, università e ricerca. Il problema non è che Fedeli sia stata sindacalista della Cgil e che sia saldamente posizionata a sinistra, bensì il punto dolente è che il neo ministro è colei che più di ogni altro nell’arco parlamentare (Monica Cirinnà esclusa) ha fieramente voluto e difeso l’introduzione dei programmi gender nelle scuole. “Nei prossimi mesi, dunque, il diritto di priorità educativa dei genitori sarà più a rischio che mai, e per questo Generazione famiglia lancia un appello a tutte le realtà civiche, sociali e politiche impegnate per il bene della famiglia affinché si organizzi quanto prima una manifestazione popolare presso il Miur per ribadire che sulla loro libertà educativa i genitori non faranno sconti”, ha detto Filippo Savarese, che di Generazione famiglia è il portavoce.

 

Valeria Fedeli, dopotutto, da firmataria del disegno di legge sull’insegnamento dell’identità di genere nelle scuole, definì “pericolosa” la piazza del Family Day, chiedendo severa ai manifestanti e ai loro sponsor politici: “Di chi è poi la responsabilità quando un ragazzo si suicida perché non viene accettato?”. Massimo Gandolfini, del comitato Difendiamo i nostri figli, ribadisce la linea: “E’ l’ennesima offesa nei confronti del Family Day. Questa scelta ha chiaramente i toni della provocazione, se non della vendetta, verso le famiglie del Comitato per il No, colpevoli di aver vinto il referendum, bloccando una pericolosa deriva autoritaria nella quale erano già in programma disegni di legge contro la famiglia naturale e il diritto dei bambini ad avere mamma e papà”.

 

 

Il problema è che il popolo del Family Day si trova a protestare contro il governo che ha sostituito l’esecutivo contro il quale lo stesso popolo aveva chiesto di votare No al referendum per evitare “la deriva autoritaria”. Un voto contrario alla riforma costituzionale – e cioè all’abolizione del Cnel, alla riduzione dei membri del Senato da 315 a 100, eccetera – che si fondava esclusivamente sul “Renzi ce ne ricorderemo” che da un anno animava la spinta dei vari comitati anti Cirinnà. Gandolfini parla oggi di “vendetta” del Pd che si sarebbe concretizzata con la scelta di Fedeli, la cui attività parlamentare si è caratterizzata per il sostegno esplicito e attivo all’introduzione nei curricola scolastici delle teorie gender, tra lezioni, libri e sussidi ad hoc.

 

Ma i primi a votare e a far votare per vendetta contro il precedente governo erano stati proprio quei comitati per la famiglia che ora, proprio sulla spinta del successo elettorale, pensano magari a lanciare un contenitore politico con l’obiettivo di identificare politicamente il cosiddetto voto cattolico. Si prendano le dichiarazioni della vigilia dello stesso Gandolfini, che chiamava i cattolici a bocciare la riforma in quanto “il governo ha mostrato una vocazione autoritaria per il modo con cui ha voluto riscrivere ideologicamente l’antropologia della famiglia italiana con due voti di fiducia, impedendo il dibattito parlamentare e senza ascoltare le voci del popolo”.

 

Nulla s’era detto, però, sulle conseguenze di tale posizione. Una volta abbattuto il governo autoritario, non v’era alcuna certezza che al suo posto si sarebbe insediato un esecutivo maggiormente orientato all’ascolto delle ragioni del popolo delle famiglie, anzi. 

  • Matteo Matzuzzi
  • Friulsardo, è nato nel 1986. Laureato in politica internazionale e diplomazia a Padova con tesi su turchi e americani, è stato arbitro di calcio. Al Foglio dal 2011, si occupa di Chiesa, Papi, religioni e libri. Scrittore prediletto: Joseph Roth (ma va bene qualunque cosa relativa alla finis Austriae). È caporedattore dal 2020.