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Le prossime urne

La minoranza pd e la non scelta dei candidati. Cosa preoccupa Renzi nel dossier amministrative.

27 Agosto 2015 alle 11:09

Le prossime urne

Matteo Renzi vota per le elezioni europee del 2014 (foto LaPresse)

Aiuto, la primavera. Elezioni amministrative: ecco due parole che al Nazareno come a Palazzo Chigi è meglio non pronunciare. Il voto delle grandi città è infatti il vero incubo del Partito democratico, anche se il segretario, nonché premier Matteo Renzi ogni volta che può cerca di sdrammatizzare questo appuntamento. Con i collaboratori e i dirigenti più coinvolti nella gestione del partito, il presidente del Consiglio usa parole distaccate appena si affronta il tema. Ai meno “intimi” spiega che per quel che riguarda lui e la tenuta del suo governo il risultato elettorale delle amministrative non modificherà nulla. Con gli esponenti del Pd più vicini Renzi non si spinge a tanto ma cerca comunque di essere rassicurante: “Contano i candidati, appena li avremo vedrete che si procederà meglio”.

 

E i nomi? Peccato, però, che i candidati non ci siano ancora, non quelli veri comunque. Si vedono solo autocandidature che non incontrano il favore del premier. E’ quello, per esempio, che sta accadendo a Milano: Renzi ha ben spiegato che le primarie con gli attuali candidati (Fiano e Maiorino) non s’hanno da fare, perché chiunque sarà il vincitore non avrà poi nessuna chance di farcela.

 

Alleanze chi? Se Renzi pensa ai nomi senza trovare finora nessuna candidatura che lo convinca seriamente, i dirigenti del suo partito sono preoccupati invece per il tema delle alleanze. Il Pd a vocazione maggioritaria può funzionare a livello nazionale, ma a livello amministrativo no. Perciò, va bene fare la faccia feroce contro chiunque tenti di bloccare le riforme in Parlamento, ma localmente è bene tenere buoni rapporti con Sel e non solo con il nuovo Centrodestra.

 

Perché i cento teatri. Il premier, che appare meno sensibile al tema delle alleanze, ha però ben presente questo problema. Perciò sta meditando di scendere in campo direttamente lui. Non tanto per fare campagna elettorale specificatamente per le amministrative, giacché Renzi non vuole che gli venga attribuito  un eventuale risultato negativo, quanto per tenere alta l’attenzione sulle cose fatte dal suo governo. Di qui la decisione di fare il giro di cento teatri in altrettante città.

 

[**Video_box_2**]Rinfrescare, adesso. Ma tutto ciò basterà? Gli ultimi sondaggi direbbero di no. Le rilevazioni infatti non sembrano premiare il Partito democratico, mentre confermano un trend di crescita costante per il Movimento cinque stelle. Ed è questo un altro incubo dei vertici del Partito democratico: l’eventualità che i grillini conquistino uno dei municipi importanti di questa tornata elettorale. Per questa ragione Renzi ha deciso di “rinfrescare” la sua immagine un po’ appannata indossando di nuovo i panni del leader forte e vincente. E’ anche per questa ragione che il presidente del Consiglio non intende assolutamente perdere  la partita del Senato sulle riforme costituzionali. E’ vero che l’argomento non interessa gli italiani quanto la cancellazione delle tasse sulla prima casa, ma è altrettanto vero che un ripiegamento su quel terreno verrebbe visto come una prova di debolezza da parte di Renzi. E l’immagine di un premier costretto al compromesso al ribasso non attira gli elettori.

 

Fino a dove arriverà la minoranza Pd? Un altro problema riguarda il rapporto con la minoranza. La paura (vedremo quanto fondata) è che i bersaniani giochino per far perdere il Pd alle elezioni amministrative. Come evitare che questo avvenga? Il presidente del Consiglio sta cercando di conquistare lo zoccolo duro della minoranza, battendo palmo per palmo le regioni rosse. Ma basterà?

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