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La stanza di Therese

Francesco D’Isa
Tunué, 118 pp., 12 euro

21 Aprile 2017 alle 19:55

La stanza di Therese

Per fortuna di Cristoforo Colombo la terra è rotonda; la caravella leggendaria non appena slegati gli ormeggi era già sulla via del ritorno. Ma un altro cammino può tentarsi, dritto, inflessibile, che sempre più si allontana e da cui non si ritorna, nessuno mai”. Già Bernanos aveva raccontato che si può compiere il più stupefacente e terribile viaggio senza fare un solo passo. E se il romanziere cattolico iniziava così la storia tragica della sua “Santa Brigida del nulla”, Francesco D’Isa, artista visivo, scrittore e filosofo, immagina invece la cella e il quaerere Deum d’una santa Teresa laica. Una camera d’albergo, un finto viaggio all’estero con cui diradare e spegnere mail e messaggi, un solo canale di comunicazione, le lettere alla sorella, dove si racconta la ricerca di questo unum necessarium, l’infinito: “Quello che per molti è un enigma matematico, per me è un’intossicazione – i veleni però sono medicine, se presi nelle giuste dosi”. Per il giovane Newman c’erano solo due autoevidenze, l’Io e Dio. Seguendo Therese in questa sua scalata, ci rendiamo conto di quanto tali poli risultino invece incerti, anche nel confine o nella distanza che corre tra loro. E che forse “la risposta a qualunque domanda è sia sì che no”, come intuirono Abelardo e Budda. E’ davvero una conquista artistica convincente quella di restituire la forza della ricerca spirituale sottraendola agli orpelli rituali o fideistici che ce la farebbero sottoscrivere o scartare a priori. E farci così riaccorgere con Rebora, mentre il rumore di fondo della vita quotidiana si smorza, che ogni atto rimanda a un segreto: “Quasi tutto quel che faccio si poggia su una visione del mondo, e questa, talvolta senza che nemmeno lo sappia, sottintende una metafisica. Se telefono a un’amica, se faccio un figlio, se mi trucco, se uccido una vecchia per rubarle i soldi… che lo voglia o no, ogni scelta è una risposta alla domanda. Eluderla è impossibile, ignorarla è da vigliacchi, sottintenderla troppo facile”. Una modernità che si esprime anche nel collage di immagini che costituisce parte integrante del percorso e fa del libro una vera graphic novel. Comprese le annotazioni della sorella, le sue diagnosi, reazioni stizzite, integrazioni, cui si è tentati di aggiungere le proprie sottolineature e rimandi. La nostra prima lettura si sovrappone così a quella della protagonista stessa che si rilegge commentata. Un gioco prospettico che contribuisce alla profonda ironia che percorre tutto il testo (“una lunga degenza è come un corso forzato di metafisica”) e ne costituisce un tratto fondamentale. Come già sapeva Chesterton, divertente non è l’opposto di serio, ma di non divertente: “Credevo in dio più dello stracchino, perché ci pensavo più spesso”. In questa rinarrazione contemporanea della parabola evangelica di Marta e Maria, solitudine e isolamento si rivelano ancora una volta termini simili, ma non coincidenti; questo perché “l’infinito insomma, somiglia più a una coordinata per trovare il finito che a un traguardo” e al pari di ogni vera ricerca metafisica, anche qui, con ironia, frustrazione e commozione, è proprio il finito che viene riconsegnato al lettore.

 
Scorrere una mano su un vetro, guardarsi allo specchio, svegliarsi al mattino, amare e odiare, i balbettii della comunicazione sono tutti strappati alla scontatezza, e si rivelano ancora una volta sfaccettature della segreta domanda: “Com’è essere un insetto, o un muro? Cerco quel che sono per il tavolo che sfioro con le dita: una mano, un’unghia, un ammasso di cellule, un solido, nulla. Mentre oscillo tra gioia e dolore, spinta da un desiderio inesauribile cui non voglio arrendermi, i sassi hanno già quel che cerco”.

 

La stanza di Thérèse
Francesco D’Isa
Tunué, 118 pp., 12 euro

Edoardo Rialti

Edoardo Rialti ha 30 anni e continuerà ad averli, perché ha un ritratto che invecchia in soffitta al posto. Insegna in Italia e Canada. Cura e traduce letteratura inglese, fantasy e fantascienza per Mondadori, Lindau, Marietti e Gargoyle. Per Cantagalli ha pubblicato "L'uomo che ride", "Un'infinita sorpresa", "La lunga sconfitta, la grande vittoria", biografie letterarie di G. K. Chesterton, C. S. Lewis, J. R. R. Tolkien che raccolgono le puntate uscite tra il 2010 e il 2013 sul Foglio. Vive in treno. Godersi sia Proust che Stephen King, Platone e George R. R. Martin, lo sport, le serie tv e il vino costituisce per lui segno di grande equilibrio mentale. Vuole scrivere un best-seller e passare la vita a twittare su una spiaggia candida. E' su twitter, appunto.

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