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La ridicola indignazione degli anti #FertilityDay

Qualche settimana fa se l'erano tutti presa perché si rammentava che più passa il tempo più è difficile far figli. Adesso sulle cartoline del Fertility Day campeggia un fazzoletto annodato, per ricordarsi che bisogna fare qualcosa (un figlio).

21 Settembre 2016 alle 17:47

La ridicola indignazione degli anti #FertilityDay

foto via Twitter

Buonasera, ero una clessidra. Qualche settimana fa se l'erano tutti presa con me perché rammentavo che più passa il tempo più è difficile far figli. Poiché l'oggettività è sempre offensiva, adesso sulle cartoline del Fertility Day campeggia al mio posto un fazzoletto annodato, per ricordarsi che bisogna fare qualcosa (un figlio). Io sono diventato un più moderno e accattivante countdown: sul sito apposito segno i giorni, le ore, i minuti e i secondi che ci separano dall'ora X, quando, domattina, verrà trasmesso un filmato introduttivo cui farà seguito il saluto della ministra competente, la quale darà il via a lavori le cui sessioni parallele vanno da “Fattori di rischio per la salute riproduttiva: quale prevenzione?” a “L'età fertile nell'uomo e nella donna, l'importanza della prevenzione e dell'informazione”.

 

Sono certo che la presenza di rappresentanti dell'Ufficio legislativo del ministero, della commissione Sanità della Conferenza delle Regioni, dell'Istituto internazionale di sessuologia, della LILT, di AGOI, di AGITE, AIOM, FNOMCeO, AGENAS, FIMMG, SIGO e SIP, nonché delle direttrici di Gioia e di Elle, oltre a un dirigente veterinario, causerà di qui a nove mesi un boom delle nascite. All'una e mezza si andrà a pranzo e il Fertility Day finirà lì, mentre nelle piazze d'Italia impazzeranno proteste sul modello dell'“Abortiamo il Fertility Day” previsto a Imola. Potrei concluderne che in Italia chi vuol far bene è costretto a soccombere per eccesso di debolezza o pavidità, mentre chi vuol far male non si ferma nemmeno di fronte al ridicolo di manifestare con veemenza contro un congresso soporifero e pletorico; ma l'oggettività è sempre offensiva, pertanto stavolta taccio.

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