Piccola Posta

Che tristezza la politica ridotta a una dinamica di riflessi condizionati

Quando prevalgono l'interesse di fazione e l'interesse personale

Adriano Sofri

Una pandemia si direbbe un dono del cielo, una provvidenziale necessità cui ancorare l’intenzione del governo. Al contrario, passato il momento ammutolito delle bare senza nome, lo condanna alle mezze misure e alla rinuncia a ogni prevenzione

Dunque: finché sono in vigore le magnanime ideologie, quelle che immaginano il mondo intero come un solo villaggio e il genere umano intero come un sol uomo, la politica offre esaltazione e abnegazione. Perfino con la democrazia, quando si tratti ancora di conquistarla e il suo pregio migliore, l’aurea mediocrità, non sia diventata ancora una infastidita abitudine. Finito questo, la politica, cioè l’arte del governo, ha bisogno di due condizioni, che sono le due facce di una stessa medaglia: una dose decente di interesse al bene comune, e una dose decente di disinteresse personale. Ambedue le condizioni sono vistosamente mancate nella politica corrente.

 

La coalizione di governo vigente e quella che l’ha preceduta hanno fornito un esempio singolare – di ingegnosità e stupidità combinate, a scanso di intelligenza – della casualità di una politica in cui prevalgono con naturalezza golosa l’interesse di fazione e l’interesse personale. E’ piuttosto sconcertante che si continui a guardare alla promozione estemporanea di “estranei” e “passanti” ad autorità pubbliche ingenti, compresa la guida del governo, come a imprevisti e fortunosi accidenti, quando rappresentano da tempo la norma, e fanno invece, dei politici di scuola politica, dei superstiti di secondo piano.

 

Si fece l’errore di scambiare Bettino Craxi, un campione della politica politica, per l’intruso della Gente nova e dei sùbiti guadagni. La vera invasione di campo, che aveva avuto molti assaggi precedenti, si è attuata chirurgicamente con il ruolo della magistratura delle Mani Pulite, parallelo a quello della Lega di Bossi e il dio Po, poi con l’avvento di Berlusconi, che di Tangentopoli non fu perciò un rovesciamento ma un perfezionamento. Perfezionato ulteriormente dai 5 stelle, anche loro in una sostanziale continuità, mascherata dal fragore di slogan fisionomie e baggianate. Fu Grillo, se no sarebbe stato un altro (onore al merito, del resto, o disonore al demerito, come preferite).

 

Perfino la ripresa affannosa di credito da parte di partiti e personalità meno slegate da una tradizione politica avviene piuttosto grazie alla distanza da quelle tradizioni. La politica cui assistiamo, ancora increduli nonostante tutto, non può governare, per definizione. Non tiene la barra, non ha alle spalle un’idea del mondo (può votare i decreti di sicurezza di Salvini e poco dopo la correzione timorata dei decreti di sicurezza di Salvini, chiamare le navi delle ong taxi del mare e non chiamarle più sperando comunque che affondino) o se ne ha un ricordo vago ci passa sopra, essendo e soprattutto ritenendosi ostaggio della Gente nova e dei sùbiti guadagni.

 

Una pandemia si direbbe un dono del cielo, una provvidenziale necessità cui ancorare l’intenzione del governo. Al contrario, passato il momento ammutolito delle bare senza nome, lo condanna alle mezze misure e alla rinuncia a ogni prevenzione. La politica, a questo punto, è solo una dinamica di riflessi condizionati, un gioco stupido di quelli che si chiamano infantili, da chi non ricorda la serietà dei bambini. Se il governo azzarda un mezzo movimento in direzione della severità, l’opposizione reagisce con un movimento e mezzo verso la leggerezza, e viceversa.

 

Ciascuno di questi falsi movimenti trascina fazioni di esperti, virologi contro virologi – solo di rado fedeli a loro volta a una posizione, come l’avventurato Zangrillo – filosofi contro filosofi, quote di popolazione tastata dai sondaggi contro altre quote, mutevoli da un’ora all’altra. Deplorano, oppositori, che si sia consentito alla giovinezza (compresa l’attempata) di ballare la sua estate, che si fugge tuttavia. I deploratori oppositori non sono stati formiche mentre gli altri cicaleggiavano, ma non importa.

 

Il governo, ammesso che fosse consapevole del conto che l’autunno avrebbe presentato (non era difficile) non avrebbe potuto prevenirlo senza esporsi a un’insurrezione di ballerini e sondaggisti. In generale, questa politica non può prevenire niente, nemmeno il crollo sanguinoso di un ponte sull’autostrada, perché la prevenzione è pressoché invisibile, è in perdita, costa e non rende. Ora, tutti si attengono al gioco dei riflessi condizionati. A quanti ricoverati nelle terapie intensive si potrà far corrispondere quanti centimetri di distanza nelle palestre: gli oppositori per esigere, i governanti per imporre. Gli oppositori hanno un vantaggio, naturalmente: l’irresponsabilità totale. I governanti, in cambio, hanno il governo. E poi c’è il Mes. E’ tutto uno scherzo.

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