Quel che non si merita Roberto Donadoni

Maurizio Crippa

Lui che lo accostano sempre al Milan, soprattutto quando il Milan ha le gomme più sgonfie di Forza Italia

Non se lo merita no, non se lo merita proprio. Uno come Roberto Donadoni. L’uomo senza sorriso e di scarse parole di Cisano Bergamasco, uno dei tecnici migliori d’Italia ma troppo spigoloso, oppure ombroso, per le grandi panchine – e da quella della Nazionale fu cacciato per questo, vittima sacrificale della Nazione Cialtrona. Non se lo merita no, di dover dire, dell’arbitro che invero era “scarso” (lo urlava già otto il diluvio del Dall’Ara al Quarto uomo): “Certi errori sono talmente madornali che io faccio fatica a capire. Credo nella buona fede di tutti, ma ci sono dei limiti”.

 

Non se lo merita, ma certe volte anche un allenatore che non fa mai sconti a se stesso né ai suoi ragazzi come Roberto Donadoni, che guida un Bologna che non è messo male, che non gioca male, è costretto a buttarla in tribuna. Se ne prendi sette in casa, e in dieci, dal Napoli, si può dare la colpa all’arbitro, ma solo relativamente.

 

Ma non se lo merita no, Roberto Donadoni, nemmeno di prenderne sette dal Napoli. Lui che solo qualche giorno prima aveva elogiato il suo Bologna e voleva “continuare a crescere e dare continuità al nostro cammino”. Lui che lo accostano sempre al Milan, soprattutto quando il Milan ha le gomme più sgonfie di Forza Italia. Lui che al Cav. non è mai stato simpatico, proprio perché non è capace di farsi “concavo e convesso”. Ma hai visto mai? Se dopo gli arbitri, si imparasse a parlare male anche dei giudici…

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"