intervista

Elogio della femminilità scomoda, la “Magica favola” di Arisa a Sanremo

Raffaele Rossi

La cantante lucana torna in gara all'Ariston con un brano “tra Disney e l'operetta del primo Novecento”. Nuovo album in primavera e due date nei teatri di Roma e Milano. “L'amore mi ha portato via energie preziose, ora curo la mia interiorità”

“Mi sono vista dentro per capire chi ero veramente, concedendomi un periodo di solitudine e a 43 anni credo di essere ancora in cammino. Vorrei trovare il coraggio di esplorare me stessa a fondo e tirare fuori tutto quello che sono per lasciare nel mondo un segno di me autentico”. Arisa si racconta così al Foglio, in vista del suo ritorno in gara a Sanremo con “Magica favola”, a cinque anni da “Potevi fare di più”, firmata da Gigi D'Alessio. Oggi l'artista, nata a Genova ma cresciuta a Pignola, nel potentino, non è più la ragazza stralunata che nel 2009 sedusse l'Ariston con l'ironia candida di “Sincerità”. È una donna consapevole, passata attraverso momenti di gloria come la vittoria tra i big con “Controvento” nel 2014 e le tempeste mediatiche dei talent. Dalla schiettezza come giudice di X Factor alla determinazione come coach di Amici e The Voice, fino al successo a Ballando con le Stelle. Anche se, come dice lei stessa, “la felicità è la consapevolezza di non poter avere tutto”. Questa metamorfosi esistenziale le ha insegnato che l'amore romantico può rivelarsi, a volte, un ladro di tempo: “Ho capito di essermi concentrata troppo sui sentimenti di coppia, una ricerca che mi ha portato via energie preziose”. Scritta con lo storico collaboratore Giuseppe Anastasi (già firma del successo “La notte”), Galeffi e i Mamakass, “Magica favola” è una composizione definita dall'artista “per certi versi Disney ma costruita su una melodia risalente all'operetta del primo Novecento”. Un paradosso tipico della sua estetica, utilizzare forme antiche per veicolare l'urgenza di “riappropriarsi di ciò che ci rendeva felici da piccoli e ci faceva battere il cuore. Bisogna continuare la vita curando l'interiorità e quella parte bambina che necessita di integrarsi con la nostra metà adulta”. Quel fanciullino pascoliano da non abbandonare mai. Oggi il suo amore si è fatto “universale, diviso tra famiglia e amici. Da quando sto da sola mi vedo più bella e tranquilla. Serve la persona giusta, non una qualunque”.

Il nuovo percorso musicale di Arisa si consoliderà ulteriormente in “Foto mosse”, il nuovo album atteso in primavera. Il titolo è una dichiarazione d'intenti: i sentimenti non sono ritratti statici bensì soggetti ai momenti e ai punti di vista. Per la prima volta, la voce di “Meraviglioso amore mio” e “Malamorenò” si scopre autrice a tutto tondo, superando il timore di non essere all'altezza della penna. “Racconto la mia femminilità scomoda e il legame salvifico con la mia terra, con estrema onestà. Nel disco ci saranno brani in cui non mi ritroverete, e di questo ne sono felice”.

Nella serata delle cover, Arisa sarà accompagnata dal Coro del Teatro Regio di Parma per interpretare “Quello che le donne non dicono” di Fiorella Mannoia. E a chi critica il finale ritenuto maschilista del brano del 1987 (“ti diremo ancora un altro sì”), l'artista dice di non voler accettare compromessi ideologici: “Le donne sono possibiliste, dire no significa chiudersi al futuro. Non possiamo vivere con la presunzione che tutti gli uomini siano sbagliati. Siamo umani e le donne non perdono la loro accezione materna. Io canto un altro sì alla vita intera”. È la visione di una femminilità né vincitrice né vinta, ma capace di un'ostinata fiducia. “Se tieni duro e non ti arrendi al rifiuto, le cose possono ristabilirsi. Io sono ansiosa, vorrei tutto e subito ma ho imparato a lavorare sodo senza dare nulla per scontato”.

Questa nuova consapevolezza prenderà forma con “Arisa – Live Première”, due show speciali che la riporteranno in una dimensione intima: sarà il 22 maggio al Teatro Brancaccio di Roma e il 29 al Teatro Lirico di Milano. In questi concerti la cantante cercherà un codice di comunicazione diretto, un “faro sul nuovo senza tralasciare i successi che mi hanno resa importante nel cuore delle persone”. Sogna, infine, di esportare la sua musica all'estero, per conoscere posti e linguaggi nuovi, e per questo, ammette, “vorrei tanto andare all'Eurovision”. In fondo, la magica favola di Arisa risiede proprio nell'aver ritrovato la bambina delle tradizioni lucane per darle, finalmente, una voce adulta e autentica.