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La nuova estetica dell'uomo Ferragamo

Linee sobrie e colori tenui per la nuova collezione che ha sfilato al Nettuno dell'Ammannati, tra centinaia di curiosi 

12 Giugno 2019 alle 13:54

Spazio contro restauro, prestigio per prestigio. Nella moda funziona adesso così, anche grazie al benedetto Art Bonus e che nessuno ce lo tocchi. Dunque, centinaia di curiosi assiepati lunedì sera all'imbrunire attorno al recinto mobile, durato poche ore, e al Nettuno dell'Ammannati, il "biancone" restaurato. Sfila la linea Ferragamo uomo con la direzione creativa di Paul Andrew, ormai alla guida di tutto, e in passerella arriva un uomo "capace di amare e soffrire", vestito nei colori più tenui dell'arcobaleno e con linee sobrie. Nella sua ricerca di una nuova estetica per l'uomo Ferragamo, di codici che non dimentichino la lezione di Salvatore negli accessori (la suola rainbow è sempre fonte di ispirazione, insieme con i pellami più pregiati anche nei tabi di morbido cervo, usati come scarpe sopra a sandali-zori) e la grande abilità artigianale nel trattamento delle pelli, degli intrecci e della costruzione dei pantaloni, Andrew inserisce gli ormai indispensabili tessuti tecnici, ed elimina qualunque riferimento al logo. "Per me non è lusso". Scelte controcorrente ma coerenti.

Fabiana Giacomotti

Fabiana Giacomotti

Milanese, ha vissuto un po' qui un po' là, parecchio a Londra. Era partita con l'idea che la letteratura francese sarebbe stata la sua vita, tanto da mantenersi agli studi come annunciatrice tv per non darla vinta al padre che voleva in casa almeno un altro medico e lei era l'ultima speranza. Ancora adesso non ha capito come sia diventata giornalista di economia e poi di costume e moda. Fra gli Anni Ottanta e i primi Novanta ha lavorato per Espansione, il Giornale, ItaliaOggi, quindi è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, per il primo decennio Duemila in successione vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion. Ama alla follia la carta stampata e collabora a Il Foglio dal 2007. Nel frattempo ha progettato ("direzioni mai più grazie") un paio di altre riviste, collabora con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ha scritto libri, guide popolari tradotte all'estero, saggi ponderosi ma anche no (l'ultimo, "La moda è un mestiere da duri. Gli anni Duemila del lusso italiano visti dietro le quinte", Rizzoli, raccoglie una selezione di articoli scritti per l'inserto del Foglio del sabato con un nuovo saggio introduttivo). Ha curato mostre di moda e costume per istituzioni varie e "tutte interessanti" come i Musei Civici di Venezia, la Rai, Palazzo Morando a Milano. Dal 2005 è tornata in università come docente del corso di Scienze della Moda e del Costume alla Sapienza di Roma dove, come poteva farselo mancare, ha progettato una testata online e un sistema informativo dedicato agli studenti. Ha una figlia trentenne, Federica, account pubblicitario, di cui va tremendamente orgogliosa e che si ostina a chiamare "bellapopina", facendola imbufalire.

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Commenti all'articolo

  • verypeoplista

    verypeoplista

    14 Giugno 2019 - 09:09

    La camicia indossata dal n° 8 : "..finalmente a casa.." ; la n°10 "pane e olio di gomito"; la n° 12 "mamma ho perso l'aereo".

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