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I nomi del fronte del no al referendum (aiuto!) aiutano a capire in che guaio si è cacciato il centrodestra

Tenetevi forte e prendete fiato. Ecco un elenco dei personaggi con cui, nei prossimi mesi, saranno destinati ad andare a braccetto i nuovi e vecchi dirigenti del centrodestra.

11 Agosto 2016 alle 06:18

I nomi del fronte del no al referendum (aiuto!) aiutano a capire in che guaio si è cacciato il centrodestra

Maurizio Landini e Stefano Rodotà, due tra i principali oppositori del referendum costituzionale (foto LaPresse)

Dice Beppe Grillo, con grande onestà-tà-tà intellettuale, che il merito della riforma costituzionale conta quello che conta, cioè un beato tubo, ed “è inutile che mi spiegate il referendum, non lo capisco neanche io in fondo”. Ok, stiamo al gioco. Se davvero il criterio giusto da seguire per scegliere cosa votare a novembre, come sostiene senza ironia il comico genovese, deve essere quello di decidere il proprio orientamento spinti esclusivamente “da un istinto primordiale” e guardando soltanto “le facce di chi vi dice di votare sì”, potrebbe essere utile ascoltare il suggerimento e fare un piccolo esperimento da girare gentilmente agli amici di Forza Italia.

 

Per mettere a fuoco, prima che sia troppo tardi, non tanto i volti che si sono esposti per il sì, ché quelli si conoscono, quanto i volti che in questi mesi si sono orgogliosamente esposti per il no al referendum – e con i quali nei prossimi mesi saranno destinati ad andare a braccetto i nuovi e vecchi dirigenti del centrodestra. E’ un piccolo elenco, che potrebbe essere infinitamente più lungo e più gustoso, e che siamo certi sarà utile per far capire a Silvio Berlusconi e a Stefano Parisi in che vicolo cieco si stanno infilando. E dietro ogni nome c’è una storia e un pezzo di paese che vengono rappresentati. Cari amici del centrodestra, siete pronti, tenetevi forte e prendete fiato, a organizzare nelle prossime settimane girotondi con questi vostri nuovi amici? Partiamo. Il presidente di Magistratura democratica, Carlo De Chiara. Il direttore del Fatto, Marco Travaglio. L’uomo che voleva arrestare Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro. L’uomo che invocò un golpe dei carabinieri contro Berlusconi, Alberto Asor Rosa. Il teorico della minaccia delle scie chimiche, il grillino Marco Zullo. I sostenitori a vario titolo della tesi che Berlusconi fosse un pericolo per la democrazia: Francesco Pardi detto Pancho, Carlin Petrini, Gustavo Zagrebelsky, Alessandro Pace, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Paolo Flores d’Arcais, Antonio Ingroia, Nadia Urbinati, Nichi Vendola, Luciano Canfora, Tomaso Montanari, Salvatore Settis, Moni Ovadia, Michele Prospero, Maurizio Landini, Massimo D’Alema, Ermanno Rea, Barbara Spinelli, Gianni Vattimo, Curzio Maltese. E poi ancora le varie associazioni: l’Altra Europa con Tsipras, l’Altra Grosseto con Tsipras, i Comitati no-Triv, il Comitato Marxista-Leninista d’Italia, il Comitato No Gelmini, il Partito Comunista d’Italia, il Partito Comunista dei Lavoratori, la Sinistra Anticapitalista, la Sinistra Comunista area del Partito della Rifondazione Comunista, la Sinistra Italiana.

 

Ogni posizione è rispettabile, naturalmente, e le motivazioni che spingono verso il no al referendum Parisi e Berlusconi non sono le stesse di Barbara Spinelli e Curzio Maltese. Ma se da questa parte della barricata, sul fronte del no, i nomi dei nemici della riforma costituzionale sono gli stessi che per anni hanno provato, a colpi di inchieste giudiziarie, veleni, girotondi, mascariamenti sui giornali, a distruggere con tutti i mezzi possibili i progetti di riforma del centrodestra forse, per una volta, converrebbe ascoltare Grillo e il suo invito a seguire un istinto primordiale: guardatevi intorno, amici del centrodestra, e forse capirete che c’è qualcosa che non va se oggi state lì sullo stesso fronte degli Zagrebelsky, dei Maltese, degli Ingroia, dei no Triv, dell’altra Grosseto con Tsipras e di tutti coloro che invocarono un golpe dei carabinieri, e molto altro, per far fuori il vostro leader e per impedire di realizzare alcune riforme non così diverse, in fondo, da quelle per cui si andrà a votare a novembre.

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