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Fatti, commenti, appuntamenti presi dal taccuino di Mario Sechi

Affrontare il tema delle Regioni è il livello successivo delle riforme istituzionali

Prima che fossero istituite, l'Italia aveva ancora buone possibilità di sviluppo. Poi qualcosa è cambiato. Dall'estero, intanto, Haftar ribadisce di non riconoscere il governo di Tripoli. Fatti, commenti, appuntamenti presi dal taccuino di Mario Sechi

18 Maggio 2016 alle 11:52

Affrontare il tema delle Regioni è il livello successivo delle riforme istituzionali

San Giovanni I, Papa e martire.

 

Titoli. L’unica notizia (tutta in divenire, tra l’altro) è il semaforo verde che l’Unione europea ha dato all’Italia sul bilancio. Renzi ha 14 miliardi di euro di spazio di manovra, non sono molti come potrebbero apparire e bisogna vedere l’uso che ne farà il governo. In ogni caso, il convento di Bruxelles ha tolto un po’ di pane dal forno e questo è positivo. Renzi si lamenta dei tagli fiscali non percepiti dall’opinione pubblica? Può ottenere risposta consultando, tanto per fare un esempio, il Rapporto Istat sulla competitività dei settori produttivi, scoprirà che ci sono settori che dal 2013 a oggi sono colati a picco (le costruzioni) e in generale una ripresa lenta e uno spostamento della tassazione (senza diminuzione apprezzabile della pressione fiscale complessiva) dal livello centrale a quello locale non suggeriscono al contribuente l’idea di un cambiamento radicale.

 

 

Serve altro. Cosa? Serve una riforma tributaria incisiva, non si scappa. A questi ritmi di crescita, senza uno choc fiscale e una svolta demografica, si può fare una politica di aggiustamento e piccoli passi, ma non la rivoluzione. Leggiamo i giornali, al volo. Primo caffè, Corriere della Sera: “Sì europeo alla flessibilità per 14 miliardi «Ora Roma faccia uno sforzo sui conti”. Altro? Un buon pezzo di Ferruccio De Bortoli sulle città metropolitane che totalizzano 21 milioni di abitanti, ma non decollano in pieno come entità istituzionale degna di nota: “La loro vita è precaria, per usare un eufemismo. Sono fantasmi istituzionali. I sindaci le vivono come un ulteriore fardello che pesa sulle loro gracili spalle finanziarie. Ed è forse questa una delle ragioni del perché, nelle campagne elettorali, se ne parla così poco. In soli due casi (Bologna e Reggio Calabria) si è rispettato il patto di stabilità. Negli altri, il rosso è profondo”. E qui emerge il secondo tema di riforma, quella istituzionale, il ridisegno dell’Italia. Le Regioni furono istituite nel 1973, prima non c’erano e, francamente, l’Italia aveva ancora ottime chance di restare agganciata al treno dello sviluppo. Poi sono arrivate le Regioni e il film è diventato un buco di bilancio in progress. Ripensare anche a questo tema, dopo il referendum sul Senato e il Titolo V, sarebbe cosa buona e giusta. Bisogna prima vincere la consultazione popolare di ottobre. E qui ci permettiamo di segnalare che la lotta è dura perché fino a questo momento la campagna non ha mordente. Il gong è già suonato e le ottime ragioni del sì vanno portate avanti con tenacia e capacità di esposizione. Cosa fa Repubblica? Apre sulla flessibilità di bilancio, ma il vero pezzo da leggere è l’intervista di Ezio Mauro a Giovanni Bazoli. E’ una galoppata sui 34 anni di Bazoli banchiere e uomo allo stesso tempo vicino e distante dalla politica. Si avverte il senso del fare, dell’avere successo, dello sbagliare, del riprovarci, della nobile ricerca del compromesso, del soft power che si esprime con la cultura del cattolicesimo. Passaggio chiave sul piano politico: Cosa voterà al referendum istituzionale? "Io non ho preso posizioni politiche da quando sono impegnato in banca, ma sono anche docente di diritto pubblico. È una brutta riforma, scritta male, ma è meglio che nessuna riforma. E temo che se saltasse, diventerebbe impossibile riformare alcunché". Messaggio in bottiglia ai difensori della Costituzione più bella del mondo. Su Bazoli e il gruppo degli Orologiai (titolo di un libro di Camilla Conti sul tema) il titolare di List invita alla lettura della prefazione (che fu anticipata dal Foglio). Nota sul taccuino: non si vede all’orizzonte un degno erede di questo banchiere atipico. Il titolo d’apertura della Stampa ne è la prova: “Governo preoccupato per il caso Unicredit. Ghizzoni verso l’addio”. Altro? Facciamo un giro di titoli. Cose sempre belle dalla Capitale, caffè ar vetro e il Messaggero: “Roma, così la camorra truccava il concorso per le guardie carcerarie”. Il Mattino ha l’oro in bocca: “Il cartello dei clan per uccidere i pm”. L’Unità continua la sua carrellata di titoli dadaisti: “Auf Wiedersehen austerità”. Dopo questo corso rapido di tedesco, lo stupore è così grande che la lettura si ferma qui. Buona giornata.

 

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Libia, abbiamo un problema con Haftar. Grossi guai in vista per Tripoli: il generale Haftar è su tutte le furie. Via Agenzia Nova: “Il comandante dell'autoproclamato Esercito libico attivo nella Cirenaica, generale Khalifa Haftar, ha detto di non riconoscere il Consiglio di presidenza del governo di accordo nazionale libico con sede a Tripoli, né le sue decisioni. Intervistato dall’emittente televisiva “Libya al Hadath”, Haftar ha dichiarato che i decreti emessi dal Consiglio presidenziale sostenuto dall'Onu "sono solo inchiostro su carta senza valore e non mi riguardano: non penso che si possa formare un governo mentre si combatte il terrorismo”. In riferimento al decreto che istituisce la guardia presidenziale a Tripoli e che consente al governo di accordo nazionale di espletare le funzioni più urgenti, Haftar ha aggiunto che si tratta di decisioni che non lo riguardano. "Al momento sono occupato a riportare la sicurezza in Libia contro terroristi e Fratelli musulmani: non ci potrà essere democrazia senza esercito e con i gruppi terroristici attivi sul territorio”, ha detto Haftar”.

 

Libia 2011. L’inchiesta del titolare di List sulla guerra in Libia nel 2011. Su Radio24 la caduta del Colonnello Gheddafi raccontata con documenti inediti, l’archivio di mail di Hillary Clinton, la testimonianza diretta dell’allora ministro degli Esteri Franco Frattini. Segreti e colpi di scena di un regime change fallito.

 

Trump smantella Wall Street? The Donald non ce l’ha con la Borsa, ma con la legge Dodd-Frank introdotta da Obama nel 2010 dopo l’ennesima crisi finanziaria americana. In realtà le critiche alla legge sono più che fondate. Non ha funzionato granchè.

 

Occhio ai titoli Matusalemme. I tassi sono scesi a un livello talmente basso che gli investitori cercano di tutto, in particolare titoli di Stato a lunghissimo termine. I famosi titoli Matusalemme, che anche l’Italia sta pensando di lanciare, a 50 anni e perfino 100 anni. Bene, occhio a dove mettete i soldi, perché le fluttuazioni dei tassi su questi titoli hanno effetti micidiali: anche un lieve aumento dei tassi può tagliare il prezzo fino al 45 per cento.

 

18 maggio. Nel 1910 la Terra passa attraverso la coda della cometa di Halley.

 

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