I fiori sul luogo dell'omicidio di Renee Nicole Good a Minneapolis (Foto di Stephen Maturen/Getty Images)
PICCOLA POSTA
Gli spari di Minneapolis uccidono anche la poesia
I tre colpi, a freddo e a distanza ravvicinata, di un piccolo sicario dell'Ice e le enormità dei grandi e grossi della terra si tengono stretti. Dopo Minneapolis resta la rabbia, ma anche il dovere di non perdere, se non la tenerezza, almeno la propria intelligenza
Tutte, tutti hanno già avuto il tempo e il desiderio di parlarne. Anch’io. A volte il diavolo ci mette la coda. A Minneapolis, Renee Nicole Good, una donna giovane, libera, dalla carnagione e la pelle chiara, dal temperamento poetico, una vicina di George Floyd, viene freddamente assassinata. Un caso maligno, che smaschera la malvagità scandalosa dell’autorità.
Non è un caso. Non è il diavolo. E’ un piccolo sicario armato dell’Immigration and Customs Enforcement, ha sparato tre colpi, a freddo, a distanza ravvicinata, è una ministra della Homeland Security, ha dichiarato che la giovane donna stava commettendo un atto di terrorismo interno, è un presidente degli Stati Uniti, ha commentato che la giovane donna, la poetessa, la vicina bianca del nero George Floyd, era molto turbolenta, opponeva resistenza, ha investito violentemente e brutalmente l’agente dell’Ice, che ha dovuto sparare per legittima difesa.
Non è un caso, né la coda del diavolo. Gli spari di un piccolo sicario e le enormità dei grandi e grossi della terra si tengono stretti. Un tempo, insieme prossimo e remoto, si pensò e si equivocò alla frase che sembrava mettere insieme spari e poesia, “Hay que endurecerse, pero sin perder la ternura jamás”, bisogna indurirsi, ma senza perdere la propria tenerezza. Si intendeva che indurirsi fosse un’ovvia necessità, e però il suggerimento poetico e imprevisto stesse in quell’attaccamento alla tenerezza: un impegno inesorabile per il nemico, una ribadita carezza ai propri. Non poteva venire se non da quell’America latina. Ora un bombardamento quotidiano spinge a soccombere a rabbia, odio, disprezzo, pianto e stridore di denti: non bisogna averne paura, non bisogna vergognarsene. Al contrario. Bisogna solo badare a non perdere mai la propria intelligenza. Tornerà buona.