Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

I navigatori

Da quando li hanno inventati non sappiamo più farne a meno. Ma è un vantaggio o sta succedendo quel che che accaduto con la calcolatrice che ci ha fatto dimenticare come si fanno le divisioni? Comunque la pensiate, non mancate di tranciare giudizi

23 Febbraio 2018 alle 06:07

I navigatori

- Chiedersi come si facesse prima.

 

- Trovarsi a parlare con il TomTom in tono seccato e rancoroso. Deplorare.

 

- Sindacare ogni scelta del navigatore, quindi sbagliare strada e sostenere che i navigatori non sono affidabili.

 

- Scelgono sempre la strada più lunga. Diffidarne.

 

- Sulla propria automobile nuova avere installato un navigatore così sofisticato che ha anche la funzione “Perdersi”. Chic.

 

- Essere innamorati della voce femminile di Google Maps.

 

- “Oh, di’ ar navigatore de trovà la strada più corta pe’ annà affan...!” (Colta in un doppio gridlock in piazza della Piramide, Roma)

 

- Detestare l’ottusità di quei modelli che non riconoscono Via Garibaldi, ma solo via Giuseppe Garibaldi.

 

- Adorare l’incapacità di azzeccare gli accenti tonici della voce guida di Google Maps, che trasforma via Settìmia Spizzichìno in via Setti-mia Spizzichi-no.

 

- Scagliarsi contro l’ambiguità delle istruzioni, come quando viene detto “Continua su via Sebino per due chilometri e mezzo” nonostante via Sebino sia lunga poco meno di trecento metri.

 

- Sostenere di avere seguito pedissequamente le istruzioni del navigatore ed essere finiti tra i filari del Chianti. Se qualcuno racconta un aneddoto del genere entrare in competizione e narrare disavventure ancora più gravi. Deprecare.

 

- L’altra settimana avere trovato in auto una copia del Tuttocittà del 1997. Essere scoppiato a piangere.

 

- Sostenere che oggi a fare i tassisti soni capaci tutti; una volta sì che bisognava essere bravi.

 

- Scordarsi sempre gli auricolari a casa e quindi quando si usa il navigatore in scooter incastrare il cellulare tra l’orecchio e il casco rischiando di friggersi il timpano.

 

- Una volta nonostante un senso dell’orientamento non sviluppatissimo era sufficiente fare una strada due volte per impararla, da quando ci sono i navigatori non ne basta una decina. Rammaricarsene.

 

- Rimpiangere i tempi romantici in cui si domandava dove fosse una certa strada e in alcune località del Sud si apriva dibattito.

 

- Con piglio sociologico notare che le donne tendono a chiedere indicazioni stradali ai locali, mentre gli uomini preferiscono vagare per ore negli stessi cinquecento metri nella immotivata speranza che il navigatore che finora si è mostrato ostile cominci a collaborare. Dedurne approcci esistenziali radicalmente diversi.

 

- Avere un amico che si picca di avere un spiccatissimo senso dell’orientamento che dopo un bivio immancabilmente se ne esce con l’espressione: “Forse avremmo dovuto prendere l’altra...”.

 

Amare è un’avventura senza mappa né bussola dove solo la prudenza porta fuori strada. (Romain Gary)

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