Trafitto da meridiani e paralleli

Elogio della longitudine, la scoperta che ha cambiato l’arte della navigazione e che ci permette di sapere qual è il nostro posto in un mondo sempre più complesso. Solo Beppe Grillo crede che non serva.

17 Marzo 2018 alle 10:13

Trafitto da meridiani e paralleli

Dettaglio di una delle carte fantastiche di Qiu Zhijie

La Silkroad 03 è una nave portarinfuse di 33054 tonnellate di stazza lorda, lunga 189.99 metri e larga 32.96 battente bandiera di Hong Kong. Costruita nel 2016, è uno degli oltre 50.000 mercantili che trasportano il 90% delle merci del commercio globale. La Silkroad 03, in particolare, ripercorre le nuove vie della seta marittime attraverso le quali il nuovo impero cinese si estende su tutta l’Eurasia, da nord a sud, e, soprattutto da est a ovest. 

Come vedremo, per il guru dei Cinque Stelle, la Silkroad 03 potrebbe essere una nave fantasma, alla deriva in un punto imprecisato di un oceano senza nome.

Per me, invece, la via della seta, le navi, le rotte, le mappe definiscono il mondo in cui si muovono la mia fantasia e il mio lavoro. Sono, come disse una volta Alberto Ongaro citando Hugo Pratt “trafitto da meridiani e paralleli”. Per me, contrariamente al famoso aforisma di Alfred Korzybski, il padre della semantica generale, “La mappa è il territorio”. E’ quasi ciò che affermava Gregory Bateson, avventuriero del pensiero: “Forse la distinzione tra il nome e la cosa designata, o tra la mappa e il territorio, è tracciata in realtà solo dall’emisfero dominante del cervello. L'emisfero simbolico o affettivo, di solito quello destro, è probabilmente incapace di distinguere il nome dalla cosa designata: certo esso non si occupa di questo genere di distinzioni”. Non a caso Bateson è il teorico dell’ecologia delle idee, un metodo olistico, volto ad individuare le connessioni esistenti tra fenomeni come la struttura delle foglie, la grammatica di una frase, la simmetria bilaterale di un animale, la corsa agli armamenti.

Seguendo gli impulsi del mio emisfero simbolico, quindi, mi appassiona seguire le rotte delle navi, specie quelle che battono i mari orientali che circondano le terre che sono lo scenario delle mie analisi.

La Silkroad 03, in questo senso, è perfetta. L’ultima volta che ho controllato la sua posizione – grazie a un sito che è un detonatore di fantasie – il 16 marzo 2018 alle 10.36 UTC (Il tempo coordinato universale, il fuso orario di riferimento da cui sono calcolati tutti gli altri fusi orari del mondo, derivato dal tempo medio di Greenwich, col quale coincide a meno di approssimazioni infinitesimali), si trovava nel Golfo del Bengala, o sud-ovest delle coste del Bangladesh (paese sempre più al centro dell’attenzione per la questione Rohingya). La posizione precisa era di 17.75066° di latitudine e 83.60931° di longitudine.

Senza quest’ultimo dato, la longitudine, che per Grillo è frutto di un complotto imperialista, sarebbe impossibile sapere dove si trova la Silkroad 03, né il suo capitano sarebbe in grado di trasportare le merci a destinazione. La longitudine, infatti, è una delle due coordinate necessarie a determinare la posizione di un punto sulla superficie terrestre (l’altra è la latitudine): precisamente, quella che misura la distanza angolare del punto dal meridiano di riferimento (per convenzione quello passante per l’Osservatorio di Greenwich). La scoperta del metodo per determinare la longitudine, dunque, è una di quelle che hanno permesso al mondo di interconnettersi, di trasportare merci attraverso gli oceani. Fu per questo che, agli albori dell’Era Moderna, premi e incentivi furono promessi dalla potenze marinare a chi fosse riuscito a trovare una soluzione conveniente. Ci provò anche Galileo, che pensò di utilizzare i periodi e le eclissi dei satelliti di Giove per stabilire precisamente la longitudine in mare. Dopo una serie di tentativi infruttuosi, la soluzione fu trovata da John Harrison (1693-1776), un orologiaio autodidatta: bastava che ogni nave fosse equipaggiato con un cronometro in grado di segnare sempre l'ora “esatta” , quello di Londra, ad esempio, e un semplice confronto con l'ora locale avrebbe istantaneamente fornito la longitudine dello nave. Fu per questo che il meridiano fondamentale, la longitudine zero, fu fissato all’Old Royal Observatory di Greenwich, a due passi da Londra (basta mezz’ora di metropolitana). Se la soluzione fosse stata trovata da Galileo, forse il meridiano di riferimento sarebbe stato stabilito in Italia o in Spagna o in Olanda, i cui regni era disponibili a sponsorizzare la scoperta. Tutta questa storia è narrata in un libro di Dava Sobel: Longitudine, che le è valso il premio Pulitzer.

Tutta questa storia, però, per Beppe Grillo è ignota, misteriosa, inquietante. Come ammette nel suo blog, mentre “stavo facendo una riflessione nella mia menomazione mentale”, afferma che “la latitudine è un fattore geografico, la longitudine è una convenzione politica…i paralleli sono stati per secoli la via del commercio, degli scambi, della lentezza, i meridiani li hanno inventati gli inglesi per fare guerre, razzie, rapine e casini”. Secondo questa tesi, dunque, i commerci, gli scambi si sarebbero potuti effettuare solo da nord a sud. La stessa Via della Seta (almeno quella marittima), che oggi è il tracciato della geopolitica globale, si sarebbe rivelata impercorribile, vanificando quello che lo studioso sudcoreano Jeong Su-il, autore della monumentale The Silk Road Encyclopedia, definisce “un circuito globale interconnesso di scambi tra civiltà”.

Del resto è proprio in Oriente che sono state disegnate alcune delle più grandi e precise mappe del mondo, come la Kunyu Wanguo Quantu, “Una mappa dei diecimila Paesi del mondo” stampata in Cina nel 1602 da Matteo Ricci su richiesta dell'imperatore Wanli. Mappa che è stata fondamentale per ampliare la conoscenza del mondo cinese, continuando a dispiegare la sua influenza anche in Giappone.

Volendo giocare su un territorio più vicino al mondo “magico” dei Cinque stelle potrei citare quel che mi disse un vecchio aborigeno Warlpiri incrociato nel Grande Centro Rosso australiano. «La terra è una mappa. Non c'è geografia senza significato e senza storia».

Senza andare tanto lontano (che saprebbe difficile senza una coordinata come la longitudine) forse le considerazioni di Grillo su meridiani e paralleli riflettono semplicemente una sua idiosincrasia per le mappe e la geografia. Come ha dimostrato nel 1997 quando ha fatto affondare la sua barca finendo su una secca chiaramente indicata nelle carte nautiche della zona nord-orientale della Sardegna.

A Grillo, quindi dedichiamo la mappa disegnata da Francesco Vella intitolata "non sarai qui".

Massimo Morello

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