piccola posta
Trump dorme in piedi e sogna la guerra “for ever”
Alla Casa Bianca promette conflitto permanente, poi si perde tra tende dorate e sale da ballo. E, durante la commemorazione dei caduti, lo svergognato sbeffeggiatore di "Sleepy Joe" fa un pisolino
“Qualcuno pensa che mi stancherò, ma io non mi stancherò mai” – ha assicurato. Ha anche avvertito, il giorno dopo, di essere pronto alla guerra “for ever”: la guerra perpetua, permanente. Un trotskista della guerra.
Ho guardato, nel nostro tardo pomeriggio di lunedì, la prolissa cerimonia di premiazioni e commemorazioni di militari condotta da Donald Trump. L’ho guardata con una sbigottita attenzione, emulando gli specialisti che ne studiano il disfacimento fisico e mentale. Il giorno dopo, gli specialisti hanno infatti pubblicato ingrandimenti dell’“arrossamento cutaneo sul lato destro del collo” e le relative diagnosi ipotetiche. Io non me n’ero accorto, ero preso dalla balordaggine della concione, il cui tema non poteva essere più solenne – il valor militare e i riconoscimenti alla memoria, con un discorso letto sul solito congegno di cui ignoro il nome – e che passò all’improvviso di palo in frasca, di caduti in guerra alle tende dorate della porta, descritte a lungo nella loro sontuosità, e com’è bello il colore dell’oro, e nel risparmio che avrebbero consentito, le tende, restando al loro posto, durante la costruzione della più bella sala da ballo della storia del mondo, che procede alacremente, benché Melania si lagni del rumore edilizi, che per le orecchie di lui Donald è invece musica, anticipo della beatitudine che lo aspetta fra un congruo numero di mesi, a lavori ultimati, e anche la porta, è una delle più belle porte del mondo, e forse terrà anche quella, e sarà tutto risparmio. Non può essere vero, mi dicevo, e dovevano dirsi anche gli astanti, le autorità, i famigliari dei caduti, i discendenti degli eroi della Seconda Guerra e delle successive... (Nello stesso giorno Melania, la riluttanza fatta persona, riluttante quando compare accanto al rieletto presidente, riluttante quando compariva fra lui ed Epstein, presiedeva e arringava una sessione speciale del Consiglio di Sicurezza dedicata ai bambini e alle guerre, avvenimento senza precedenti nella storia delle Nazioni Unite).
La cerimonia alla Casa Bianca durava così a lungo, e comprendeva anche gli interventi di altezze militari e governative, e mi si chiudevano gli occhi, quando una scena conclusiva mi ha risvegliato bruscamente: erano le inquadrature di commiato di Donald Trump in mezzo agli ospiti d’onore, e Donald Trump, così in piedi, chiudeva gli occhi ma lentamente, come un battito di ciglia al rallentatore, per riaprirli rifare una faccia e richiuderli di nuovo al rallentatore – dormiva in piedi. Quello svergognato sbeffeggiatore di Sleepy Joe. Nel bel mezzo della commemorazione e premiazione dei primi caduti della sua ottava guerra, subito dopo aver annunciato stentoreamente del nemico: “Li stiamo massacrando”, subito prima di ribadire: “Li stiamo annientando”.
Ormai ero sveglio del tutto. Ho pensato che un giorno avrei potuto dire: “Io c’ero!” Venga presto quel giorno.