Foto di Joe Dudeck su Unsplash

PICCOLA POSTA

Riflessioni su un albero caduto

Adriano Sofri

Un pino secolare crolla per colpa del terreno franoso e del vento, travolge una rete e invade il campo vicino. Un libro e una dedica

Pochi giorni fa nel mio giardino in pendio, il terreno franoso e intriso di pioggia, il vento, è crollato un pino secolare, enorme, ha travolto una rete e ha invaso il campo del mio vicino Antonio, pressoché mio coetaneo e scrupoloso coltivatore, desolato che i suoi eredi non intendano continuarne l’opera. E’ in pensiero per i suoi - pochi - peschi, gli ulivi, le viti. I mandorli che si sbrigano a fiorire. Il mio pino non ha fatto danni, è caduto sull’erba. Io avrei scommesso sul mio pino. Ce ne volevano due di me per abbracciarne il tronco. Sono venuti dei giovani giardinieri a segarlo e cipparlo - si dice così, ho imparato. Forse pianterò un altro albero, non un pino comunque, certo non un pino marittimo. Non sono tempi. Forse una betulla. Da ieri ho in mano i "Diari" di Thomas Mann, il primo volume, dal 1918 al 1921, curato da Elizabeth Galvan e introdotto da Luca Crescenzi, Mondadori. Così ci ho trascorso su la prima notte. Non abbastanza per dirne qualcosa di intelligente.

Trascrivo, per economia, il seguente passo del 19 giugno 1919: ”... sono andato nel parco, dove ho letto Balzac sull’erba”. Lo dedico a chi fosse in cerca di un bel titolo. “Balzac sull’erba”. Erano all’indomani della guerra mondiale, che si sarebbe chiamata Prima. Lui stava scrivendo La montagna magica. Noi siamo dentro, secondo qualcuno, la Terza guerra, o alla vigilia. (“La quarta si combatterà con le pietre e i bastoni”, Einstein). Guerra o non guerra, qualcuna, qualcuno, cura e pubblica il primo volume, XLIV più 732 pagine, dei Diari di Thomas Mann, cui ne seguiranno altri nove. Il tempo della guerra di Troia, a occhio e croce. Viva.

Di più su questi argomenti: