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Che cosa ci impediscono di vedere le polemiche sugli opuscoli del Fertility Day

Il ministero della Salute ha certamente sbagliato metodi e campagna di comunicazione, ma è giusto e necessario informare gli italiani su fertilità e figli. Beatrice Lorenzin, attaccata da molti, ha almeno fatto la sua parte per porre l’attenzione sul problema demografico.

22 Settembre 2016 alle 15:27

Che cosa ci impediscono di vedere le polemiche sugli opuscoli del Fertility Day

Il ministro Beatrice Lorenzin (foto LaPresse)

Se c’è un caso cui si adatta l’abusato proverbio cinese sullo studio che guarda il dito e non la luna che viene indicata è quello del Fertility Day e delle polemiche che ha suscitato. Su giornali e social network in tanti si sono dilungati a discutere della campagna che è stata promossa del ministero della Salute, finendo così con l’occultare il problema di cui ci si dovrebbe preoccupare. L’infertilità non è l’unico elemento che contribuisce alla denatalità, ma ne è una componente importante, se, come ha detto il ministro Beatrice Lorenzin, sono ben 700 mila le italiane che pur desiderandolo non riescono ad avere un figlio.

 

Ci sono anche altre cause alla base del fenomeno che porta a una costante riduzione del numero di figli, l’incertezza del futuro, la tendenza a rinviare i matrimoni a età più avanzate, le difficoltà sociali determinate dalla scarsità di asili nido e di altre strutture o prestazioni assistenziali.

 

D’altra parte è ragionevole che il ministero della Salute si occupi del problema sanitario, mentre ad altri dicasteri spetterebbe affrontare i problemi di ordine economico e sociale e anche culturale. Pur con tutte le pecche di cui si è parlato fin troppo, Lorenzin ha fatto la sua parte, ha cercato di far concentrare l’attenzione sul problema. Si attende ancora di sapere che cosa faranno altri ministri.

 



Una delle immagini della campagna #FertilityDay


 

La sottovalutazione della questione demografica porta a errori pesanti: per fare un esempio elementare la curva demografica è decisiva per determinare la sostenibilità del sistema previdenziale. Il fatto che si tratti di un problema non solo italiano (ma che in Italia è particolarmente acuto) non dovrebbe portare a considerarlo insolubile. Al contrario, visto che in un modo o nell’altro la denatalità colpisce quasi tutti i paesi europei, sarebbe ragionevole fare della politica di sostegno della maternità un asse delle politiche europee, che dovrebbero considerare le spese dedicate a questo settore come il più importante degli investimenti per il futuro del vecchio continente, se non vuole trasformarsi definitivamente in un continente di vecchi.

 

L’approccio puramente economico, peraltro, non è sufficiente, altrimenti non si spiegherebbe perchè la Germania soffra una crisi di denatalità assai più accentuata della Francia, nonostante spenda in assistenza molto di più e goda di una situazione occupazionale nettamente più favorevole.

 

C’è anche una questione culturale, che in sostanza significa una concezione della speranza nel futuro e una corresponsabilità sociale che travalichino le difficoltà e stimolino la volontà di riproduzione, che è il segno più naturale di una partecipazione reale alla famiglia umana. Con evidenti errori di comunicazione, però era anche questo era il messaggio lanciato dalla Lorenzin e perciò andrebbe comunque apprezzato.

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