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piccola posta
Se si può comprare la Groenlandia, figurarsi l'informazione pubblica
La crisi dei media e il futuro incerto di radio e giornali raccontano di un servizio pubblico sempre più fragile e a rischio, tra interessi privati e tagli al settore
Caro Andrea Billau, ogni volta che ti sento nominare torno a consultare google sulla differenza fra panteismo e panenteismo, per non sbagliare. Ti ascolto, più o meno puntualmente (in replica, per lo più) a proposito di cose africane e migranti e razzisti, e soprattutto, due volte al mese, quando introduci e cronometri Marilena Umuhoza Delli che dialoga con eccellenti persone di discendenza africana, una ininterrotta rivelazione di voci e pensieri entusiasmanti. Poco fa era Fred Kuwornu, ho di nuovo imparato parecchie cose. E tante altre su biografie, soprattutto femminili, di moda, cucina, cinema, letteratura, musica, medicina, poesia, imprenditoria, capelli lunghi neri, capelli afro, che altrimenti non mi capiterebbe di incontrare. Avevo appena letto della ennesima agonia di Radio Radicale, dimenticata - distrazioni - nei provvedimenti legislativi dai quali si era autorizzati ad aspettare il rinnovo di un accordo che dura da decenni. Dura da decennii, ma somiglia a quelle esecuzioni capitali che vengono sospese in extremis, lasciando pendente la sentenza. Nel 2019 il condannato venne accompagnato fin dentro l’apposito cubicolo e, sdraiato e anestetizzato, riportato fuori quando era più di là. La radio, si dice, non è più quella, ma anche nessuno di noi è più quello. Ti ricordavo, con altre e altri molto rimpianti. Ho appena guardato le tue fotografie in rete, ti sei fatto allungare e imbiancare un po’ la barba. Dunque è toccato a te parlare della situazione della radio a nome della redazione. E’ evidente che, quanto al servizio pubblico, niente sia cambiato: sedute parlamentari, interviste a parlamentari, registrazioni di processi, dibattiti ed eventi, tutto è come dev’essere. In Italia due quotidiani sui tre maggiori stanno per essere liquidati, venduti o svenduti, in camera caritatis, con superflui appelli al pubblico interesse: cosa da pazzi, a dirla com’è. Ma va così, si compra la Groenlandia, salvo invaderla, figurarsi un giornale di carta italiano e tanto meno piemontese. La radio, sventata una sua svendita ventilata (va così, suona bene), paventata e non so se effettivamente azzardata, dipende per intero dalla fedeltà di governo e parlamento a una convenzione interamente rispettata. Non c’è un padrone in rieducazione dai salesiani, né un lauto acquirente greco-saudita. C’è gente che si era accordata con una stretta di mano, e non deve far altro che rispettare l’impegno. Bene, auguri a voi e a me. Non vorrei restare fuori dalle mura della Fortezza Italia.