L'ultima uscita della presentazione di IM/man Issey Miyake (foto courtesy)

il foglio della moda

Una poltrona per tre. Qualche riflessione sul significato della moda

Gianluca Cantaro 

Ecco il design team di ingegneri che lavora sul progetto Im Product sviluppato da Issey Miyake fra gli anni Sessanta e i Novanta e sul successo mondiale di A-Poc (A piece of cloth), un semplice quadrato di stoffa che si trasforma in abito

Il titolo della collezione autunno-inverno 2026 di Im Men è "Formless Form" (in italiano "Forma senza forma") e racchiude un eccezionale ragionamento semantico che descrive in due parole gli abiti della prossima stagione e in generale la filosofia del brand. La linea maschile, che è l'evoluzione ideale di Im Product, sviluppato da Issey Miyake tra gli anni Settanta e i Novanta, esiste dal 2021 e prende slancio da "A Piece Of Cloth" (A-Poc), altro progetto della maison nipponica, che trasforma un semplice quadrato di stoffa in abiti. Ha debuttato in passerella un anno fa ed è disegnata da un design team composto da Sen Kawahara, Yuki Itakura, entrambi con formazione ingegneristica declinata sul design, e Nobutaka Kobayashi, specialista di tessuti. In prima battuta, il concetto di forma-senza-forma potrebbe rimandare alla silhouette, tratto distintivo di Miyake, ma in realtà riguarda l'abbigliamento formale. Si tratta di un processo meta-linguistico che proveremo a spiegare in breve: il pensiero giapponese ha aggiunto nel tempo un nuovo livello al processo creativo adattando i kanji, gli ideogrammi, all’alfabeto occidentale. Considerando che, nella lingua giapponese, un segno può avere diversi significati e letture, questo processo mette in atto la stessa regola, applicandola al tema della parola: così "form" passa da quattro lettere a un unico significante che, in base al suffisso, può voler dire form-a ma anche form-ale. E questa è l'ispirazione della collezione presentata nei giorni scorsi a Parigi. "Volevamo creare un nuovo modo di rappresentare l’abbigliamento, sebbene non in modo letterale", spiega Kawahara. "Partiamo sempre dall’idea che sottende a A-Poc per dare vita a qualcosa che una volta indossato nel quotidiano, faccia venire spontaneamente voglia di camminare più dritti, di darsi un tono, come si fa con un completo classico. “Formless Form” viene da qui, per relazionarci e interpretare il rapporto tra la parola “forma” e il formalwear. Volevamo anche esprimere un concetto giapponese che chiamiamo chanto suru, che è difficile da tradurre", prosegue. "Potremmo intenderlo come il fare le cose nel modo giusto, concentrandosi completamente sul compito e dando il massimo nel momento in cui si esegue. Non esiste un'espressione diretta, ma ha a che fare con qualcosa di corretto, di dritto, di rigoroso. Volevamo che questa sensazione fosse presente negli abiti, come se fosse cucita all’interno della collezione".

 

 


I tre creativi lavorano insieme a un progetto che tramite calcolo, chimica e ingegneria, distilla poesia e sogno e in un sistema guidato dagli ego: la loro coralità dimostra che oggi, da soli si va poco lontano. "Quando lavoro come textile designer all’interno del team, mi capita spesso di provare un senso di sorpresa o di meraviglia", racconta Kobayashi. "Sono consapevole del fatto che non potrei mai raggiungere certi risultati se agissi singolarmente. Credo fermamente nell’importanza di lavorare con altre persone, come i miei colleghi, gli artigiani esterni all’azienda e con chiunque possa contribuire con la propria energia. Mi colpisce la passione e la forza di ogni individuo e come questi elementi si uniscano, me compreso, per generare idee nuove, creative e uniche. Ti faccio un esempio: il tessuto clay, presente nella collezione, richiede un processo estremamente complesso e meticoloso; infatti, ci sono voluti due anni per finirlo". È un capolavoro di artigianato e tecnologia: la stoffa è sviluppata con un procedimento che combina una struttura piatta e una simile alla maglia a coste contenente una speciale colla che si contrae quando è sottoposta al calore e crea silhouette inaspettate e scultoree, che non sarebbero realizzabili in 2D. Allo stesso tempo, l'elasticità gli consente di adattarsi delicatamente al corpo, offrendo facilità di movimento e comfort. Così il formale si reinventa tra passato, presente e futuro con un bilanciamento perfetto. Ma la tradizione rimane sempre il punto di partenza. 

 

 


Se da un lato introducono tessuti innovativi, dall'altro danno nuova vita a quelli più antichi come il kasuri (tecnica giapponese, simile all'ikat, di filatura e tintura a riserva, in cui i fili vengono colorati prima della tessitura per creare motivi leggermente sfocati e irregolari) o le lane cimosate tipiche per la sartoria classica e prodotte interamente nella regione di Bishu, vicino a Nagoya, nota per l'abilità secolare di produzione e trattamento del filato. "Per me l'heritage è estremamente importante", spiega Kobayashi. "Come azienda e come eredità diretta di Miyake-san c’è sempre stata una grande attenzione per un modo giapponese di fare le cose secondo consuetudine. Ne sono consapevole, lo apprezzo profondamente e ne vado fiero". "Detto questo", aggiunge Itakura, "penso continuamente a che tipo di innovazioni potremo utilizzare e a cosa potrei o dovrei fare come parte del team di design. Partiamo da A-Poc e da qui cerchiamo di sviluppare nuove tecniche e idee. Riflettiamo sul rapporto tra il tessuto piatto e la complessità della figura umana, in particolare quella maschile, perché per noi è estremamente significativo". Nel 2026 tecnologia vuol dire intelligenza artificiale e tutte le sue implicazioni, così chiedo loro come si relazionano con il software. "Certo, in futuro sarebbe utile se potesse occuparsi di alcune parti del mio lavoro. Ma al momento trovo difficile affidarle la maggior parte di ciò che faccio. È qualcosa a cui potrò pensare più avanti", spiega Kobayashi, Kawahara, invece, è più possibilista. "Sono costantemente e consapevolmente concentrato sulla sua presenza e su come eventualmente usarla, in più oggi è impossibile evitarla o ignorarla. Così per me è un po’ come avere una macchina fotografica: dato che c'è, allora la usi per qualcosa. L'integrazione degli ultimi ritrovati nei metodi più tradizionali è una progressione naturale, ma in generale non è ancora centrale nel nostro processo creativo e soprattutto non sento sia obbligatorio forzare la mano per inserirla".

 

 

 

Come dar loro torto, la frenesia contemporanea rende tutto in continuo mutamento senza permetterci di comprendere, invece è meglio rallentare, osservare e assimilare e poter poi usare con criterio ciò che è nuovo e poter tornare a sorprenderci. Ma loro ci riescono ancora? "Ti racconto qualcosa di personale che riguarda soprattutto la formazione", racconta Itakura. "Ho due figli piccoli e sono attivamente coinvolto nella loro educazione. Rifletto spesso su quanto crescano in modo diverso rispetto a quando ero bambino io: allora non c’erano tanti dispositivi tecnologici con cui giocare o da cui imparare, oggi i miei figli sono costantemente circondati da iPad e altri apparecchi tecnologici e possono apprendere moltissimo grazie a questi strumenti. Inoltre, sono anche colpito dall’alto livello e dalla creatività dei programmi televisivi didattici in Giappone, qualcosa che non esisteva quando ero piccolo. Ogni giorno mi sorprende il modo in cui vengono educati attraverso questi nuovi metodi. Ci rifletto anche in relazione a come insegno alla nuova generazione di designer all’interno dell'azienda e cerco di farlo come faceva Miyake-san. Ovviamente gli strumenti e i metodi sono diversi, ma sono molto curioso di capire come posso istruire i giovani a modo mio, ma seguendo i suoi insegnamenti". Nelle sue parole si legge come la passione sia un motore che riesce a rendere eccezionale ogni cosa. Kobayashi la riassume con il racconto spontaneo di un fatto che gli è accaduto il giorno prima. "Non riguarda il fare o il creare in sé, ma ieri ho avuto un momento insieme di sorpresa e di realizzazione. Una delle persone che coordina la collezione stava lavorando senza sosta, dalla mattina presto fino a sera inoltrata perché cercava la perfezione nello styling. Sono rimasto positivamente impressionato dalla sua devozione e forza. Ho percepito chiaramente questa energia e per me è stato insieme straordinario e stimolante". 

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