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Ciò che è successo a Maduro potrebbe capitare a tutti. Anche a te
Lo spettacolo della potenza sta nel forzare gli spettatori a figurarsi nei panni dei titolari di qualche quota di potenza, per immaginare come debbano sentirsi e come possano reagire. L'avvertimento dietro le mosse di Trump: tutti devono capire che può succedere anche a loro
Sarebbe successo. A Caracas una cupola mafiosa ha liquidato una cosca locale che aveva alzato troppo la testa, e poi non l’aveva piegata abbastanza. La differenza fra il famoso monopolio della forza pubblica e la violenza concorrente della criminalità organizzata non ha fatto che assottigliarsi, finché la seconda si è tramutata in un pretesto del primo. Tutti devono capire che potrebbe succedere anche a loro, ha avvertito Trump, o Rubio per lui, non importa. Tutti, la cosca cubana, la presidenza colombiana, la prima ministra danese, il governo canadese, il grande ayatollah... Ci si chiede fin dove arrivi quel “tutti”, e dove si fermi: a Putin, a Xi Jinping? A Kim Jong Un, forse, se l’ultima distanza di rispetto sia legata alla disponibilità dell’armamento nucleare?
Una delle deformazioni indotte dallo spettacolo della potenza sta nel forzare gli spettatori a figurarsi nei panni dei titolari di qualche quota di potenza, per immaginare come debbano sentirsi e come possano reagire. “Tutti” però significa tutti, anche l’ultimo cittadino legale o clandestino della terra, che ha ricevuto un messaggio, e può restare nei propri panni e raccontarsi l’effetto che fa. “Tutti devono capire che potrebbe succedere anche a loro”. Finora, “tutti” avevano già capito che potrebbero essere travolti da catastrofi enormemente più grandi di loro, e disinteressate o distratte a loro: fini del mondo, atomica, climatica, pandemica, astrofisica... Ora però l’avvertimento si è straordinariamente avvicinato a loro, alla loro microscopica insignificanza: li ha inquadrati, ci ha inquadrati. La potenza, la prepotenza che si prende per onnipotenza, stolta e criminale, ha imperversato sempre ma ha sempre sbattuto contro l’errore, la tracotanza, la superbia. Putin scommette di prendersi l’Ucraina in un giro di giorni, “col gesso”, e sta ancora a Pokrovsk, e ha perduto la corazzata ammiraglia. Gli americani, intesi come gli statunitensi – adesso è più chiaro l’abuso di chiamare “America” gli Stati Uniti, la parte per il tutto, adesso che la parte preleva il tutto - ci hanno abituati, viziati, a vederli fallire. Aprile 1980, operazione Desert One, 4 elicotteri e un C 130 distrutti, 8 marines morti, senza nessun intervento nemico, solo la sabbia del deserto e, dirà Khomeini, la grandezza di Allah: gli ostaggi americani a Teheran saranno messi fuori solo nel gennaio del 1981. La Baia dei Porci, a Cuba se ne ride ancora. L’aeroporto di Kabul, in Afghanistan se ne piange ancora. Per tirare fuori Noriega da Panama, casa loro, avevano sudato sangue.
Chi progetta imprese schiaccianti dedica una gran cura ai nomi. “Eagle Claw”, artiglio dell’aquila, si chiamava la bancarotta iraniana del 1980. Absolute Resolve, Determinazione assoluta, questa venezuelana. Bisogna credere che i denominatori non mettano in conto un fallimento, se scelgono un aggettivo inesorabile come “assoluto”. Fallire, avrebbe aggiunto il ridicolo. Il punto è qui: che la cosa è andata davvero per filo e per segno. Che per acciuffare Maduro la superpotenza americana ha impiegato 150 apparecchi aerei, un drone Bestia di Kandahar, una portaerei Gerald R. Ford e altre undici navi, e 46 minuti secondi. Impressionante, schiacciante. Si direbbe che né Trump né i suoi abbiano pensato che qualcosa potesse andare storto – per usare un’espressione cara al ministro degli esteri italiano. A Trump era già successo una volta, con il generale Qassem Suleimani, 3 gennaio 2020: fatto secco all’aeroporto di Bagdad insieme al capo delle milizie popolari irachene Abu Mahdi al-Muhandis e altri otto della compagnia. Tombola. Deve averci preso gusto. E i 32 cubani della guardia del corpo di Maduro: un tocco magistrale. (Quanti mestieri, questi migranti cubani).
Tutti devono capire che può succedere anche a loro. Anche a te, anche a me. Di essere preso in meno di 46 secondi, a letto con la moglie, chi ce l’ha. Infallibilmente. Ma perché, dirà qualcuno, dovrebbero prendersela proprio con me, che nel grande gioco della potenza peso meno di un moscerino? Già: e perché no? Quando si farà notte, e spegnerai la luce, e ti verranno in mente quei favolosi visori notturni, povero cristo, e ti raccomanderai l’anima a Dio, ammesso che tu abbia ancora un altro Dio all’infuori, la cosa sarà giocata. Sognerai forse, il mare, le montagne, il Somaliland, la Groenlandia. Il nuovo ordine.