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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

Le mutande

Una volta le si nascondeva, ora le si esibisce con  compiacimento, oppure le si evita con ancor più compiacimento. Per questo dovete assolutamente dire la vostra (o la nostra) in merito.

9 Settembre 2016 alle 06:26

Le mutande

- L'unico capo di abbigliamento che si nota molto di più quando non c'è. Convenirne.

 

- Elogiare il taglio laser e il tessuto in microfibra che sparisce sotto gli abiti ed evita l'effetto salsicciotto. (Vedi seguente)

 

- Sentenziare che ormai le mutande tradizionali non le compra più nessuno, nemmeno la nonna. Oggi persino le panciere hanno il taglio laser.

 

- Il color carne è l'unico veramente glam. Nere: valutare di volta in volta. Bianche: superate.

 

- La loro assenza implica l'abbronzatura totale, diversamente si rischia l'effetto cremino delle due sgallettate sul red carpet di Venezia. Rimpiangere la farfallina di Belen.

 

- Il must della stagione è la culotte ascellare da nonna, ancorché con taglio laser. Paradossalmente è prediletta dalle topmodel che amano indossarla sotto abiti ultratrasparenti. Valutare se far partire una poderosa digressione sul valore dell'ossimoro in estetica. (Vedi seguente)

 

- Indossare la mutanda contenitiva ascellare per sentirsi Gigi Hadid. Evitare. Eventualmente notare che a nessuna stanno bene come a Gigi Hadid, forse nemmeno a Gigi Hadid. (Vedi seguente)

 

- Scandalizzarsi che la Hadid sia considerata “curvy” avendo solo una 40, mentre voi da tutta la vita dovete sopportare lo sguardo da anatomopatologo delle commesse che con irritante scetticisimo vi chiedono: "Ha detto una 42?"

 

- Notare che nell'estetica porno i pantaloni maschili, specialmente i jeans, non ne prevedono l'uso. Dissertare sulle irritazioni cutanee.

 

- Ormai a farsi vedere da un uomo con il tanga o il perizoma sono rimasti solo i travesta. Meglio se detta con spiccato accento settentrionale.

 

- Fare un excursus storico sulle mutande maschili dagli anni Cinquanta a oggi allo scopo di individuare le più inguardabili. Dibattere se la palma dell'ignominia spetti ai mutandoni di lana del dopoguerra o agli slippini color pastello tutto pacco degli anni Settanta. Solo se l'uditorio è anagraficamente adeguato, rievocare nostalgicamente le mutande CAGICAGICAGI dell'adolescenza con la sconcertante apertura a Y.

 

- Rimpiangere i boxer edonistici degli anni Ottanta con ironici elefantini e porcospini. Esteticamente deplorevoli, ma ineguagliati come memorabilia dada.

 

- Chiedere con aria svagata quale fosse quel personaggio dello star system nostrano noto come “Er mutanda”. Non ricordarlo.

 

- Mutatis mutandis. Astenersi traduzioni maccheroniche.

 

- Lamentarsi della natura matrigna che a 46 anni consente a Naomi Campbell di fare trionfalmente la testimonial di una linea di underwear, mentre voi a 45 ogni mattina vi interrogate se sia ancora il caso di indossare i jeans. Concluderne che avesse ragione Leopardi.

 

- Disquisire su dove sia meglio portarlo con i jeans, al fine di evitare maldestri esibizionismi. No.

 

- Considerare le mutande push-up una forma di millantato credito.

 

- Ricordare con raccapriccio una recente stagione in cui i più giovani portavano le mutande rimboccate sui jeans  a vita ultrabassa. Rabbrividire.

 

- Dibattere se abbiano contribuito in misura maggiore alla costruzione dell'immaginario fantascientifico i fotomodelli per l'underwear di Calvin Klein o le affissioni con David Gandy di Dolce & Gabbana. Prospettare l’ipotesi gay: inutile.

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