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Non dimenticar quelle parole

Da sciamannate a smutandate. Perché, senza sentirsi matusa, vale la pena di ritrovare la lingua perduta

12 Giugno 2017 alle 18:14

Non dimenticar quelle parole

George Goodwin Kilburne, "Donna che scrive una lettera" (particolare), 1920-24 (collezione privata)

Le parole hanno una loro caducità del tutto simile a quella della moda, dunque arriva sempre il momento in cui ti senti un capo vintage per il solo fatto di aprire bocca. Usi naturalmente, cioè senza la precisa volontà di stupire, espressioni che la generazione successiva alla tua non solo non conosce, che sarebbe il meno perché dopotutto neanche io definivo “sagittabondo” l’attuale “rubacuori” come faceva mio padre, ma di cui non trovi più riscontro nella vita di tutti i...

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Fabiana Giacomotti

Fabiana Giacomotti

Milanese, ha vissuto un po' qui un po' là, parecchio a Londra. Era partita con l'idea che la letteratura francese sarebbe stata la sua vita, tanto da mantenersi agli studi come annunciatrice tv per non darla vinta al padre che voleva in casa almeno un altro medico e lei era l'ultima speranza. Ancora adesso non ha capito come sia diventata giornalista di economia e poi di costume e moda. Fra gli Anni Ottanta e i primi Novanta ha lavorato per Espansione, il Giornale, ItaliaOggi, quindi è stata inviato speciale per il Mondo, IoDonna, Capital, per il primo decennio Duemila in successione vicedirettore di Amica, direttore di Luna e, in contemporanea, del quotidiano MfFashion. Ama alla follia la carta stampata e collabora a Il Foglio dal 2007. Nel frattempo ha progettato ("direzioni mai più grazie") un paio di altre riviste, collabora con l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana, ha scritto libri, guide popolari tradotte all'estero, saggi ponderosi ma anche no (l'ultimo, "La moda è un mestiere da duri. Gli anni Duemila del lusso italiano visti dietro le quinte", Rizzoli, raccoglie una selezione di articoli scritti per l'inserto del Foglio del sabato con un nuovo saggio introduttivo). Ha curato mostre di moda e costume per istituzioni varie e "tutte interessanti" come i Musei Civici di Venezia, la Rai, Palazzo Morando a Milano. Dal 2005 è tornata in università come docente del corso di Scienze della Moda e del Costume alla Sapienza di Roma dove, come poteva farselo mancare, ha progettato una testata online e un sistema informativo dedicato agli studenti. Ha una figlia trentenne, Federica, account pubblicitario, di cui va tremendamente orgogliosa e che si ostina a chiamare "bellapopina", facendola imbufalire.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    12 Giugno 2017 - 19:07

    Che bello che bello che bello .Al Foglio ormai sono tutti americani e mi tocca leggere il giornale con l'aiuto di Google anche se negli anni 1970 giravo per gli Staes con un inglese colloquiale commerciale con vocabolario ristretto ma con la pronuncia perfetta da niuorchese colto avendo un orecchio sensibilissimo , che mi accorgevo subito degli accenti anche di pezzi grossi della tivvù. Ora quasi tutti i Folgianti passano più tempo fuori di Italia che non capisco come fanno poi a parlare di cose italiane se non per sentito dire.Ma Il Folgio è cos',ricordo che alcune penne fini che corsero dal Fondatore poi andarono in America. O altrove ,Ferrara apre viva a Parigi . I primi tempi negli articoli apparivano allocuzioni o frasi inglesi francesi tedesche ( che al Giuliano gli piace ) e per i meschini incolti c'era la traduzione .Sa va (tradotto :vabbè) .Tocca fare abbi piazienza. Comincerò a studiare le lingue.Alla quarta età non è proibito I suppose.

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