Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Parlare di politica

Ora che siamo usciti dal tunnel elettorale (almeno per un po’) finalmente si può ricominciare a farlo alla carlona come si è sempre fatto. Eccoci un efficace strumento per non dire mai niente di originale o di acuto

9 Marzo 2018 alle 06:17

Parlare di politica

- Atteggiarsi a grandi politologi facendo analisi astrusissime. Non è importante la lucidità dell’analisi, quanto l’originalità.

 

- Premettere che è un vieto luogo comune sostenere che tutti i politici sono mediocri, ladroni e soprattutto attaccati al cadreghino. Ciò consente poi di inanellare qualunque banalità con l’aria di dire cose profondissime.

 

- Preconizzare inedite alleanze (per esempio Südtiroler Volkspartei e Potere al popolo) attesta una fibra di sagacissimo osservatore del dietro le quinte della realtà politica.

 

- Fondamentale fare affermazioni vaghe e non dimostrate. L’importante è prevalere sul proprio interlocutore fino al momento di pagare il caffè.

 

- Ricordare che questo paese ha espresso politici del calibro di De Gasperi, commisurarli con quelli di adesso e ricavarne uno scoramento invincibile.

 

- Sostenere che la politica è una professione e che la linea prevalente attuale che premia chi proviene dalla società civile (criticare aspramente l’espressione, come se esistesse una società incivile*) è puro velleitarismo.

 

- Notare che parallelamente al degradarsi del clima politico del Paese a sempre meno gente importa di mantenere il riserbo sul proprio voto. Trarne foschissimi presagi.

 

- Indipendentemente dal sempre più evidente disinteresse per vita politica da parte dell’uomo comune, sempre dichiarare ai media che l’ultima campagna elettorale è stata un’esperienza esaltante che ha riportato la voglia di parlare di politica fra la gente. Concetto che posiziona come politico pragmatico calato nel tessuto sociale.

 

- Affermare che la recente campagna è stata un trionfo/ una Caporetto “senza se e senza ma” è causa sufficiente a essere rimossi a vita dalle scelte elettorali. Convenirne.

 

- Non appena si sente qualcuno affermare che destra e sinistra sono categorie superate coprirsi di pustole e trasformarsi in una versione più feroce di Nanni Moretti.

 

- Ai tempi del liceo le ragazze di destra erano mediamente più belle di quelle di sinistra che, però, si prendevano la rivincita con alcune splendide pasionarie. Nella realtà non dire mai “ragazze” o “pasionarie” ma usare sempre una nota metonimia.

 

- Raccontare aneddoti boccacceschi con protagoniste sfrenate esponenti di Comunione e Liberazione.

 

- Ma esiste ancora Comunione e Liberazione? Fare un sondaggio.

 

- La colpa è stata tutta del ’68. Fare sommessamente notare che qui da il ’68 è arrivato nel ’69, cercando di risultare il più irritanti possibile.

 

- Comunque meno tasse e più figa per tutti era un programma oggettivamente imbattibile. Convenirne. Attenzione a dosare l’autoironia.

 

- Ma certi politici di recente successo lo sanno che al Parlamento non li fanno entrare se non si mettono la cravatta? Profetizzare l’imminente perdita di identità di alcuni esponenti populisti.

 

- La politica non è l’arte del possibile. Consiste nello scegliere tra il disastroso e lo sgradevole.
(John Kenneth Galbraith)

 

*Be’, forse esiste.

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Commenti all'articolo

  • margherita.baselli

    10 Marzo 2018 - 22:10

    quello che assomiglia di piu a peppone credo sia giulietto chiesa.giovanni b.

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