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Italicum e dintorni

Il Corriere di Polito non riesce a superare il complesso del tiranno. Notti pericolose per chi teme il combinato disposto Italicum-riforma costituzionale. Dagli incubi, però, ci si può svegliare in diversi modi. Appunti per superare un surreale incubo culturale

8 Aprile 2015 alle 17:48

Italicum e dintorni

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (foto LaPresse)

Notti pericolose per chi teme il combinato disposto Italicum-riforma costituzionale. Dagli incubi, però, ci si può svegliare in diversi modi.

 

Il primo è che si perpetui l’attuale scenario uscito dalle europee: un gigante e tanti nani. Questo è un problema politico che attiene alla qualità dell’offerta e non si può chiedere a Renzi di organizzare anche il polo alternativo. In diverse elezioni democratiche vi è stato un vincitore scontato e più minoranze frammentate. Il fatto che il sistema abbia un premio con maggioranza assicurata e una soglia bassa non significa affatto che per l’elezione successiva una di quelle minoranze non diventi maggioranza. Il sistema non resta irrigidito nel Paese: basti pensare all’ascesa di Syriza.

 

Il secondo è il presidenzialismo senza equilibri: ma la forma parlamentare è qualificata solo dalla possibilità di sfiduciare il Governo, non esclude affatto che il rapporto di fiducia che si formalizza in Parlamento possa nascere prima, con una legittimazione diretta. Quando a luglio il Psoe farà le primarie per il Premier non ignora affatto che esso è eletto dalla Camera, ma che è legittimato prima dagli elettori. E pochi mesi fa, per rafforzare la componente parlamentare delle istituzioni europee, non abbiamo visto i candidati indicati alla Presidenza della Commissione? Quanto ai limiti al potere di governo essi stanno nella separazione verticale dei poteri (dall’Ue alle Regioni), nella Corte Costituzionale, nel Csm, nel Presidente della Repubblica, eletti con quorum che sfuggono alla maggioranza (il Presidente persino eccessivo). Non si possono trovare nella separazione tra legislativo ed esecutivo perché essa è tipica della forma presidenziale, non di quella parlamentare dove Governo e maggioranza sono fusi dal rapporto fiduciario.

 

Il terzo è il populista vincente al ballottaggio: argomento usato in Francia negli anni ’50 dove molti profetizzavano un ballottaggio tra il leader del partito più strutturato (il Pcf di Thorez) e il qualunquista Poujade, la cui forza era cresciuta nella critica all’impotenza del vecchio sistema e che si sarebbe dissolta.

 

Il quarto è il Senato degli assenteisti perché sarebbero al contempo consiglieri regionali. Ma uno Stato decentrato non può fare a meno di avere al centro i legislatori regionali perché c’è una zona di sovrapposizione ineliminabile tra Stato e Regioni. Il quinto è di produrre una nuova anomalia italiana: ma ci sono due Paesi con regole identiche, mutuate per clonazione? A ben vedere l’unica anomalia persistente è quello di una cultura politica ancora centrata sul complesso del tiranno. Da lì partono gli incubi.

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