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Morti e salvati, quel pendolo che scandisce il tempo del post terremoto

Niente è come prima, il cuore d’Italia è squarciato, il bilancio delle vittime cresce di ora in ora. Stamattina la Protezione civile ha aggiornato il bilancio, pesantissimo: 267 morti e 387 feriti.

26 Agosto 2016 alle 10:14

Morti e salvati, quel pendolo che scandisce il tempo del post terremoto

Le zone colpite dal terremoto nel comune di Amatrice (foto LaPresse)

San Massimiliano, martire

 

Titoli. Morti e salvati. L’addizione e sottrazione umana del terremoto è questa. Fredda e orribile, calda e gioiosa. Il caso gioca a dadi. Nero, bianco. Ogni volta che il corpo senza vita di un uomo, di una donna, di un bambino, di una bambina, viene estratto dalle macerie, è una sconfitta. Ogni volta che il corpo vibrante di un uomo, una donna, un bambino, una bambina, viene estratto dalle macerie, è una vittoria.

 

Vita e morte oscillano, come un pendolo che scandisce il tempo. Quello che resta per salvare il maggior numero di uomini, donne, bambini. Quello che avanza nelle notti insonni dei volontari e degli sfollati. Il tempo lungo che serve per ricostruire l’Italia.

 

Il Corriere della Sera fa una scelta di vita, il titolo d’apertura è sui salvati: “In 215 salvati dalle macerie”. Pensateci, 215 persone che respirano ancora, hanno la luce negli occhi, un domani. Provate a immaginarle riunite con voi, mentre raccontano la loro esperienza, quel boato alle 3:36 del 24 agosto. C’erano le stelle. Poi il buio. E poi di nuovo la luce. E’ la salvezza. L’immagine in prima pagina della bambina di 11 anni, Giulia. E’ la morte. Il racconto straziante di Filippo Santarelli, questore di Frosinone. Suo figlio è morto a Amatrice. Ha scavato con le sue mani tra le macerie, quel padre. Come tanti altri. Giusi Fasano sul Corriere della Sera raccoglie le sue parole in un’intervista che lascia senza fiato: “Non so trovare le parole per dirle quanto dolore c’è in un padre che sopravvive al proprio figlio. Forse non esistono”. Il viaggio in macchina da Frosinone ad Amatrice, la speranza, la gelida scoperta: “Sono arrivato alle sette, sono rimasto senza fiato davanti alla devastazione che vedevo. Non c’erano più i vicoli, le case, la chiesa. I cani molecolari hanno trovato vivo il gatto di Marco, lo portava sempre in vacanza. Ma non sentivano lui. Poi più niente fino a quel grido: l’ho trovato...”. Anche Il Messaggero sceglie i salvati, la vita: “L’impresa dei soccorsi: 215 salvati”. In una prima pagina che gronda fatalità, destino, fine e inizio di tutto, racconti quasi incredibili (“Frazione Saletta, 13 abitanti e 22 morti”) l’oroscopo di Branko sembra spiazzante e invece leggere le stelle è un conforto, è il domani: “La vostra nuova stagione è alle porte, che saranno aperte dal più grande dei pianeti, Giove”. Bilancia. Pesare la tragedia, pensare al domani, la ricostruzione. Il governo ieri ha deciso le prime misure d’emergenza, ma il lavoro che attende Palazzo Chigi nei prossimi mesi è enorme, c’è “Un’Italia da rifare” (titolo di Carlino-Nazione-Giorno) e un paese da guidare in condizioni davvero difficili. Renzi può fare tutto da solo? No. Anche Renzi se ne rende conto e (forse) si prepara a una svolta. Sul Messaggero Alberto Gentili scrive: “«L’immane disastro», è l’occasione per il premier anche per compiere una svolta. Forse un’inversione di marcia. Renzi, cogliendo l’afflato unitario che percorre il Paese scosso dalle immagini di devastazione e morte ad Amatrice, Accumoli, Arcuata, decide di cavalcarlo. Compie un cambio di passo e di approccio, molto utile anche in vista del referendum di novembre. Prova a disegnare per sé quasi un ruolo di leader super-partes”. Possibile? Sì, perché il terremoto è politica. E’ la storia italiana a raccontarlo, interroga e chiama Renzi e Berlusconi a fare delle scelte per il futuro, è un passato lontano e recente di mosse azzeccate e colossali errori che emerge in un articolo del titolare di List sul Foglio: “Chiedersi ora, tra le macerie fumanti, i calcinacci, il lutto, la morte, i soccorsi, i salvataggi, quali saranno i destini  del governo di Matteo Renzi e del Pd, domandarsi cosa faranno i partiti dell’opposizione, quale sarà il loro comportamento istituzionale, immaginare quali pensieri si affollino nella mente di Silvio Berlusconi, è più che mai opportuno. Ci pensi bene, Berlusconi, al che fare. Perché lui questa storia l’ha vissuta e cambiare linea su Renzi, riaprire la collaborazione con il governo, abbandonare il muro contro muro, in questo momento sarebbe un gesto politico serio, intelligente, costruttivo, per lui e per un’Italia ferita e impaurita dalla sua (ri)scoperta fragilità. Può farlo. Perché il terremoto è lo scatto sismografico della nostra storia politica”.

 

Niente è come prima, il cuore d’Italia è squarciato, il bilancio delle vittime cresce di ora in ora. Stamattina la Protezione civile ha aggiornato il bilancio, pesantissimo: 267 morti e 387 feriti. Le parole sono insufficienti per descrivere la distruzione, il lutto, la perdita di vita e futuro. Per questo serve una risposta corale, un paese davvero unito, la fine della partigianeria, dello scontro di fazione e la condanna di ogni speculazione politica e commento ignorante, l’orda dei social. Maurizio Crippa sul Foglio ha un caloroso consiglio per tutti: “Un cordiale vaffanculo ai cazzeggiatori sociali da terremoto e ai correttisti della sismologia”. Perfetto. Massimo Gramellini sulla Stampa lo è altrettanto. Tratta come meritano quei social-trogloditi che sfruttano la tragedia del terremoto per attaccare i migranti rifugiati in Italia, sono i rabdomanti del capro espiatorio: “Il ruttodromo della Rete ha dilatato l’ideona (mettere gli sfollati al posto dei migranti, ndr) ad argomento di dibattito, ostentando una fiera resistenza nei confronti della realtà: nessuno sfollato vorrebbe allontanarsi adesso dai luoghi del dramma, i migranti non stanno in alberghi di lusso ma nelle topaie, e dei 35 euro al giorno a loro destinati (soldi europei, peraltro) nelle tasche dei profughi ne entrano non più di due, per cui l’indignazione andrebbe semmai indirizzata agli italiani che ci lucrano sopra”. Il ruttodromo. E’ l’Italia peggiore. Non è quella che sta scavando tra le macerie del terremoto, non è quella di chi contribuisce concretamente al domani. E’ l’ignoranza il nemico più grande di questo paese. Buona giornata.

 

Turchia. Autobomba a Cizre. Mentre sono in corso le operazioni militari dell’esercito turco nel nord della Siria, un’autobomba è esplosa in un check-point della polizia a Cizre: otto morti e 45 feriti.

 

Siria. Il bombardamento di Hasakah. Perché è un fatto strategico importante? La città siriana è controllata dai curdi, a loro volta appoggiati dagli americani, gli attacchi di Assad hanno avuto certamente l’inaspettato via libera della Russia, gli americani hanno avvisato Assad di non procedere oltre. Situazione delicatissima, metafora degli incroci politici e militari della Siria.

 

Banchieri centrali a Jackson Hole. Il simposio annuale dei banchieri centrali si è aperto ieri sera con la cena e un intervento di Esther L. George, presidente della Federal Reserve Bank di Kansas City che organizza l’evento. Oggi parlerà Janet Yellen, presidente della Fed. Domani sarà il turno di Haruhiko Kuroda, presidente della Banca del Giappone e di Benoít Coeuré, membro del board della Banca centrale europea. Focus dell’agenda: crescita economica, stimoli monetari e rialzo dei tassi.

 

Stati Uniti. Produzione e Casa Bianca. Il dato è stimato dagli analisti sopra l’uno per cento, l’economia americana continua ad avere un mix di dati da leggere con attenzione. La crescita c’è, le premesse per un rallentamento pure. E’ il quadro che può cambiare la corsa alla Casa Bianca dove per ora Hillary Clinton domina nei sondaggi.

 

Regno Unito. Produzione e Brexit. Il Pil del Regno Unito nel secondo trimestre segna un +0,6 per cento. E' una crescita ancora robusta, superiore a quella media europea pari a +0,3 per cento. Consumi e mercato immobiliare sono solidi. Gli effetti della Brexit ancora non sono evidenti.

 

Francia. Produzione e Eliseo Diverso il caso della Francia, i dati sono importanti, perché incidono sul già complicatissimo scenario che deve affrontare il presidente Hollande. Lapidario il dato dell'istituto di statistica Insee, il Pil, in seconda lettura, viene confermato a zero.

 

Germania. Fiducia e Merkelandia. Escono i dati di Gfk sulla fiducia dei consumatori. Sono una spia del clima nel paese, soprattutto dopo la turbolenta estate affrontata dalla cancelliera Angela Merkel. In Germania, come in Francia (e in Italia con il referendum costituzionale) si vota.

 

Pacifico. Colloqui tra Russia e Giappone. I due paesi devono chiudere dispute che vanno avanti dalla Seconda guerra mondiale. Mosca controlla l’arcipelago di Hokkaido, contestata da Tokyo. I colloqui sono al terzo round, siamo alle battute finali. L’era del Pacifico.

 

26 agosto. Nel 1978 Giovanni Paolo I viene eletto Papa. Albino Luciani diventa il 263° vescovo di Roma. Il suo pontificato sarà uno dei più brevi della storia: morirà dopo trentatrè giorni, il 29 settembre 1978. Sulla morte del “Papa del sorriso” sono nate una serie di teorie cospiratorie. Molta letteratura, nessuna autopsia, nessuna prova.

 

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