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Antico Brolo

Un locale simpaticamente demodé dove riecheggia ancora la voce di Natalino Otto La vastità equanime del menu non penalizza i tortellini fatti in casa

24 Ottobre 2008 alle 11:00

I caffè sono l’Europa, scrive George Steiner. “Café Central, Deux Magots, Florian… Finchè ci saranno locali come questi, l’idea di Europa avrà un contenuto”. Maccheronici e patriottici, non usciamo mai dai confini dell’italofonia per cui ignoriamo lo stato di salute dei primi due caffè, ma il veneziano Florian lo conosciamo eccome: un contenitore, più che un contenuto. Il Caffè Pedrocchi è un locale storico che assieme alla materia (un fantastico neoclassico) ha miracolosamente conservato lo spirito (dialettale e cosmopolita insieme) e quindi è Padova, il Veneto, l’Italia. Come vorremmo fosse Padova, il Veneto, l’Italia. Qui si coltivano i piaceri dell’aperitivo elegante, non imbrutitosi in happy hour. E’ perfino possibile starsene seduti senza ordinare, magari col giornale in mano, nell’apposita sala per lettori-non consumatori: se non è questa la civiltà, che cosa mai lo è? L’opzione non ci riguarda, noi siamo lettori-molto consumatori e perciò sediamo nel salone interno che è come un museo dove però si gode, dell’architettura, del pubblico, del prosecco Aneri e degli stuzzichini (olive, riso nero…). Questa dovrebbe essere la recensione di un ristorante, portate pazienza, adesso arriva. La domenica a Padova, Pedrocchi a parte è quasi tutto chiuso, i locali aperti sono in numero di due però Mario e Mercedes sono al completo, resta l’Antico Brolo, dietro al teatro citato da Toni Cibotto in un libro di ricordi: “Ero scappato di notte per ascoltare la voce di Natalino Otto nella ressa del teatro Verdi gremito dalla platea al loggione”. L’Antico Brolo è simpaticamente demodé come le canzoni dello swing all’italiana, ci sarebbe materiale per un cortocircuito autoironico, andremmo in estasi se in questo ristorante del Buon Ricordo gli altoparlanti diffondessero “O mamma mi ci vuol la fidanzata”, “La classe degli asini”, “Op op trotta cavallino”. Niente estasi. Tocca quindi parlare della carta sterminata dove sullo zoccolo duro di ricette euganeo-bolognesi si sono depositati, a strati, gli ingredienti e i piatti via via di moda nel corso degli ultimi e penultimi decenni. Mare e monti, nord e sud, crudo e cotto, caldo e freddo e per non sbagliare anche tiepido: all’Antico Brolo devono aver preso una decisione, quella di non prendere nessuna decisione. Stranamente c’è una scelta coraggiosa che concerne il vino aperitivo: un bianco romagnolo, azienda Tre Monti, che ci ha risparmiato i soliti spumanti e champagne. Noi puntiamo come sempre sulla pasta fresca, banco di prova e cibo dell’anima, e non restiamo delusi: consigliati i tortellini fatti in casa in brodo di cappone. Inutile fare l’elenco degli altri piatti, meglio segnalare la sala quasi romantica, i tavoli quasi tutti rotondi, le sedie coi braccioli quasi lussuose. (recensione del 17 febbraio 2008)

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