Sono tornato

di Luca Miniero, con Massimo Popolizio, Frank Matano, Stefania Rocca, Gioele Dix

3 Febbraio 2018 alle 12:06

Per essere un film comico, è abbastanza deprimente. Almeno nella seconda parte, quando le gag da strana coppia spariscono, Benito Mussolini conquista il suo show televisivo, e vanta un notevole seguito di italiani “quando c’era lui” (i treni arrivavano in orario, l’Italia era rispettata, avevamo le terre al sole). Non sono tutti nostalgici, ad alcuni l’età neppure lo consente. Sono convinti che i problemi dell’Italia di oggi siano identici a quelli di allora, e che solo l’uomo forte possa risolverli. Pronti a farsi un selfie, a tentare un saluto romano, a commuoversi per un cagnolino morto più che per le leggi razziali. Tecnicamente, Luca Miniero ha girato il remake di “Lui è tornato”, film che David Wnendt aveva tratto dal bestseller di Timur Vermes con lo stesso titolo. Uscì da Bompiani, copertina banca con ciuffo hitleriano ben riconoscibile, più pop della pelata di Benito Mussolini (basta vedere quante volte hanno ri-doppiato l’isterico dittatore Bruno Ganz nella scena del bunker tratta da “La caduta” di Oliver Hirschbiegel). Il romanzo inventava situazioni e gag, il film ricorreva alla candid camera: l’attore vestito e imparruccato da Hitler girava in mezzo alla gente, la telecamera spiava le reazioni. Come Sacha Baron Cohen che messo su da Borat il kazako tirava fuori il peggio dagli interlocutori, e però non c’era dubbio sul peggio del peggio. Anche Luca Miniero va di candid camera – “la razza italiana deve essere pura come la chianina” – ma il suo redivivo Benito Mussolini resta un simpaticone (Alessandra Mussolini fa sapere di essersi “divertita e emozionata”). I seguaci hanno il vizio di spararle un po’ grosse, ma niente più. Non bastasse, l’intemerata del duce contro gli smartphone e l’epidemia dei cuochi in tv è da ceto medio riflessivo. La strana coppia funziona solo all’inizio, quando il dittatore (Massimo Popolizio) si sveglia tra bambini di colore integratissimi, e l’aspirante regista-artista Canaletti (Frank Matano, bravo nei tempi comici) lo segue in giro per l’Italia che non si scandalizza più di nulla. E neanche sghignazza o fa un pernacchio, ahimè davanti alla cara salma che ha trovato un passaggio per tornare dall’aldilà.

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