Piccola Posta

Morelli e quei privilegi perduti

Adriano Sofri

I vantaggi di cui un tempo godevano i giudici costituzionali, auto e autista per esempio, oggi non esistono più. Ma forse c'è chi ancora non lo sa

La nomina del nuovo presidente della Corte costituzionale, Mario Rosario Morelli, è stata accompagnata ieri da cronache esaurienti, cui aveva contribuito lo stesso presidente in un incontro con la stampa piuttosto conversevole. Dalle cronache tuttavia non si è capito – almeno, io non ho capito – su che cosa vertesse il dissenso che ha assegnato a Morelli una maggioranza di 9 voti, contro i 5 andati al vicepresidente Giancarlo Coraggio e uno a Giuliano Amato. Ha prevalso il criterio dell’anzianità nel servizio alla Corte (Coraggio, nato nel 1940, è invece anagraficamente più anziano di età di Morelli, del 1941). Ma la differenza era così esigua – la carica di Morelli scadrà a dicembre e allora gli potrà succedere Coraggio, il quale resterà in carica fino al gennaio del 2022 – che forse in ballo c’era altro.

 

C’è un luogo comune, confermato ieri con l’automatismo che contraddistingue il popolo dei commentatori, secondo cui i giudici costituzionali di solito nominano il candidato vicino al congedo così da assicurargli l’aumento di emolumenti e altri privilegi, auto e autista eccetera, spettanti a chi lascia da presidente. Così quei commenti erano ieri in sintonia con lo spirito rincagnato della coltivata maggioranza dei tagliatori di parlamentari di cui all’imminente referendum. I giornali avrebbero fatto bene a riportare l’informazione pur riferita dall’Ansa (l’ho trovata solo sul Messaggero): “In passato non sono mancate polemiche per i ‘benefici’ di cui godevano i presidenti uscenti anche dopo un brevissimo mandato. Ma oggi non hanno più ragion d’essere: non è più prevista l’auto di servizio con autista, e l’indennità aggiuntiva riconosciuta agli ex presidenti scatta solo se si è stati per almeno 10 mesi alla guida della Consulta nello stesso anno solare”.

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