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La crisi bancaria all’italiana ormai è una carnevalata imbarazzante

Fa quasi tenerezza sentire il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem dire che “la facilità con cui banchieri dicono abbiamo bisogno denaro pubblico per risolvere i nostri problemi è davvero problematica". Non si preoccupi, in Italia si raccontano fiabe per non spaventare i bambini.

12 Luglio 2016 alle 10:26

La crisi bancaria all’italiana ormai è una carnevalata imbarazzante

Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan (foto LaPresse)

Santi Nábore e Felice, martiri.

 

Titoli. Dov’è la notizia? Che l’Italia si metterà d’accordo con l’Unione europea? Non è la notizia. Eccola, sulla prima pagina di MF: “Mps, il nodo è il prezzo delle sofferenze”. Il prezzo iscritto a bilancio non è quello di mercato, a che valore verranno acquistati i crediti deteriorati della banca senese? Il problema numero uno è questo. Se il prezzo è giusto, arrivano (forse) i compratori. E infatti sul Sole 24Ore compare questo titolo: “Dossier Npl per i fondi esteri”. Il mercato quota, valuta il rischio e poi compra e vende. Fa il suo mestiere. La crisi bancaria all’italiana ormai è una carnevalata imbarazzante: l’Ue che fa tira e molla, il premier italiano che dice che il problema sono le banche degli altri, il giochino del nessuno perde niente tanto paga il contribuente, le pressioni sui fondi pensione per contribuire a Atlante, la grottesca battaglia dei banchieri che dovrebbero andare a casa e parlano di politica europea, l’Abi guidata da Patuelli che vede i prussiani alle porte e non si capisce chi abbia sfasciato i bilanci delle banche italiane, se le Sturmtruppen sognate dai banchieri in dissesto o i Pulcinella che amministravano la cassa. Che spettacolo. Lo paga il contribuente. Fa quasi tenerezza sentire il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem dire che “la facilità con cui banchieri dicono abbiamo bisogno denaro pubblico per risolvere i nostri problemi è davvero problematica". Non si preoccupi, in Italia si raccontano fiabe per non spaventare i bambini. Così è il giro di giostra dei titoli. Corriere della Sera: “Renzi: banche, accordo vicino”. Repubblica: “Banche, la Ue apre all’Italia: aiuti possibili”. Messaggero: “Banche, vicina l’intesa con la Ue”. Carlino-Nazione-Giorno: “Banche, ora l’Europa apre”. La Stampa: “Trattativa con l’Ue, ecco chi pagherà i conti di Mps”. Già cari lettori, chi li pagherà i conti di Mps? Provate a fare uno sforzo di fantasia. D’altronde l’Unità ci informa che “Anche i tedeschi piangono” e dunque si apra il rubinetto del denaro per asciugare le lacrime di tutti. E’ un mondo meraviglioso in cui si nascondono le perdite sotto il tappeto, si magheggia con i bilanci, si scaricano i costi su quello che resta del Paese che produce e tutti restano in sella a spiegarci come va il mondo. Autocritica? Zero. Sedute di coscienza collettiva nel caveau? Zero. La verità? E’ qualcosa di astratto. Recitano un copione preciso. Di fronte a questo gioioso banchetto, il titolare di List ricorda un discorso di Margaret Thatcher. Congresso del partito conservatore, 1983: “Il denaro pubblico non esiste. Esiste solo il denaro dei contribuenti”. Ecco il video, da mandare in onda in fascia protetta, per non disturbare il sonno degli infanti del Belpaese.  Buona giornata.

 

La realtà di Unicredit. Ha ceduto il 10 per cento di Fineco a investitori istituzionali e incassato 328 milioni. Perché l’ha fatto? “L'operazione ha consentito un aumento pari a circa 8 punti base del Cet1 ratio del Gruppo Unicredit”. Ma non andava tutto bene nel sistema bancario italiano? Si vendono pezzi dell’arredamento di casa, quelli pregiati. La realtà, questa sconosciuta.

 

Fine dell’austerità? Dunque si cambia rotta e vai con la spesa pubblica senza controllo e la bancarotta che galoppa? Handelsblatt non la pensa così: “L’austerità sta funzionando”.

 

 

Non bene, questo è certo. Ma se l’alternativa è quella proposta dai nostri banchieri neo-socialisti, stiamo freschi.

 

Brexit sarà Brexit. Lo ha detto Teresa May, leader dei Tories lanciata verso Downing Street. Sarà una nuova Thatcher? Non lo sappiamo, tosta è tosta. Ciò che appare evidente, dopo lo smarrimento del referendum, è che gli inglesi stanno cercando di dare un senso alla loro scelta pazza. L’altro elemento – e fa impressione se guardiamo lo scenario italiano – è la forza delle donne al potere, la loro capacità di trasmettere fiducia e forza. Guardate questa prima pagina:

 

 

Si prepara uno scontro tra donne. La leader scozzese Nicola Sturgeon e il primo ministro Teresa May. La prima è per la Scozia nell’Unione Europea, la seconda dice Brexit sarà Brexit. Sarà una battaglia durissima, anche perché la May avrà i suoi problemi con una parte dell’opinione pubblica che la considera “abusiva”, non eletta. La prima pagina del Daily Mirror racconta questa storia benissimo:

 

 

Il Mirror – settecentomila copie stampate, oltre 2 milioni di lettori al giorno – ricorda che fu la May a chiedere a Gordon Brown di lasciare perché non eletto. Micidiale. Ci saranno elezioni anticipate? Difficile. Perché Teresa May ha in mente un’altra sfida con un’altra donna: Angela Merkel.

 

12 luglio. Nel 1903 viene aperta al pubblico per la prima volta Villa Borghese.

 

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