Fenomenologia del bonus. LDA e AKA 7even, Napoli in coppia per conquistare Sanremo

Raffaele Rossi

I due cantautori della scuola di Amici tornano al Festival, stavolta insieme, con “Poesie clandestine” e raccontano un “amore viscerale”. Esce il 6 marzo l'album. “Nella serata delle cover portiamo 'Andamento Lento' con Tullio De Piscopo, che a 80 anni fa mangiare la polvere a tanti”

“Siamo disposti a tutto per il FantaSanremo, non deluderemo chi ci ha scelto. Ci stiamo allenando a dovere”. Con la sfrontatezza di chi sa che il pop, oggi, passa anche per il rito degli schieramenti e dei bonus, LDA (Luca D'Alessio) e AKA 7even (Luca Marzano) raccontano al Foglio il loro sbarco in coppia al Festival con Poesie Clandestine, brano apripista del loro disco omonimo in uscita il 6 marzo. “Stiamo cercando di mangiare bene, ci siamo allenati con un vocal coach. Sembra tutto in un regolare disordine, ci preoccupa un po' ma è la nostra dimensione”. Il loro sodalizio artistico non è una mossa di marketing ma il prodotto di una convivenza romana nata qualche tempo dopo l'esperienza ad Amici. “L'idea di mandare il brano al Festival è nata in modo naturale. Eravamo a casa, finiti i rispettivi tour estivi, e abbiamo chiesto al nostro producer Noya di portare il computer”. Doveva essere “solo una session per ridere e scherzare”, dicono, ma poi “abbiamo sentito subito un'aria seria. È nata così Poesie Clandestine. Parla di un amore carnale, viscerale. Poi abbiamo lavorato al disco in appena sedici giorni”. Un'accelerazione verticale dettata non solo dall'urgenza di un evento così grande in arrivo ma anche da un entusiasmo reciproco. “Nel disco raccontiamo come percepiamo l'amore. Le canzoni hanno tante sfaccettature sonore, dal cantautorato al latin, fino al pop”.

 

Per la serata delle cover, la scelta è caduta su Tullio De Piscopo, batterista partenopeo e pilastro della musica che quest'anno compie 80 anni. “Cantiamo Andamento Lento con lui. È una leggenda vivente, ce lo invidiano ovunque. A quell'età fa mangiare la polvere a tanti musicisti più giovani, ha un'energia incredibile. Siamo orgogliosi di portarlo con noi. Quando racconta il suo passato, restiamo estasiati ad ascoltarlo per ore, da lui abbiamo tanto da imparare”.

 

Nonostante l'amicizia, le storie personali dei due giovani cantautori sono diverse. Luca D'Alessio, nato a Roma nel 2003 ma cresciuto a Napoli, figlio d'arte, è “venuto su in un contesto fortunato, per questo mi metto in gioco ogni giorno”. E rivela: “Mio padre, Gigi, mi ha detto di non dare mai per scontato il successo e di essere sempre me stesso”. Dopo un album, un EP e una partecipazione al Festival nel 2023 con “Se poi domani”, oggi la sua idea rimane quella di fare musica “personale e che resista nel tempo. Dello streaming non mi interessa, preferisco vendere i biglietti”. Classe 2000, Luca Marzano, nato a Vico Equense nel napoletano, porta invece un vissuto più mistico. “Sono stato in coma una settimana quando avevo sette anni per un'encefalite fulminante. Da qui il mio nome d'arte AKA 7even”. Finalista della ventesima edizione di Amici, nel 2021 pubblica il suo album d'esordio omonimo e l'anno dopo è in gara a Sanremo con Perfetta così. Nel 2025 l'ultimo lavoro, l'EP Non x soldi. Mentre stanno “organizzando un'estate piena di concerti insieme e un autunno nei club”, i due avvertono il peso di rappresentare la “nuova” Campania. “Come disse Geolier, io quando parlo italiano, mi sforzo. Penso direttamente in napoletano”, spiega D'Alessio. “Presi un taxi a Milano – racconta poi Marzano – ero appena uscito dall'esperienza del talent. Dopo una telefonata, il tassista mi chiese se fossi di Napoli. Poi non mi rivolse più la parola, mi fece pagare e non mi salutò nemmeno”. Ora, invece, “i tassisti mi dicono quanto sia bello essere del Sud perché ci vengono in vacanza, non c'è più pregiudizio”. E sulla ricca quota partenopea che quest'anno sarà all'Ariston, da Luchè a Samurai Jay fino ai The Kolors, dice: “Sal Da Vinci è un po' un nostro zio, siamo tutti amici”. Una solidarietà che si fa ancora più viva davanti al rogo del teatro Sannazaro: “Vogliamo dare un aiuto, ci piacerebbe organizzare un concerto benefico”.

Restano così, sospesi tra il rigore della disciplina e la voglia di spaccare tutto, consapevoli di come la loro “clandestinità poetica” sia ormai diventata un affare pubblico. Due ragazzi pronti a prendersi l'Ariston non solo con una canzone ma con il rumore bellissimo di una Napoli che ha smesso di sforzarsi di piacere e non ha più bisogno di chiedere permesso.