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Non c’è candidato migliore di Lilli Gruber per battere i nazionalismi illiberali

Buone ragioni per far guidare alla giornalista lo schieramento europeista

30 Ottobre 2018 alle 06:00

Non c’è candidato migliore di Lilli Gruber per battere i nazionalismi illiberali

Foto LaPresse

Ho ascoltato e visto Lilli Gruber da Fabio Fazio. Penso che non ci siano candidati migliori di lei a guidare un vasto schieramento europeista e democratico alle elezioni europee. Mi pare che un’alternativa ai nazionalismi illiberali e demagogici non possa venire che da una ispirazione europea, tanto più in Italia, dove i partiti un tempo popolari hanno toccato il fondo della mortificazione. E che l’impegno a sollecitare e costruire quell’alternativa debba raccogliere donne e uomini d’Europa amanti della libertà e della giustizia e disinteressati a qualsiasi propria partecipazione al potere politico e dunque a qualsiasi candidatura: paghi della propria arte, del proprio mestiere, della propria professione, e in pensiero per il destino comune, per chi sia spogliato di arte e professione e mestiere, per la minaccia alle libertà, alla salute del pianeta, alla pace, all’intelligenza delle generazioni a venire. I partiti al lumicino si pelino pure le loro gatte.

 

Il Pd ha già un elenco nutrito (nutriente?) di candidati alla segreteria – maschi tutti, strana dimostrazione che la differenza fra uomini e donne è ormai superata, come è, pare, superata quella tra fascismo e antifascismo, destra e sinistra eccetera. Altri sono pentiti del proprio quasi niente per cento e si chiederanno che cosa farne, altri del proprio quasi niente per cento sono entusiasti e fanno a meno di chiederselo, altri fanno piani per mirare a un nuovo ennesimo quasi niente per cento. Se si miri responsabilmente a raccogliere i voti e le speranze dei cittadini fiduciosi in un’Europa dei diritti e dei doveri, della solidarietà sociale e della libertà civile, c’è bisogno di una convergenza la più larga e aperta. Si può auspicare l’avvento di “facce nuove” nella parte democratica: erano già venute, del resto. Ma i pochi mesi che mancano alla consultazione europea non bastano a improvvisare nuove classi dirigenti e nuovi leader. Alle elezioni si va per scegliere fra due orientamenti di fondo opposti – mai come oggi. Già alle elezioni politiche nazionali anziani e provati professionisti della politica di sinistra avevano ritenuto di presentarsi con un nuovo nome e uno strampalato casting, dopo aver compiuto una scissione alla vigilia: come se, alla loro età e con la loro esperienza, potessero aver dimenticato il 1921, e contato su una transumanza gregaria.

 

C’è un disastro oggi che può volgersi in un piccolo vantaggio: il disfacimento spinto dell’Europa istituzionale. Nessuno può proporsi una mera “resistenza” all’assalto cosiddetto sovranista e populista: c’è la liquidazione dell’Europa, e il suo infeudamento a potenze insofferenti dell’idea stessa di democrazia, o la costruzione di un’altra Europa, orgogliosa della propria democrazia. Ascoltavo l’appello che Gruber pronunciava con veemenza in coda al dialogo con Fazio, quasi scusandosene – o fingendo gentilmente di scusarsene – e mi dicevo che una della sua autorevolezza sapeva che uno spettatore ragionevole avrebbe avuto quel pensiero: perché non lei? Io l’ho avuto, appunto, e non sono suo amico, e non ho il minimo desiderio di essere invitato al suo programma. Non ho nemmeno il diritto di voto e mi guardo dal riaverlo: sono personalmente disinteressato, appunto, dunque non devo sistemarmi e sono angosciato dai tempi che corrono.

 

Perché lei? Parecchie buone ragioni. Conosce il mondo e le sue lingue. L’Europa, di cui è stata buona parlamentare. L’altra sponda del Mediterraneo e il medio oriente, in cui è stata inviata ed efficace scrittrice. Ha una vastissima esperienza di figurine pubbliche, che per anni ha convocato alla sua tavola tenendo più o meno a bada la propria competenza mediamente molto superiore alla loro. Ha una tenacia ammirevole, come poche altre personalità pubbliche, Emma Bonino per esempio, cui nuoce il suo stesso pregio, di trovarsi coerentemente dalla stessa parte da un’intera vita. Ha avuto, se non sbaglio, un’attenzione scrupolosa alla propria moralità quanto al denaro pubblico – in altri campi nessuno può mettere il naso. Ha per tutte queste ragioni una popolarità vasta e non demagogica. Da candidata europea nel 2004 fece il pieno dei voti in ambedue le circoscrizioni in cui si era presentata. Se ne dimise nel 2008 per nostalgia del giornalismo, la sua vocazione. Forse è il momento di fare la strada inversa. Ho appena trovato, andando qua e là su Google, una sua intervista a Franco Recanatesi della Repubblica al tempo del governo Monti. Diceva di Monti: “Fa quel che può nella stretta dei partiti, che da parte loro stanno conducendo un gioco molto rischioso. Non hanno capito che non c’è più tempo, che, come dicono in Germania, ‘Es ist fünf vor zwölf’, mancano cinque minuti a mezzanotte…”. Ecco, l’arringa di Gruber in coda al dialogo con Fazio sembrava avvertire: E’ mezzanotte.

 

Mi piacerebbe sentire le obiezioni. E’ antipatica? Può darsi, chi non lo è. Troppo settentrionale e raffinata per ascoltare e farsi ascoltare dalle famose genti del sud? Siete troppo pessimisti sulla gente del sud e su Gruber. Ha gestito il suo prestigioso programma in modo da favorire di fatto l’inconcepibile governo leghista-grillino? Penso anch’io di sì, in parte: è gran tempo di rimediare. Forse non ne ha alcuna voglia? E’ possibile, probabile, riguarda lei. Avete una candidata, o un candidato, “unitario”, migliore, più capace e più efficace?

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Commenti all'articolo

  • miozzif

    30 Ottobre 2018 - 07:07

    Ma è necessario un "candidato unitario"? Non so bene come funzioni il sistema europeo ma essendo improntato al proporzionale, e al di là delle simpatie e antipatie personali, non sarebbe meglio una Lista Cucchi, una Lista del sindaco di Riace, una Lista Gruber e, perché no, una Lista Pd?

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