il debutto di de sarno

Gucci, una collezione ancora, grazie

La sfilata più attesa di stagione ha presentato esattamente la moda portabile e lussuosa che ci si aspettava. Non sono più gli anni dei grandi exploit, il mercato chiede certezze. Forse

Fabiana Giacomotti

Tenendo il pay off di sfilata e della campagna mondiale di guerrilla marketing che ha tappezzato i muri delle città dell’avverbio “ancora” che poi, sulle note eterne di Mina, si è rivelato come un’esortazione, vorremmo dire a quel gentilissimo, serissimo e bravissimo professionista della moda che è Sabato De Sarno, che aspettiamo ancora. Aspettiamo innanzitutto il responso del mercato alla sua direzione creativa di Gucci, oltre a quello di noi critici di molte battaglie e di infinite memorie, che fagocitiamo collezioni con la stessa velocità e ingordigia che riserviamo al finger food di cui nutriamo le nostre settimane di sfilate, talvolta senza nemmeno capire che cosa abbiamo afferrato prima di metterlo in bocca, stupiti perfino che ci piaccia. Ma aspettiamo soprattutto di vederlo acquisire sicurezza, sperando che sappia scrollarsi di dosso la pressione mostruosa alla quale, senza alcun dubbio, è stato sottoposto in questi primi mesi e di cui sono testimoni i molti cambi di ordini (tessuti, pellami, minuterie) arrivati ai fornitori da luglio in poi. De Sarno ha provato e sperimentato molto, prima di giungere alla collezione presentata poche ore fa nell’hub di viale Mecenate, location di ripiego adottata solo quando è stato certo che la pioggia battente avrebbe impedito di mantenere come passerella le vie di Brera (il percorso si sarebbe dovuto snodare dal cortile della Pinacoteca a via Fiori Chiari fino a piazzetta Formentini) scelti ampiamente per tempo e allestiti fino a ieri pomeriggio.

 

Ieri sera, i residenti hanno ricevuto attraverso le rispettive amministrazioni una gentile mail che avvertiva del nuovo cambio di programma, con molte scuse per il disturbo arrecato nei due giorni precedenti e un sentito ringraziamento per la collaborazione e la disponibilità dimostrati. Un gesto gentile, non così usuale in un quartiere affollato di baretti per lo spritz e lanzichenecchi a vario titolo, ma tutti convinti di trovarsi in un luna park e non in una zona abitata. La collezione ha dunque sfilato nell’immensa sala buia, gli occhi di bue che seguivano le modelle enfatizzando ogni gesto, ogni piega, ogni movimento. Elegante, portabile, con molte sicurezze nelle borse e molta quietudine e moltissime belle giacche di pelle vissuta e portate, ça va sans dire, sui pantaloncini cortissimi, la collezione Gucci estate 2024 è quanto aveva chiesto François Henri Pinault e quanto, in fondo, tutti ci aspettavamo.

 

Otto anni dopo quel fatidico gennaio in cui Alessandro Michele rivoluzionò la moda con una collezione imbastita in quindici giorni che era più styling che sartoria, ma che lasciò tutti a bocca aperta e soprattutto i suoi detrattori, il mondo è cambiato. Chi compra borse da tre o quattromila euro cerca solidità e certezze, chi investe fino a dieci, quindicimila euro in un abito da sera di pret-à-porter intende indossarlo più di una volta senza rendersi immediatamente riconoscibile. Ma al tempo stesso vuole e cerca iconicità, pezzi e capi identificativi, che possano avere un valore anche in futuro, perfino sul mercato secondario.  E vuole “riconoscersi” in un pensiero, in un modo di essere e di vivere.

 

Nelle sue note di sfilata, De Sarno ha elaborato dunque e giustamente il suo pensiero di community, mantra delle strategie di comunicazione di questi anni (“è una storia a carte scoperte, orgogliosa, manifesta, anche se potrebbe sembrarlo non è proibita a nessuno …è una storia di persone splendide, tutte diverse tra di loro”), ma è chiaro che questa community debba ancora trovare un vero argomento di coesione. Non sono più i tempi dei grandi exploit: li impediscono la moda multinazionale e quotata, mentre un pubblico mondiale eterogeneo culturalmente, moralmente, unito solo dalla disponibilità economica, richiede approcci cauti. I rodaggi creativi si sono fatti dunque molto più lunghi rispetto a un tempo: basti pensare che la prima collezione veramente riuscita di Marco De Vincenzo da Etro è stata presentata due giorni fa, dopo quasi due anni alla guida del marchio, mentre quella dell’ex braccio destro di Tom Ford, Peter Hawkings, da questa stagione alla guida del brand fondato dal più sexy e cool dei direttori creativi che si siano succeduti alla guida di Gucci, rileggeva esattamente il mondo sensuale amato dal suo boss già vent’anni fa.

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