Il presidente della Svp, Arno Kompatscher

Il paradosso della Svp che sceglie la Lega

Adriano Sofri

La questione del governo provinciale dell’Alto Adige-Südtirol sembra esotica a chi è del sud. Ma dice qualcosa di interessante 

Immagino che la questione del governo provinciale dell’Alto Adige-Südtirol sembri esotica o noiosa a noi italiani del sud. Però sbagliamo. La Svp ha votato per l’accordo con la Lega, che ha 4 eletti, scartando l’eventualità di un accordo con i tre Verdi e il Pd, che ha un consigliere. (Ci sono poi, congelati, i 6 consiglieri eletti nel “Team” di Paul Köllensperger, fuoruscito dai 5 stelle e vero vincitore delle elezioni di ottobre, che piace poco alla Svp perché le ha preso molti voti e ambisce a essere “la nuova Volkspartei”). Triste decisione, che rompe con una tradizione di 25 anni di alleanza col centrosinistra e proprio nel momento in cui nella Lega straripano le passioni scioviniste e prepotenti.

  

Alla conclusione dell’accordo mancano ancora, dicono gli esperti, dei passaggi, forse solo schermaglie reciproche a uso interno. Il presidente Svp, Arno Kompatscher, ha formulato un “preambolo” in tre punti, convivenza con le minoranze e contro ogni discriminazione, rispetto dell’autonomia speciale e fedeltà all’Unione europea e all’euro. La Svp si è pronunciata contro il decreto sicurezza (“Porterà ad avere ancora più richiedenti asilo costretti a vivere per strada”) e in favore dello Sprar, di cui rivendica i buoni risultati. Kompatscher e i suoi – fra i quali non mancano voci autorevoli risolutamente ostili alla nuova alleanza – usano un tono singolarmente drastico: “La Lega deve dirci che condivide quel testo riga per riga, perché non ne cambieremo una sola parola”. Tono che sembra emulare, o prevenire, quelli salviniani, anche se da questa parte non si arriva a combinazioni barocche come “non arretreremo di un millimetro” e “ce ne freghiamo dei decimali”. I leghisti fanno mostra di indignarsi per il preambolo, ma hanno ora una bocca così grande e spalancata da ingoiare di tutto.

  

La ragione per cui dico che la questione non è locale né esotica riguarda il paradosso dell’accordo fra un partito dell’autonomismo e della minoranza tedesca e un partito della demagogia sovranista e del Primaglitaliani – poi le donne e i bambini. E’ la flagrante contraddizione che tanti sottolineano a proposito del connubio fra la Lega di Salvini e i nazionalismi di Visegrád o di Vienna, convinti che sia destinato a mostrare presto la corda, perché non si possono alleare partiti e governi decisi a farsi ciascuno i fatti propri e i propri muri. Se Svp e Lega rifinissero il loro accordo a Bolzano, sarebbe dimostrato che si può. Che la mera sopravvivenza al potere prevale sulle differenze di idee e ideali – ammesso che ne siano avanzati. Anche quando un’alternativa c’è e si fonda proprio sull’attaccamento a quelle bazzecole: convivenza, autonomismo, europeismo, amore per il pianeta e i suoi boschi.

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