l'intervista

Altro che nostalgia: Orietta Berti 2.0 tra swing, Sanremo e intelligenza artificiale

Raffaele Rossi

Abbraccia le nuove tecnologie e rifiuta i passatismi: l'Usignolo di Cavriago è la prova che il pop italiano può invecchiare senza diventare vecchio. “Ne ho fatte di tutti i colori e mi sono sempre divertita a sperimentare". L'Ariston resta un “richiamo irresistibile” anche nel 2026: il possibile ritorno

“Mi piace molto lavorare con l'intelligenza artificiale. Mi hanno inviato dei provini con la mia voce, era così perfetta che all'inizio mi sono persino spaventata e mi sono chiesta quando mai avessi registrato quelle canzoni”. Con un entusiasmo tecnologico spiazzante, Orietta Berti racconta al Foglio la sua nuova vita tra algoritmi e spartiti. In un mondo culturale incline alla diffidenza e al sospetto verso le novità, l'usignolo di Cavriago accoglie la rivoluzione digitale con la curiosità di una debuttante. Non teme certo di essere sostituita, vuole solo giocare con i nuovi strumenti del mestiere. Per lei, infatti, l'intelligenza artificiale è un assistente di studio ideale: “Non devo inventare un'interpretazione, devo soltanto migliorare quella che mi ha indicato l'autore, adattandola alle mie corde vocali”.

I software aiutano ma senza saper cantare non si va da nessuna parte. In un mercato musicale che corre velocissimo, la cantante di Finchè la barca va e Tu sei quello applica una filosofia di disciplina tanto semplice quanto efficace. E ai giovani cantanti pronti a bruciare le tappe dispensa consigli da veterana, spiegando come la voce sia un muscolo che, se ben allenato, “non invecchia mai”. Quando si affronta un concerto, avverte, “non bisogna iniziare subito con i pezzi difficili o la voce si spezza”, bisogna invece “scaldarla e ammorbidirla gradualmente”. In un misto di pragmatismo emiliano e amore per il mestiere, la cantante consiglia anche di “non bere troppo prima di salire sul palco per evitare che l'eccesso di saliva rovini il ritmo”.

È proprio questa solidità tecnica a permetterle di osare senza mai perdere l'equilibrio. Una spinta verso il futuro che trova la sua sintesi perfetta nell'ultimo singolo Chi ama chiama, che Danti, produttore e scrittore del brano, definisce “atipico” per la voce di Berti. “Mi piace cantare in questa maniera, sperimentare queste sonorità su di me perché ogni canzone deve essere diversa dall'altra. Insomma, mi piace complicarmi la vita”, ammette. Il brano poggia su uno “swing sotto cassa” fatto di frasi troncate e improvvisi allargamenti metrici, una sfida tecnica che l'intelligenza artificiale ha aiutato a impostare ma che solo la sua “voce morbida” ha potuto plasmare davvero. È un'evoluzione continua: da Mille con Fedez e Achille Lauro a Luna piena, da Una Vespa in due con Fiorello fino a Cabaret con Fabio Rovazzi e i Fuckyourclique. Non ultimo questo swing contemporaneo che lei sente ancora più innovativo degli altri.

I sessant'anni di carriera di Orietta Berti non sono un museo da celebrare ma un cantiere aperto in cui gli umarèlls di ogni età osservano stupiti i lavori in corso. In preparazione c'è un disco celebrativo, composto da nuovo materiale e collaborazioni, sarà “un regalo che faccio a tutti i miei ammiratori”, soprattutto quelli più giovani. Nulla dal passato, rivela, quella è “roba vecchia e stravecchia”.

Il rifiuto della nostalgia è il motore che l'ha spinta a travalicare i confini della discografia per reinventarsi icona pop e televisiva. Da Celebrity MasterChef Italia, dove è arrivata seconda improvvisando tortelli e cappelletti della tradizione emiliana, alle avventure spagnole vissute senza copione di Quelle brave ragazze, insieme a Mara Maionchi e Sandra Milo. “Ne ho fatte di tutti i colori e mi sono sempre divertita a sperimentare”, rivela.

Ma il gusto della scoperta, per la cantante, non esclude mai l'adrenalina della sfida, anche in vista di una prossima partecipazione a Sanremo. Negli ultimi anni, Orietta Berti è stata una habitué del festival. Come concorrente, l’ultima partecipazione è quella del 2021, poi  è stata ospite fissa l’anno successivo. Nel 2024 ha accompagnato i La Sad in una performance punk inaspettata. “La gara è sempre una specie di richiamo irresistibile, ti dà l'energia giusta. La mia mente e il mio cuore sono sempre molto giovani perché lavoro con i ragazzi e questo mi dà forza”. Finché la voce regge, confessa, “io devo emozionare le persone che mi ascoltano”.