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Chiamare le cose con il loro nome

Non facciamo finta di aver studiato, non chiamiamolo Daesh. Voto zero ai cattivi sociologi che vogliono convincerci che i musulmani che vivono in occidente diventano terroristi perché poveri. Non mi piaccioni i Cinque stelle, ma a Livorno sto con loro. Voto 9 al malconcio Iglesias, e 10 e lode a Scalfari, uomo solo al ventaglio. Il pagellone di Lanfranco Pace alla settimana.

5 Dicembre 2015 alle 12:30

Chiamare le cose con il loro nome

Due donne musulmane pregano per le vittime della strage a San Bernardino, in California (LaPresse)

SEX BOMB

Chiamare le cose con il loro nome, è preliminare a tutto.  La guerra è guerra, l'Isis uno stato islamico. Non facciamo finta di aver studiato, non chiamiamolo Daesh, sembrerebbe che abbiamo paura di accostare un certo aggettivo al sostantivo, invece faremmo meglio ad invertirli e a parlare apertamente d'ora in poi di musulmani terroristi o magari combattenti perché questo sono e questo si considerano. In ogni caso diventa più chiara l'origine religiosa della minaccia. E la natura degli strumenti da usare per combatterla.

 

Voto 0 ai professori della domenica, agli storici dei crimini  inconfessabili del colonialismo, ai Vauro che non fanno ridere e alle Murgia indignate con fregola umanitaria. E zero spaccato ai cattivi sociologi. I giovani musulmani che vivono in occidente non diventano terroristi perché poveri, ghettizzati, non integrati e tenuti ai margini della ricchezza. La Francia ha speso fior di miliardi ogni anno per risistemare le banlieue, Saint Denis è più accogliente di larga parte dei quartieri di Roma intra moenia, il welfare ha girato al massimo, aiuti e susssidi sono piovuti a  pioggia e non da ora. Già negli anni 90, al Pré-Saint-Gervais nella immediata periferia est di Parigi, il sindaco, il senatore socialista, Marcel Débarge, rimase basito di fronte al senegalese che fra sussidio di disoccupazione, indennità di alloggio e assegni familiari riceveva circa trentamila franchi al mese, fra i sei e i sette milioni di lire, ma pretendeva dal comune che gli facesse portare a casa la prima colazione con la scusa che  le sue tre mogli dovevano occuparsi della numerosa prole. La storia dell'odio nato dal sangue della guerra di liberazione dell'Algeria è falsa, davvero non c'entra più nulla: i nuovi immigrati o i figli dei vecchi hanno avuto modo di vedere l'occidente dal volto umano, piegato dai sensi di colpa,  lo hanno usato e a volte ne hanno anche abusato. Poi di generazione in generazione è subentrato lo scollamento, il rifuto di un modo di vivere in cui la scomparsa del sacro ha prodotto individualismo esasperato, amoralità diffusa, volgarità : contro questa crisi di rigetto, il welfare non può nulla. Pagare non serve. Ci odiano. E con questo dobbiamo convivere.

 

Il premier ha voluto dare un'impronta particolare al ruolo dell'Italia nella crisi: per ogni euro investito nella sicurezza ne investiremo uno in educazione e cultura. La proposta è bella, tocca il cuore, forse servirà anche, su un lasso di tempo di cinquanta anni ma cinquanta anni di tempo non li ha nessuno, nemmeno Putin: nell'ottica dell'immediato la proposta italiana dunque “fait franchement chier”, lo dico in lingua visto che si è messo a parlare anche francese. Al presidente del consiglio dunque, voto 4.
 E 3 a quelli che vorrebbero mandare i nostri bombardieri in missione per la vanità di sedersi al tavolo dove si disegnerà il nuovo assetto della regione.  Altri aerei creerebbero ancora più confusione, già ora ci sono più bombardieri che obiettivi da colpire. I tagliagole si sono interrati, vivono e si spostano lungo una rete di cunicoli sotterranei, come i vietcong nella guerra del Vietnam. Per stanarli non servono le nostre sex bomb, ci vorranno uomini a terra, “topi” da lanciare nei tunnel della nuova guerra.


LIVORNO IL PORTO DELLE NEBBIE

Non mi piace il movimento Cinque Stelle, hanno facce che mai sembrano attraversate dal dubbio, mi esasperano perché pensano di essere superiori moralmente e perché recitano a comando banalità improbabili su come salvare il paese. La politica è questione di faccia e la loro non mi risulta. Mi piacciono ancora meno i milioni di citrulli che li hanno votati, la rabbia, l'incazzatura non possono giustificare la messa in orbita di una tale banda di balordi, come l'ha definita, con lapidaria e definitiva espressione, Silvio Berlusconi. Mi danno l'orticaria commentatori e conduttori che tenuti al margine dal potere renziano cercano rivincite prendendoli sul serio e addirittura accarezzandoli nel senso del pelo. Che si rassegnino: i Cinque Stelle non potranno mai governare, sono unfit e basta: se dovesse accadere, il popolo stesso scatenerà l'apocalisse quando capirà che il reddito di cittadinanza è una supercazzola e che sotto la trazzera non c'è niente.

 

Questo premesso, a Livorno sto con i Cinque Stelle. Malgrado abbiano già dimostrato di essere inadeguati, alcuni consiglieri del movimento entrati in dissidenza non hanno votato il bilancio, il sindaco Filippo Nogarin (voto 10 e lode)  sta mostrando coraggio leonino. Non vuole prendersi responsabilità che non sono sue e rifiuta di aumentare le tasse per tappare il buco da 42 milioni nei conti dell'Aamps, la municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti: contro l'andazzo scellerato del passato, ha optato per il concordato preventivo. Bravo. E bravo ad Enrico Zanetti ( voto 9)  sottosegretario all'economia nonché leader di ciò che resta di Scelta civica, che si discosta dalla maggioranza e lo difende, dice che a Nogarin andrebbe eretto un monumento.

 

Voto 5 all'Unità che parla di spazzatura a Cinque Stelle come se non fosse l'organo ufficiale di quelli che Livorno l'hanno mal governata per decenni. Voto 3 al Pd locale: refrattario ad ogni cambiamento, continua con le stesse pratiche che hanno prodotto nel tempo sprechi, corruzione, inefficienza,stagnazione, degrado.  Accade questo dove lo stesso partito comanda troppo a lungo, vedi Bologna. 


PABLO E' VIVO MA STA COSI' COSI'

Non sta molto bene il leader di Podemos Pablo Iglesias: qualche mese fa i sondaggi lo davano sicuro vincitore delle elezioni politiche di fine dicembre, ora è già precipitato al quarto posto. Noi come voto gli diamo comunque 9: continuando a farsi del male da solo ci risparmerà la somma noia di un ennesimo surrogato ad uso della sinistra italiana, già distintasi scioccamente per tziprismo e corbynismo. Pare che Iglesias sia amico di Luca Casarini e citi volentieri Mario Tronti e Toni Negri: ha la mia più profonda solidarietà, so che cosa significa.

 

[**Video_box_2**]Au passage mi permetto di dare un 5 al grande Aldo Cazzullo (voto 9, per l'insieme dell'opera sua) perché nel bellissimo ritratto di Iglesias sul Corriere della Sera di giovedì, ha inavvertitamente lasciato credere al lettore che Daenerys Targaryen madre dei draghi e la regina Khaleesi, liberatrice di schiavi, potessero essere due persone diverse. Gli appassionati del Trono avranno rettificato da soli.  


UN UOMO SOLO AL VENTAGLIO

Eugenio Scalfari (voto 10 e lode alla carriera e alla pensata) ha paragonato il quotidiano a un ventaglio, le cui piume possono essere serrate, un po' larghe o larghe del tutto: a decidere  il  movimento, ovvero il grado di apertura, è un uomo e uno solo: il direttore. Deve esserci però una vera contradictio in subjecto se ogni volta che un leader prova a guidare il paese democraticamente ma da solo, per dire un tempo Craxi oggi Renzi, lui si incazza di brutto.        

 

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