Foto: Bruno Aguirre

Piccola posta

Il tempo che salda i conti

Adriano Sofri

Secondo le stime aggiornate, l'aspettativa di vita dei maschi italiani è scesa sotto i 79 anni. Dopo aver rubato il futuro ai giovani, i vecchi di colpo stanno restituendo gli interessi

    Affascinato contemplo le statistiche. Sono avanti negli anni, non abbastanza da guadagnarmi un posto nella prima fila della vaccinazione ottuagenaria: per un pelo, un anno e mezzo. Intanto il presidente del Consiglio, presentando il suo governo e citando l’Istat, ha ricordato che “l’aspettativa di vita, a causa della pandemia, è diminuita: fino a 4-5 anni nelle zone di maggior contagio; un anno e mezzo-due in meno per tutta la popolazione italiana. Un calo simile non si registrava in Italia dai tempi delle due guerre mondiali”.

     

    Ora, alla vigilia del Covid la vita media in Italia era di 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine. La riduzione dovuta al Covid fino a oggi deve essere di almeno due anni per i maschi. Io, allora, che ho 78 anni e quasi 7 mesi, fra un mese, salve complicazioni, sarò irregolare. Starò vivendo un tempo fuori della media, come un ladruncolo dapprincipio, poi, se andassi avanti, con una refurtiva via via più ingombrante. Dopo aver rubato il futuro ai giovani – espressione fondata, forse discutibile per lo zelo di moralizzazione – i vecchi stanno frettolosamente restituendo una parte del maltolto, gli interessi, almeno. Una media nazionale di un anno e mezzo-due in un anno è roba forte.

     

    Nel Vangelo di ieri (Luca), Gesù parlava di Giona mandato ad avvertire Nìnive (proprio dove vuole andare il Papa fra pochi giorni) e della generazione. “Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. /…/ Nel giorno del giudizio, la regina del sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà /…/. Nel giorno del  giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno /…/”. Poi là arrivò il perdono. Il precedente è nel libro di Giona: “Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: “Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta”. I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Nìnive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere”.

     

    Di colpo è tornata in auge la generazione – ci avevamo messo una vita a liberarcene – e la versione punitiva della bella conversione ecologica. La transizione di sacco e di cenere.