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La vista corta e il poco cervello dell'Europa sull'immigrazione

Promossi Renzi e Merkel, uniche eccezioni alla modeste qualità del ceto politico europeo, ma inconcludenti. Bocciati gli indignati per le statue coperte che non si ricordano che l'Italia è anche un popolo di mercanti. Promosso Berlusconi che va a lezione di internet. Bocciato D'Alema che vuole rompere i coglioni al grande Bobo Giachetti. Il Pagellone alla settimana politica di Lanfranco Pace

30 Gennaio 2016 alle 14:00

La vista corta e il poco cervello dell'Europa sull'immigrazione

Matteo Renzi e Angela Merkel (foto LaPresse)

MIGRANTI

 

Piuttosto che darsi al baratto da suk, io ti dico sì e metto i soldi per la Turchia, tu mi dici sì e mi dai un po' di flessibilità nei conti per la ripresa, sarebbe meglio se Merkel e Renzi mettessero nero su bianco un quadro di riferimento per tutti i problemi posti dall'attuale ondata di profughi e convincessero i partner ad attenercisi. Usciremmo dalle secche in cui si sta incagliando Schengen cioè l'Europa. Non vedremmo il brutto spettacolo della socialdemocratica Svezia e della Finlandia che pensano di espellere via charter centomila migranti non aventi diritto all'asilo. O della civile Danimarca che sequestra soldi e gioielli a ogni rifugiato in entrata: è un prelievo forzoso per contribuire alle spese dell'assistenza sociale, spoliazione, come in carcere o in un lager.

 

I charter per riportare a casa africani clandestini li inaugurò il ministro dell'interno francese, il “terribile” Charles Pasqua: qualche centinaia fu effettivamente rispedita a casa dalla sera alla mattina, anche allora si votava e bisognava contrastare il Front national che cresceva nei consensi. Se non che gli espulsi tornarono poco tempo dopo con altre identità, il pugno di ferro si rivelò inutile e controproducente.

 

Non da oggi l'immigrazione divide la politica e fa paura ai cittadini. Se dopo trent'anni siamo ancora allo stesso punto anzi peggio, e andrà ancora peggio di fronte a un fenomeno migratorio che non ha precedenti nella storia, vuol dire che i paesi dell'Unione da soli o collettivamente hanno combinato poco, hanno sbagliato e continuano a sbagliare, dimostrano corta vista e poco cervello se pensano di poter fermare con muri e fili spinati e lucchetti milioni di disperati. Pagare la Turchia perché ce ne parcheggi tre a debita distanza e una tantum prenda quelli che servono ad allentare la pressione sulla Grecia e sull'Italia (e magari domani pagare anche Libano e Giordania, ce ne tengono uno a testa ): quanto potrà reggere questa strategia cinica che impacchetta e scambia essere umani come fossero cartolarizzati, visto il tempo che presumibilmente si impiegherà per sconfiggere l'Isis e dare una sistemata alla regione, sempre ammesso che ci si riesca. La situazione attuale è la vetrina delle modeste qualità del ceto politico occidentale, a cominciare dal presidente americano, risibile premio Nobel. Merkel e Renzi (voto 9), sono fra le poche eccezioni. La cancelliera ha avuto lo scatto di reni per dire che la Germania è pronta ad accogliere un milione di siriani, per resistere al ritorno di fiamma dei nazionalisti e dell'ala destra della Cdu. Renzi non ha ceduto alle sirene della demagogia e del populismo e tenuto duro su Schengen. Ma se non disegnano un minimo di futuro, entrambi finiranno travolti.  

 


SENATO E STATUE

 

E dire che la settimana era cominciata molto bene per Renzi. In un discorso di fuoco al Senato ha difeso l'operato del governo, il salvataggio delle banche e la ministra Boschi (voto 9, però l'abbiamo vista molto pallida e niente affatto sorridente, sindrome Balotelli) fatto a pezzi le opposizioni, Forza Italia e 5Stelle sono uscite dall'aula con la coda tra le gambe dopo il risultato del voto sulle mozioni di sfiducia. Poi c'è stato l'intoppo delle statue capitoline: durante la visita ufficiale del presidente iraniano Rohani sono state velate non si sa da chi, né per ordine di chi. Renzi non sa, Franceschini non sa, Tronca prefetto reggente di Roma non sa. Non è bene questo, sono figure da polli. Se non sanno un premier, un ministro importante e un sindaco chi può sapere? Comunque non si comprende tanta indignazione: noi non siamo solo un popolo di artisti navigatori ecc. siamo anche fior di mercanti e per venti miliardi di euro, tanto vale l'interscambio commerciale con Teheran dei prossimi anni, noi facciamo di tutto: a scanso equivoci impacchettiamo anche le mamme.     

 

     

NELLA RETE

 

Sente la vittoria a un passo, rimonta il morale degli amici e delle truppe, annuncia candidature a grappolo e beauty contest a gogò. Dice che Renzi è cotto, ha fatto il pieno e sente il fiato sul collo. Dice che ha dovuto prendere atto che quaranta milioni di italiani stanno in rete almeno quattro ore, ergo si è rassegnato all'idea di imparare internet: suo istruttore sarà il fidanzato della storica portavoce, Deborah Bergamini. Immarcescibile: voto 10.

 

Siccome tutti vanno bene tranne Salvini, i foglianti hanno lanciato una provocazione gioiosa: scegliete il nuovo leader del centro destra. Corre il nome di Nicola Porro (voto 9): quando appare in televisione si vede lontano un chilometro che non gli frega niente di niente, è bello, è snob, ha una bella moglie, bei figli, viene da una famiglia bella e simpatica, ma che cazzo gli può fregare della politica. E poi corre il nome di Serena Sileoni, deliziosa e vera liberale (è vice presidente dell'Istituto Bruno Leoni). Ma ci sarà una ragione se storicamente tre italiani su quattro sono stati democristiani o comunisti (e forse lo sono ancora, hanno solo una nuova maschera) e il pensiero e l'azione liberale sono finiti a funghi. Noi corrotti, mafiosi, carbonari, piduisti, familisti, campanilisti, massoni, complottisti, sempre con genio sì. Ma liberali. Liberisti poi.

 

Nel contesto  brilla come una chicca l'iniziativa dello storico e meridionalista Piero Bevilacqua, che sul Manifesto lancia la “Lega italiana contro il Liberismo”: la proposta è accompagnata da una mappa di studiosi divisi per disciplina, una geografia “alla buona” di intellettuali suscettibili di essere compagni di strada nella lotta contro i farabutti che da trenta anni hanno l'egemonia del pensiero economico e lo hanno ridotto a dominio puro portando il mondo alla rovina. I nomi sono interessanti: da Tronti e Cacciari e Negri a Bellocchio e Fofi, da Esposito a Franco Cassano, da Loretta Napoleoni a Fabrizio Barca, da Ilvo Diamanti a Remo Bodei, da Giorgio Agamben a Walter Siti, da Andrea Camilleri a Gianni Vattimo, da Gustavo Zagrebelsky a Stefano Rodotà, da Lorenza Carlassare ad Alessandro Pace a Giacomo Marramao, da Massimo Recalcati ad Asor Rosa: tutti insieme dunque nella Lega contro il capitalismo, contro il riscaldamento globale, il cattivo cibo e giacché ci siamo contro la  riforma della costituzione voluta da Renzi.

 

Ma contro queste panzer division, oh bella hawayana, ma ndo vai se la banana non ce l'hai?

 


CHE MERAVIGLIA

 

“Quel jour à Sciences Po à Paris!”: Lakdhar Brahimi riceve il dottorato honoris causa e firma il libro d'oro. Lo twitta il direttore dell'istituto, Enrico Letta. Congratulazioni.

 


DUE MASSIMI

 

Ti pare che D'Alema se ne stava buono e calmo, seduto sulla riva del fiume. Vede le difficoltà intorno a lui, fiuta il sangue e vuole affrettare i tempi. Quindi riceve, bisbiglia, smussa, unge, mette in contatto. Per le primarie di coalizione a Roma, sta sponsorizzando contro Roberto Giachetti (voto 8) la candidatura di Massimo Bray (voto 6 vix), sconosciuto ai più come ministro della cultura dell'effimero governo Letta. Pare abbia convinto quelli della Sinistra a farsi da parte.

 

Come già a Genova per Cofferati e cofferatiani il piacere non è vincere ma partecipare e contarsi: in altri termini  fottere gli amici dell'usurpatorean. Che D'Alema fosse pieno di sé lo si sapeva. Non però che fosse anche un gran rompicoglioni.

 

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