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Le email

Sono il metronomo delle nostre giornate, sia in ufficio che fuori. Grazie a esse il nostro orario di lavoro non conosce pause. Dono dell'ubiquità o forma estrema di nervosi? Queste e altre ipotesi indimostrate sulle mail nella puntata di oggi del Manuale.

3 Agosto 2012 alle 00:00

- Deprecare che in Italia vi siano ancora alti dirigenti che si fanno leggere e scrivere le mail dalle segretarie. Concionare sul Paese senescente, sulla fuga dei cervelli e sull’interpretazione di internet secondo schemi antichi.

- Aborrire la pratica di inviare migliaia di mail al giorno a tutti i colleghi per non assumersi alcuna responsabilità. Chiarire che la mail non è una clava.

- Quelli che li chiami per dargli appuntamento a pranzo e ti rispondono: “Mandami una mail.”

- Dividere le mail dei colleghi in quattro categorie. Quelle che si leggono sempre; quelle che si leggono solo se l’oggetto è promettente; quelle che si leggono solo se si conosce già il contenuto; quelle che non si leggono mai.

- Stigmatizzare chi scrive mail in stile ottocentesco, ma anche chi brutalizza l’ortografia e la sintassi in nome della concisione.

- Osservare che ci sono uomini che vengono molto meglio via mail che di persona.

- Sostenere la superiorità della corrispondenza cartacea. Di seguito arabescare a soggetto.

- Avere nostalgia dei pacchi di lettere che si conservavano tutta la vita. Osservare che oggi solo i serial killer e gli avvocati del lavoro conservano le mail.

- Conoscere i grammi di CO2 che emette nell’atmosfera l’invio di ogni mail. Se non li si conosce, inventare.

- Prospettare la necessità di istituire corsi di mail education. Parlare di netiquette fa capire che siete assai addentro alla questione.

- Condannare recisamente chi non cancella mai nessun messaggio e spedisce mail lunghe sei pagine. Tacciarlo di pigrizia mentale.

- Le mail sono infinitamente meno durevoli delle lettere di una volta, con la sola eccezione di quelle clandestine che hanno la  misteriosa capacità di palesarsi sul monitor della legittima compagna, anche a decenni di distanza.

- E' chic avere un provider che non ha nessuno.

- Ricevere mail sul proprio smartphone, ma ostentare di non leggerle attesta equilibrio interiore o enorme potere.

- Scambiarsi mail con la propria consorte nella stessa stanza può garantire una rubrica in un programma televisivo d’attualità, ma è un po’ da freak. Convenirne.

- Vantare che il proprio bambino usi la mail dall’età di tre anni. Concluderne che per le generazioni nate con il computer è naturale. Evitare di ingaggiare competizioni tra enfants prodige.

- Avere sei o sette account mail e stressarsi se anche uno solo non funziona per cinque minuti.

- Scrivere vacuità via mail dovrebbe essere vietato. Forse che una volta si scriveva “Ciao!” e si impostava?

- Invocare sanzioni penali per chi spedisce le catene di Sant’Antonio, massimamente per chi scrive di bambini in fin di vita e ancor di più per chi tratta dell’amore universale. Fornire spiegazioni fumose su chi tragga vantaggio dalle catene.

- Chiedersi quale oligofrenico possa mai realmente credere a una che scrive: “Sono ADINGRA ANNE SOPHIE ex cavaliere del merito agricolo della Costa d'Avorio, coltivatore di caffè e di cacao e consulente in materia di cacao. Li scrivo con una fiducia assoluta. In primo luogo per chiedere il vostro aiuto e la vostra assistenza di fare uscire la somma di 5 MILIONE di dollaro che mio padre ha depositato in una società di sicurezza a Abidjan che conserverete fino al mio arrivo nel vostro paese (…)”

- Oggetto: Includetemi via da questa mailing list.

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