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Quanto pesa il terrorismo nella campagna elettorale americana

Non è più solo it’s the economy, stupid. Quello che Obama non ha il coraggio di chiamare con il proprio nome, spiana la strada alle accuse e alla campagna elettorale di Trump. I traumi della fortezza America sono conduttori di elettricità, shock ad alto voltaggio, cambi di marcia repentini della storia.

14 Giugno 2016 alle 11:35

Quanto pesa il terrorismo nella campagna elettorale americana

Foto LaPresse

Sant’Eliseo.

 

Titoli. It’s the economy, stupid. E’ l’economia, stupido. E’ questo slogan il simbolo delle campagne elettorali americane degli ultimi venticinque anni. Dal 1992, anno in cui James Carville, lo stratega di Bill Clinton, lo usò contro George H. W. Bush, è stato il portafoglio a dominare il dibattito americano. Con Donald Trump però è successo qualcosa. La tagliente inquietudine degli ultimi è diventato discorso politico e spiazzamento della élite dominante. E’ tornato l’antico discorso sull’identità americana, le sue relazioni con il resto del mondo, la patria e l’integrazione delle culture. E’ riapparso “il diverso”. Punti che sembravano indiscutibili nell’immaginario della classe media, hanno cominciato diventare un crescente interrogativo. E poi quella catena, quella scia di sangue, quel rosario di morti e quel sospetto... l’islamismo e la pistola, la religione e il fucile mitragliatore, San Bernardino e l’altra sera Orlando. La carneficina americana non è più solo il format dello spostato che riempie di piombo il primo che passa, non è più l’icona di Bill Foster che ha perso il lavoro, ha un divorzio lacerante nell’anima, un ingorgo nell’orizzonte, perde la ragione e ammazza tutti quelli che incontra per strada, non è più Un giorno di ordinaria follia. C’è qualcos’altro. Quello che Obama non ha il coraggio di chiamare con il proprio nome, spianando la strada alle accuse e alla campagna elettorale di Trump. I traumi della fortezza America sono conduttori di elettricità, shock ad alto voltaggio, cambi di marcia repentini della storia. La notte di Orlando. Il fiasco dell’Fbi. La morte a mano armata. La predicazione dell’odio. Lo smarrimento e la strana sensazione di avere un nuovo nemico. In casa. Entra senza bussare. Prende la vita. E se ne va. Primo caffè, Corriere della Sera: “Viaggi e armi, i misteri del killer”. Il catenaccio dice tutto e molto di più: “Indagini su un predicatore islamico. Obama: è terrorismo di casa nostra. Gli errori dell’Fbi”. Terrorismo di casa nostra. Cosa fa Repubblica? Stesso tema: “Obama: un terrorista di casa nostra. La rabbia dei gay: noi discriminati”. Proviamo a vedere se con la Stampa c’è qualcosa di più originale. Il giornale di Maurizio Molinari sceglie un’altra apertura: “Brexit, il paracadute della Bce”. E sulla notte americana? Un bel pezzo di cronaca: “Nella casa dell’assassino di Orlando”. Carlino-Nazione-Giorno fanno il titolo giusto: “Voto Usa, sfida sull’Islam”. Questo è il terreno di scontro. Il Messaggero (caffè ar vetro) punta tutto sui buchi nelle indagini sull’autore della strage: “Killer dei gay, fiasco dell’Fbi”. Sono infallibili soltanto nei film. Buona giornata.

 

 

Berlusconi day. Oggi l’ex presidente del Consiglio sarà operato al cuore.

 

Brexit e finanza. Il referendum è vicino, i sondaggi danno in testa quelli che vogliono lasciare l’Unione europea, gli allibratori danno ancora chi resta favorito, il Regno è poco unito, lo yen va su, la sterlina va giù, la Borsa è in rosso. Titolo di MF: “Brexit, la paura fa un altro -3%”. Titolo del Sole 24Ore: “Borse, sale la paura Brexit. Sterlina sotto pressione”.  E’ l’attesa per il referendum inglese del 23 giugno. Live sul Guardian.

 

Debiti a Cinquestelle. Non pagare i debiti. E’ il sogno di tutti quelli che hanno nel dna la vocazione del bancarottiere. Così abbiamo appreso che il piano finanziario della candidata Virginia Raggi per il Comune di Roma, alla fine, è un cocktail dove il picco alcolico è dato dalla minaccia del non versare più le rate. Come spiega Andrea Bassi sul Messaggero, mission impossible.

 

Goldman Sachs e la Libia. Dove c’è oro e petrolio c’è sempre anche Goldman Sachs. La banca americana ha collaborato nel 2008 – segnare sul taccuino: c’era ancora Gheddafi - per quattro mesi con il fondo di investimento della Libia e il risultato di questa lavoro è finito in tribunale: Goldman viene accusata di aver guadagnato in quattro mesi 200 milioni di dollari e aver fatto perdere al suo cliente 1,2 miliardi. Goldman dice che in realtà quelli del fondo furono vittime di se stessi e della depressione finanziaria. Chi ha ragione? Vedremo.

 

Sole e vento. Le energie rinnovabili entro il 2040 diventeranno molto economiche, i costi scenderanno del 40 per cento per l’eolico e del 60 per cento per il solare. Secondo il MIT tutto questo però non chiuderà l’era del petrolio e del carbone.

 

14 giugno. Nel 1940 i tedeschi entrano a Parigi.

 

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