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Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

Prendersi, lasciarsi, riprendersi, rimpiangersi

Lo abbiamo fatto quasi tutti almeno una volta. Qualcuno ci si è anche accanito. Ecco perché è meglio sapere cosa dire

23 Gennaio 2015 alle 06:27

Prendersi, lasciarsi, riprendersi, rimpiangersi

- Aborrire lo yo-yo.

 

- Evitare metafore alimentari: minestre riscaldate, frittate rivoltate ecc. Piuttosto, dalla seconda ripresina in poi parlare di accanimento terapeutico.

 

- Se il contesto è convenientemente tradizionalista, sostenere che i rapporti affettivi oggi hanno assunto la dimensione consumistica dell’usa e getta. Dolersene. (Vedi seguente)

 

- Spiegare che una volta, con il fatto che si era costretti a restare insieme anche se non se ne aveva più voglia, si aveva il tempo di ripensarci. Attenti a non cadere nel si stava meglio quando si stava peggio.

 

- Avere un’amica che con il proprio fidanzato continua a lasciarsi e riprendersi da quindici anni. Ritenere che abbia trovato il suo equilibrio.

 

- Avere un’amica il cui fidanzato la lascia ogni anno prima delle vacanze estive e ci si rimette a settembre. Stigmatizzare.

 

- Discettare sul fatto che il peggio non è lasciarsi, ma essere incapaci di farlo, trascinando all’infinito dei cadaveri di rapporto, qualifica come adulto lucido e dolentemente consapevole. Concetto da esprimere preferibilmente in un talk-show pomeridiano.

 

- È tutta questione di autostima. Non spiegare più di così.

 

- Mi sono sempre sposata pensando che il mio matrimonio sarebbe durato per tutta la vita. Per fortuna mi sono sempre sbagliata. (Zsa Zsa Gabor)

 

- Mi sono sempre sposata pensando che il mio matrimonio sarebbe durato per tutta la vita. Mi sono sempre sbagliata. In certi casi anche due volte. (Elizabeth Taylor)

 

- Dire che si sarebbe dovuto sposare il fidanzatino dei vent’anni, che vi adorava, era dolcissimo e pure ricco. Un’amica intima può educatamente ricordare che l’avete mollato voi per un disgraziato che avete mantenuto integralmente per tre mesi e che, non appena avete cambiato città per lui, vi ha lasciato.

 

- Citare l’eterno ritorno di Nietzsche. Non è indispensabile aver letto Nietzsche.

 

- Sostenere che il segreto della felicità sia la pessima memoria.

 

- Averne avuto la tentazione, ma non essersi rimesso con la propria ex moglie perché un buon divorzio richiede la stessa dedizione di un matrimonio.

 

- Per evitare di ricadere nella tentazione di ritelefonargli/le, il tutto sta nel superare quelle sere invernali in cui si rincasa in un appartamento vuoto, in frigo c’è solo la sindone di una mozzarella e avete già rivisto due volte tutte le stagioni di Game of thrones.

 

- Rimettersi con la figlia di un grande avvocato divorzista è sfidare il destino. Convenirne.

 

- Rivedere il proprio ex di nascosto dalle amiche per evitare che vi cazzino è un raffinato piacere da intenditrici. Se vi scoprono comunque, bofonchiare qualcosa di bergmaniano citando “Scene da un matrimonio”.

 

- Avere un rapporto molto rilassato con il/la proprio/a ex, tuttavia sei lui/lei si rifidanza prima di voi, rosicare.

 

- Avere un amico i cui genitori sono stati degli antesignani del tira e molla che, per circa un quindicennio, hanno convissuto ad anni alterni. Lui preferiva gli anni di separazione perché festeggiando due Natali, due compleanni ecc. i regali raddoppiavano.

 

- Conoscere una coppia che si lascia così spesso che chi tiene la casa non butta nemmeno via lo spazzolino da denti dell’altro.

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