Al cinema c'è Stronger. Ecco perché andarlo a vedere

Tutto quello che c'è da sapere sul film di David Gordon Green, con Jake Gyllenhaal, Tatiana Maslany, Miranda Richardson

6 Luglio 2018 alle 15:40

Potremmo dire, per spingervi al cinema, che “Stronger” ritrae un inferno di famiglia: malissimo assortiti, litigano tutto il tempo; sembrano ricompattarsi davanti alla grande tragedia, la rissa ricomincia appena assorbito il colpo, tempo qualche mese. Inferno da accoppiare a “Tonya” di Craig Gillespie, storia della pattinatrice accusata di aver azzoppato la rivale (se non lo avete visto, riacchiappatelo, nel deserto estivo è tornato fuori). Potremmo dirlo, ma sarebbe una falsa pista, anche se la famiglia decisa a trarre il massimo profitto dalla disgrazia – agli occhi loro appare un’occasione fornita dal destino per uscire dalla miseria – da sola vale il biglietto.

 

“Stronger” racconta la storia vera di Jeff Bauman che per riconquistare la fidanzata podista si piazzò al traguardo della maratona di Boston, anno 2013. Questo era il piano, si misero di mezzo gli attentatori. A Jeff Bauman furono amputate le due gambe: era così vicino all’ordigno che diede informazioni all’Fbi per la cattura dell’uomo con lo zainetto. E divenne un eroe nazionale. Materia delicata, all’origine c’è l’autobiografia del giovanotto, servita a David Gordon Green – e al suo sceneggiatore John Pollono – per un film che evita gli scivoloni e le trappole del ritratto edificante. Quindi vi risparmierà le lacrime facili (sofferenza ben ripagata, ottimismo e gran forza di volontà) e vi farà piangere tutte quelle davvero strazianti.

   

Chi ha detto che a 27 anni uno vuol fare l’eroe e diventare un esempio per gli altri che soffrono? Magari vuole solo dimenticare. Sapevate quanto male fanno all’inizio le gambe artificiali? Non c’era attore più adatto di Jake Gyllenhaal, qui bravo come in “Nightcrawler-Lo sciacallo” di Dan Gilroy: si era capito che il giovanotto aveva un gran futuro quando a 21 anni girò lo sconnesso ma fascinoso “Donnie Darko” di Richard Kelly. In “Stronger” lavora in un supermercato, non lo considerano un commesso modello. Ha una fidanzata, ma lei lo considera poco affidabile. Gli unici soddisfatti di lui sono i Red Socks, la squadra del cuore: come tifoso è inappuntabile. Bravissima anche Miranda Richardson, mamma ubriacona.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi