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Piccola Posta
Se le esperienze di successo in carcere finiscono per essere combattute
Il carcere padovano Due Palazzi dopo anni di attività rieducative, realizzate dal Terzo settore in collaborazione con l’istituzione, è passato da "Alta sicurezza" a "Media" e deve ora trasferire 23 detenuti. Uno di loro si è suicidato. C’era un’esperienza modello e una circolare la cancella
Ristretti Orizzonti è da moltissimi anni l’associazione di volontari, operatori e detenuti del carcere, specialmente del padovano Due Palazzi e del femminile della Giudecca. Cura un frequentato sito online, pubblica un’indispensabile rassegna quotidiana di tutto ciò che esce su carcere e giustizia, una rivista bimestrale, e tiene il censimento dei suicidi, “Morire di carcere”. Ha perseguito da molti anni il proposito di mettere in rapporto chi sta in carcere con chi vive fuori, soprattutto facendo incontrare e discutere i detenuti con i giovani delle scuole, e collaborando con l’università. L’altro giorno la rassegna di Ristretti Orizzonti dava una notizia per sé ordinaria, come quella di un incontro romano con i responsabili del ministero, la cui premessa, discretamente e quasi incidentalmente accennata com’era, lasciava agghiacciati. “ll Coordinamento Carcere Due Palazzi di Padova ha incontrato il 18 febbraio Stefano Carmine De Michele, capo del dipartimento Amministrazione penitenziaria, ed Ernesto Napolillo, direttore della Direzione detenuti e trattamento. L’appuntamento era stato chiesto a seguito del repentino trasferimento, dopo anni di attività rieducative, realizzate dal Terzo settore in stretta collaborazione con l’istituzione, delle 22 persone detenute di Alta Sicurezza e il conseguente drammatico suicidio di uno di loro, Pietro Marinaro”.
Ci sono luoghi in cui un tasso peculiare di rudezza, disattenzione, brutalità, sembra costitutivo e pressoché inevitabile, se non auspicato: luoghi per delinquenti, veri o sospetti, poveri, strani, stranieri, malati, e a volte tutte le qualità insieme. La Costituzione dice il contrario, ma poi c’è la vita – e la morte. La morte in carcere è davvero appesa a un filo – escogita dei fili impensati cui appendersi. Condizione fragile, da maneggiare con cura. C’è chi ci passa sopra – sopra, infatti – per cattiveria, la socia prediletta della cattività. Oppure, senza risultato migliore, per distrazione, o ignoranza.
Continua poi il comunicato di Ristretti: “Il Coordinamento ha posto il problema della progressiva trasformazione negli ultimi anni della Casa di Reclusione di Padova da istituto innovativo nell’ambito della rieducazione a istituto con detenuti con fine pena brevi e scarsa possibilità di investire risorse sul lungo periodo. Il Coordinamento ha documentato attraverso schede dettagliate i percorsi rieducativi di anni di attività di ogni singola persona dell’Alta sicurezza trasferita: molti, tra l’altro, usufruivano di permessi premio e avevano avviato percorsi di lavoro e impegno all’esterno. Il tema Alta sicurezza è stato affrontato a partire dai casi singoli, ma in modo strutturale: rispetto al numero esorbitante, in tutta Italia circa 9.800, di detenuti di Alta sicurezza ci si è confrontati su come sia importante andare a fondo della questione delle declassificazioni da detenuti Alta sicurezza a ‘detenuti comuni’, anche alla luce della relativa disattesa circolare del 2015. Da questo punto di vista è emersa l’ipotesi importante di attivare un tavolo di lavoro congiunto sul tema delle declassificazioni tra Dap e Terzo settore, con il coinvolgimento della Direzione distrettuale antimafia”. C’era cioè un’esperienza modello, riconosciuta come tale, e una circolare o qualcosa del genere la cancella. L’autorità, chi non ce l’ha, deve farla sentire. Le persone del Coordinamento sono più incoraggianti. Scrivono: “Al Coordinamento Carcere Due Palazzi, che raggruppa da oltre dieci anni le associazioni e cooperative del Terzo settore attive in istituto, sono stati dedicati tempo e attenzione e il confronto è stato ricco e intenso”.
Mi commuove la rassegnata premura, la chiamo così, con la quale si augurano un supplemento di attenzione per i loro compagni di cammino perduti. “Il confronto ha previsto la possibilità di segnalare eventuali richieste dei detenuti trasferiti di essere ubicati in sezioni AS – Alta Sicurezza – di istituti più conformi alle esigenze familiari al coinvolgimento sociale già realizzato. Quanto al rischio di un progressivo snaturamento della Casa di Reclusione di Padova, tema condiviso dalla Polizia Penitenziaria e dall’area educativa sulle cui spalle ricade il peso delle conseguenze sul campo degli attuali inarrestabili processi di ‘riempimento’ delle carceri italiane, vi è stato accordo sull’importanza di favorire l’accesso di persone con fine pena consistente, inseribili in attività rieducative di lungo periodo, che hanno reso la Casa di Reclusione un ‘modello di rieducazione’ a livello nazionale”.