Trump incontra gli sceriffi di tutto il paese alla Casa Bianca (foto LaPresse)

Sfatare i miti di una generazione grazie a Trump

Mattia Ferraresi

Il crepuscolo degli idoli che ha confuso chi credeva di sapere tutto dell’America e del mondo

New York. Donald Trump rappresenta, fra le molte altre cose, la distruzione di tutti i miti, un crepuscolo degli idoli che ha confuso chi credeva di sapere tutto dell’America e del mondo e invece non aveva afferrato la sostanza. Credevamo di conoscere le inclinazioni e i desideri dell’elettorato, che gli algoritmi avrebbero previsto gli assetti politici, che la globalizzazione fosse un fatto indiscutibile, che la storia andasse inevitabilmente in una certa direzione. E invece. Per uno strano effetto domino, la potenza distruttrice del trumpismo ha invaso tutti gli ambiti e tutti i miti, introducendo un principio di scetticismo sconosciuto in quest’èra di neo-neopositivismo digitalizzato.

 

L’inizio dell’epoca di Trump è segnata dalla perdita di tutte le certezze, e le certezze che più amavamo sbandierare erano quelle sui millennial, la generazione cardine di qualunque fenomeno e tendenza. Un’intervista in cui Simon Sinek, l’autore di un libro che qualche anno fa ha avuto una qualche fortuna, “Start with why”, ripercorre tutte le caratteristiche che abbiamo affibbiato a questa sventurata generazione (narcisismo, egoismo, pigrizia, suscettibilità, bamboccionismo, arroganza) ha offerto a un altro autore, Richie Norton, l’occasione per sfatare i miti dei millennial. Innanzitutto, c’è l’etichetta della “me generation”, come se l’introflessione fosse un’esclusiva dei millennial. La ragazza che sulla famosa copertina del Time a sfondo menta si specchia nel suo selfie ripete “me me me”, ma per la verità erano i baby boomer i titolari originali del soprannome.

 

Tutti quelli che sono venuti dopo sono stati chiamati a un certo punto la “me generation”. Viene il sospetto che “me generation” sia un sinonimo di “giovani”. Quando i vecchi guardano le generazioni emergenti vedono sempre un vacuo narcisismo soddisfatto da opporre al proprio disinteressato senso di responsabilità. Al netto delle modificate circostanze, i millennial sono incredibilmente simili per condizioni economiche e abitudini di acquisto ai loro padri, sono più soddisfatti del loro lavoro rispetto a quelli della generazione X, non hanno bisogno della protezione dei genitori fino a tarda età per affrontare il mondo, non sono particolarmente pigri e si lamentano nella media. Norton distrugge questi miti per tabulas e senza appello, nell’attesa che anche lo sfatatore di miti venga a sua volta ridotto a mito.

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  • Mattia Ferraresi
  • Nato nella terra di Virgilio e cresciuto in quella di Tassoni, ora vive nel quartiere di Tony Manero. E’ il corrispondente dagli Stati Uniti. Ama, con il necessario distacco penitenziale, il Lambrusco e l’Inter. Ha scritto alcuni libri su cose americane e non, l’ultimo è “La Febbre di Trump” (Marsilio). Sposato con Monica, ha due figli, Giacomo e Agostino.