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La grazia dei re

Recensione del libro di Ken Liu edito da Mondadori (602 pp., 24 euro)

17 Giugno 2020 alle 13:09

La grazia dei re

Spesso si cerca di descrivere una novità artistica, e al contempo il rapporto con la tradizione che la precede, quasi questa fosse la riedizione singolare e suggestiva di un’opera nota, ma firmata stavolta da un autore diverso o secondo una prospettiva differente (“Maigret scritto da Kafka… Kramer contro Kramer diretto da Tarkovskij…”); una soluzione talvolta efficace e perfino doverosa per suscitare curiosità ma che rischia di ridurre nuove direzioni creative alle confortevoli regioni del già saputo. Nel caso di Ken Liu la faccenda è più complessa, dal momento che lo scrittore sino-americano è davvero un ponte tra continenti immaginativi; traduttore dell’ammirata fantascienza di Liu Cixin, ha vinto l’Hugo e il Nebula, ispirato episodi della serie Netflix “Love, Death and Robots” e scritto un romanzo della fitta galassia di “Star Wars”. Nel suo caso, quindi, azzardare che il primo volume di questa vasta saga fantasy (per cui è stato coniato il termine silkpunk, dal momento che comprende aeronavi, macchinari di bamboo e seta e aquiloni da guerra) ambisca a fondere l’epica occidentale di Tolkien col “Romanzo dei Tre Regni” composto nella Cina del XIV secolo, costituisce un’interpretazione calzante. Lo stesso Liu ha esplicitamente citato l’Iliade e Beowulf tra le sue opere di riferimento (ha persino affermato che il miglior scrittore per una rissa sarebbe Catullo, perché poi ci si potrebbe andare a bere assieme, e i Romani sapevano come spassarsela). Se per il Martin di Game of Thrones la fonte d’ispirazione storica è stata anzitutto la Guerra delle Due Rose, Liu invece si rifà ai passaggi dinastici della disputa Chu-Han del 200 a. C. per raccontare la rivolta contro le mire espansionistiche di un Impero che ha fagocitato i regni di un arcipelago, una guerra capeggiata da due uomini antitetici e complementari, un ricco fannullone e l’erede severo d’un casato umiliato. Intorno a loro si anima e vortica un mondo rigido eppure tumultuoso, davvero ben reso nella bella traduzione di Andrea Cassini, fatto di notabili, militari, cortigiane, scandito da infinite gradazioni gerarchiche (espresse persino dalle posture e dei gesti) e percorso dal vento elusivo degli dèi, che complottano e spettegolano come scacchisti intriganti: “- Tale è il pericolo di manovrare i mortali.

- Non fare la parte dell’innocente, vecchio furbone di una tartaruga. Stavi tramando questa mossa da anni. Mi stavo chiedendo quando il tuo uomo si sarebbe messo in movimento.

- Quando vuoi catturare un grande pesce, devi dare molta lenza”.

Un romanzo dal respiro vasto, solenne, dall’andatura tutta sua, con un suggestivo e inconsueto uso dei balzi temporali, nel quale si dispiega l’antica perenne verità per cui “il potere odia il vuoto”, nella vita collettiva e nel segreto del singolo, senza tollerare spazi neutri o riserve, come un’inondazione innescata da gesti persino piccoli e casuali, ma capace comunque di trasformarci in qualcosa che non avremmo mai sospettato di diventare. Forse.

  

La grazia dei re
Ken Liu
Mondadori, 602 pp., 24 euro

Edoardo Rialti

Edoardo Rialti ha 30 anni e continuerà ad averli, perché ha un ritratto che invecchia in soffitta al posto. Insegna in Italia e Canada. Cura e traduce letteratura inglese, fantasy e fantascienza per Mondadori, Lindau, Marietti e Gargoyle. Per Cantagalli ha pubblicato "L'uomo che ride", "Un'infinita sorpresa", "La lunga sconfitta, la grande vittoria", biografie letterarie di G. K. Chesterton, C. S. Lewis, J. R. R. Tolkien che raccolgono le puntate uscite tra il 2010 e il 2013 sul Foglio. Vive in treno. Godersi sia Proust che Stephen King, Platone e George R. R. Martin, lo sport, le serie tv e il vino costituisce per lui segno di grande equilibrio mentale. Vuole scrivere un best-seller e passare la vita a twittare su una spiaggia candida. E' su twitter, appunto.

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