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Pagella

Tra le grandi passioni italiche, la pagella – darla, però, non subirla

11 Febbraio 2015 alle 16:20

PAGELLA (s. f.). Tra le grandi passioni italiche, la pagella – darla, però, non subirla. Siccome ognuno le ha avute in vita, con successivo dramma di sganassoni e urla e cena saltata, a ognuno piace restituirle. La componente sadica che ci sonnecchia dentro stimola il gusto nello scrutare quel tre o quel quattro che in televisione, alla radio, sui giornali, per ogni quotidiana occasione – politica, canzonettistica, sportiva – viene fuori. I compilatori di pagelle devono avere una “corda pazza” interiore situata dalle parti della “maestrina dalla frusta rossa”, del resto con grande e meritato successo mediatico, ché giustamente alla gente interessa di più conoscere la valutazione su Totti o su Pupo, piuttosto che il approfondire “Zur Kritik der funktionalistischen Vernunft” del professor Habermas o l’ultimo saggio del suo collega Brunetta. Presenza costante nello spirito italiano – d’estate i voti alle spiagge, sul web quelli agli alberghi, per tutti i mesi del campionato che dio manda in terra ai calciatori, nei talk show appositi pensosi siparietti sono riservati alle pagelle del governo – con l’avvento di Sanremo la costante si muta in sagra. Pattuglioni di intrepidi cronisti impegnati – a volte con ironico garbo, a volte con l’ausilio di vanga e zappa – a stendere paginate di pagelle: sempre mostrando identico stupore che Al Bano e Romina non si siano nei decenni mutati in Simon & Garfunkel (“forse l’unica soluzione per eliminarli è il paletto di frassino, come per il vampiri”, ma dai!) o che una tale Lara Fabian abbia deluso (“ce n’era bisogno?”, come il pane!) o notazioni sulla dentatura di Malika (“quando apre la bocca per cantare le si perdona tutto”). Ogni tre o quattro, ogni sberleffo, è comunque una piccola soddisfazione – che un frustino rosso hanno nascosto anche gli schizzinosi che deplorano. Perché a tutti noi, nonostante l’apparecchio ai denti, quella stronza di matematica non ci perdonava proprio niente. Mai. Mai. Tre, a posto!

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