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Lo scontro politica-giustizia aspettando il referendum

La scadenza vitale del Paese è la chiamata referendaria. Là fuori accade di tutto, i temi aperti sono titanici, commercio mondiale e scenario energetico sono in rapido movimento, l’Europa senza figli annaspa e nonostante la demografia e la crescita siano contro, all’Italia restano ancora grandi opportunità.

9 Maggio 2016 alle 11:33

Lo scontro politica-giustizia aspettando il referendum

Foto LaPresse

San Pacomio, abate.

 

Titoli. Politica e giustizia, magistrati e parlamentari, intercettazioni e sedute d’aula, referendum e manifesti delle procure, associazioni e dissociazioni d’Italia. Ci dibattiamo nella polvere della giustizia, il presidente del Consiglio prima trasforma un viceministro in ambasciatore, poi prende l’ambasciatore e lo (ri)trasforma in ministro. Il vicepresidente del Csm Legnini ha fatto bene a legnare i magistrati che fanno militanza politica, il presidente del Consiglio Renzi ha fatto bene a richiamare Calenda alla guida del ministero dello Sviluppo. Non si poteva fare tutto prima? La scadenza vitale del Paese è il referendum. Là fuori accade di tutto, i temi aperti sono titanici, commercio mondiale e scenario energetico sono in rapido movimento, l’Europa senza figli annaspa e nonostante la demografia e la crescita siano contro, all’Italia restano ancora grandi opportunità. Sui giornali di questo v’è scarsa traccia, la rotativa dei peggioristi a ogni costo continua a far rumore. Consumano carta. E futuro. Primo caffè, Corriere della Sera: “Magistrati, niente campagne”. Catenaccio: “Legnini (Csm): cautela sulle dichiarazioni. Le toghe di Md: giusto impegnarsi”. Qualcosa che non provochi la noia? Sul taglio basso, un pezzo di Federico Fubini: “Il Btp matusalemme, durerà 50 anni”. Ecco, questo è un pezzo di contemporaneità che ha un domani: “Il governo italiano, sull’esempio di quello irlandese, cerca di iscriversi a un nuovo club: quello dei Paesi che emettono obbligazioni per una durata molto al di là del loro futuro prevedibile. Come minimo, cinquant’anni. Per certi aspetti ci si prepara in modo più audace di Dublino: anziché piazzare pacchetti di debito in privato, il governo di Roma vuole offrire pubblicamente il super-Btp al mercato dei capitali. Oggi quasi metà dei titoli di Stato in euro rende meno di zero. «Stiamo esplorando questa possibilità — dice Maria Cannata, dirigente generale del Tesoro per il debito —. Di certo è molto interessante agli attuali tassi d’interesse». Interessante. Interesse. Ripetizioni a parte, è un segno dei tempi. Altro? Passiamo a Repubblica. Lasciamo perdere il titolo sul Csm, la cosa migliore da leggere è questa: “L’Europa fortezza, solo i giovani contro le frontiere”. Conseguenza: un continente senza figli e con i trentenni in calo (occhio alla condizione dell’Italia) rischia di essere condannato alla visione dei sessantenni in cerca di quiescenza e settantenni già a riposo. Serve cambio di passo. Tanti auguri, Europa. Facciamo un giro di titoli. La Stampa: “L’autocritica di Renzi. Nel Pd abbiamo una questione morale”. Sarà come titola La Stampa, ma un partito che elegge centinaia di sindaci in liste di centrosinistra e liste civiche, che amministra la quasi totalità delle Regioni, ha una classe dirigente capillare in tutti i settori della società, per forza (è la realtà) ha anche qualche mela marcia ma non per questo si apre la “questione morale” dentro un movimento con 380 mila iscritti. Prima c’era la diversità, ora c’è l’omologazione? Andiamo avanti. Il Giornale: “Tutte le tasse invisibili”. Esoterico l’occhiello: “Fisco diabolico”. Libero: “In pensione prima: ecco come andarci”. Istruzioni di viaggio. L’Unità in versione cabaret: “Te le do io le dimissioni”. Caffè ar vetro, Il Messaggero e finalmente un po’ di pasticciacci brutti de Roma: “Roma, Sinistra fuori dalle liste scossa sulla corsa al Campidoglio”. Fassina piange. Altro? Mercati chiusi, ma la borsa del buon umore va alle stelle con la lettura del Gazzettino: “L’Isis a Nord-Est: preso reclutatore”. L’Isis a Nord-Est. Che titolo, evoca immagini di vedette sparse tra Treviso e Venezia, tagliagole in motoscafo e gondolieri con il fucile in spalla. Buona giornata.

 

I prospetti Consob. Durante l’annuale incontro della Consob con la comunità finanziaria il presidente Vegas ha scoperto una cosa: “Il prospetto informativo relativo agli investimenti finanziari "rimane un documento troppo lungo e complesso per poter essere letto e pienamente compreso dal risparmiatore”. Rivelazioni.

 

Petrolio saudita. Le dimissioni del ministro del petrolio saudita Ali al-Naimi – che lascia il suo posto di comando dopo vent’anni – diventano un fatto interessante per noi, non un evento di burocrazia ministeriale del deserto perché al-Naimi è stato il fautore della svolta dell’Opec del 2014, quando i sauditi cominciarono a premere sul prezzo fino a schiacciarlo sotto i 38 dollari al barile. Al-Naimi ha visto il petrolio scattare nei decenni da 2 dollari a 147 dollari al barile. Il mercato si chiede: cambierà qualcosa? Forse no, ma al-Naimi nel 2014 voleva mettere al tappeto i produttori di shale oil americani e ci è riuscito. Secondo i calcoli della Baker-Hughes, nell’ultimo anno negli Stati Uniti hanno chiuso 479 impianti di perforazione.

 

 

 

E’ tornato il sirtaki finanziario. In realtà non è mai andato via. La Grecia sta nei guai, Tsipras non riesce a varare le riforme promesse dopo aver ottenuto il via libera a un piano di aiuti da 80 miliardi e ora il Fondo monetario internazionale pensa di uscire dal team di salvataggio. Oggi i ministri delle finanze europei si vedranno in un vertice straordinario a Bruxelles. Una lettera di Christine Lagarde, direttore del Fondo, è uscita la scorsa settimana e parla chiaro: i governi europei non possono imporre alla Grecia solo misure fiscali, servono riforme e un alleggerimento del debito, in caso contrario, il Fondo non ci sarà. Questo però creerebbe problemi enormi alla Germania, perché il Bundestag ha votato gli aiuti vincolandoli alla presenza del Fondo. E’ un pasticcio, comunque preparatevi, la Grecia costerà ancora parecchio. Se non si trova la soluzione, a luglio Atene sarà a corto di cassa e pronta a fallire.

 

 

Putin e l’Eurasia. Il presidente russo celebra la Giornata della vittoria e dagli esiti della Seconda guerra mondiale fa discendere il suo disegno geopolitico contemporaneo: l’alleanza Eurasiatica. Via Agenzia Nova: “Le alleanze sperimentate nel corso della guerra costituiscono la base dell’attuale processo di integrazione euroasiatica. E’ quanto dichiarato dal presidente russo Vladimir Putin nel suo discorso commemorativo indirizzato colleghi degli stati membri dell’ex Unione Sovietica, in occasione del 71mo anniversario della vittoria contro il nazifascismo. “Il capo dello Stato russo ha espresso fiducia che nell’esperienza testata nel corso della lotta comune, legami di amicizia e fratellanza continuino a servire come base per un rafforzamento consistente delle relazioni bilaterali ed a contribuire allo sviluppo dei processi di integrazione nello spazio eurasiatico”, si legge in un comunicato pubblicato sul sito web del Cremlino nel quale si informa che il presidente Vladimir Putin ha sottolineato che “non si può permettere una revisione della storia comune, una ripetizione dei tragici eventi del passato”. Tutto torna, il futuro è a Est.

 

Il bilancio del Pentagono. Il New York Times ha una sua visione sul tema: spendere meglio, non di più. In un bilancio annuale di circa 600 miliardi di dollari, ci sono molti costi da mettere sotto la lente. Secondo uno studio il 22 per cento delle basi potrebbe chiudere senza problemi. Tranne uno: ogni base è fonte di ricavi per le economie locali.

 

9 maggio. Nel 1978 viene ritrovato dentro il portabagagli di una Renault 4 rossa il cadavere di Aldo Moro.

 

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