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Il Cav. e le lacrime napulitane

Piano con le lacrime napulitane. Il Cav. non sarà in una botte di ferro giudiziaria, ma l’ultimo carnevale giudiziario finirà presto, in autunno.

25 Giugno 2015 alle 16:01

Il Cav. e le lacrime napulitane

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Piano con le lacrime napulitane. Il Cav. non sarà in una botte di ferro giudiziaria, ma l’ultimo carnevale giudiziario finirà presto, in autunno. La procura partenopea gli sventola la richiesta di cinque anni in galera per la arcinota e presuntissima compravendita dei senatori all’epoca del traballante ultimo governo Prodi. E’ comprensibile che Silvio Berlusconi sbuffi di rabbia estenuata, rievochi la tempestosa sua vicenda di uomo politico espulso dal Senato, appena uscito dal tunnel di una rieducazione forzata e già di nuovo precipitato nel gorgo buio di un altro processo lunare. Ma la novità è che ci sono sbuffi più forti del suo. Sbuffi e sbadigli di chi – la totalità degli italiani, giornalisti compresi – lo ha visto assolvere in modo rotondo dalla madre di tutte le accuse, prostituzione minorile e concussione (processo Ruby), e adesso si ritrova sotto gli occhi questa coda livida, limacciosa e ineffettuale per giunta. Perché tutti sappiamo che, se pure il processo andrà a sentenza nel suo primo grado di giudizio, ed è tutto da vedere che ne uscirà una condanna, il circo napulitano è comunque destinato ad abbassare il sipario a ottobre o giù di lì: aprono le scuole, e va in prescrizione questa scabrosa parentesi. Le prefiche del moralismo protesteranno, e con loro i manettari d’ogni ordine e grado riuniti in società civile. Ma la “narrazione” deve aver stufato perfino loro, il Cav. percepito non è più un Caimano onnipotente, dai mille impicci e niente scrupoli. La centralità non l’ha perduta ed è anzi questo, dice lui, il movente di tanta acribia persecutoria esibita dai pubblici ministeri nei suoi confronti.

 

E tuttavia ha perso d’interesse l’equazione fondante dei teoremi palasharpisti, dei collitorti viola e dipietristi, dei firmatari d’appelli e dei compilatori seriali di domande inevase pubblicate sui giornaloni: Berlusconi=democrazia in pericolo. Pfui. La causa non sta soltanto nel meccanismo di sostituzione – roba legittima, ma anche da psicoanalisi – operato dai berlusconofobi con la figura di Matteo Renzi. C’è dell’altro. C’è che, comunque vada a Napoli, il viluppo giudiziario che ha soffocato la carriera berlusconiana si sta lasciando alle spalle una traccia d’indecidibile noia: lui non sarà immacolato ma pure gli altri, i giudici col loro corteggio plaudente e politico… Ma ormai chissenefrega, no?

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