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Rampa la Conca

Nel paese dove ci sono cento ristoranti ma non ce n’è nessuno, ci si consola con menù sentimentali. In fondo, siamo nel cuore del Ducato della Cozza.

16 Gennaio 2009 alle 11:00

A Trani ci sono cento ristoranti ma non ce n’è nessuno. Ad esempio il ristorante Corteinfiore sembra qui ma è altrove: sulla lista appesa all’esterno al posto di spigola c’è scritto branzino, e ciò dimostra che al di là delle apparenze non si trova a Trani bensì a Milano. Poi ci sono cento trattorie e qualcuna esiste davvero: la meglio posizionata di queste si chiama Rampa la Conca, che non usurpa il suo nome trovandosi in corrispondenza della rampa sulla conca del porto, dove un tempo venivano issate le barche. Uno stormo di cavallette comunali, sindaci e assessori, si è accanito nei decenni su quello che nonostante tutto rimane uno dei porti più belli d’Italia, con la memoria visibile (l’abside di Ognissanti) dei cavalieri templari in partenza per il Levante. Ma la rampa non c’è più, al suo posto una specie di circonvallazione interna che in certe ore e in certi giorni e in certi tratti viene semipedonalizzata (l’automobile è l’idolo, il vitello di latta dei tranesi perciò di pedonalizzazioni serie non se ne parla). La circonvallazione è a strati: 1) la distesa della trattoria; 2) un cordolo di cemento (ce n’era bisogno? e proprio di cemento?); 3) fascia pavimentata con le gloriose chianche (basole in pietra); 4) alte fioriere con piantine rinsecchite, perfette per gettarvi rifiuti e attaccarvi locandine abusive; 5) corsia stradale in asfalto tutto buche; 6) sottile strato terroso e polveroso; 7) piloncini bassi; 8) ulteriore stratino terroso e polveroso; 9) fascia a chianche grezze mischiate a lastre di pietra levigatissima, oltre le quali c’è l’acqua dove sarebbe meraviglioso buttare, con una pietra al collo (grezza o levigata non importa) i responsabili di questo disastro. Ci si consola col menù sentimentale della Rampa ovvero col riso, patate e cozze (che non c’è tutti i giorni e quindi va prenotato) oppure coi tubettini sempre con le cozze. Prima dei primi ci abbiamo dato dentro col crudo: noci, cozze pelose e cozze glabre. Insomma siamo nel cuore del Ducato della Cozza. “Ah, le cozze. Mi piacerebbe mangiare delle cozze” dice Albertine, un personaggio di Proust che non abitando a Trani certe voglie faticava a togliersele. Il pesce bianco lo lasciamo ai turisti quindi al momento del secondo l’unico dubbio è tra frittura e polpo alla brace e scegliamo quest’ultimo, ai nostri occhi più virile. Il babà è annegato nella crema, per golosi all’ultimo stadio. Alla Rampa si beve anche bene, a patto di non tradire il Gravina di Botromagno. All’Officina del Vino, sull’extramurale, si beve pure meglio: è un locale appena aperto e c’è voluto un bel coraggio visto che la Puglia è vinifera e vinofoba contemporaneamente. Ma ne parleremo un’altra volta perché merita un discorso tutto suo. (recensione del 21 agosto 2008)

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