1917. L'anno della rivoluzione

Angelo D’Orsi
Laterza, 272 pp., 18 euro

21 Febbraio 2017 alle 10:02

Una rievocazione mese per mese dell’anno che ha dato inizio al Novecento, perché il cruciale 1917 non vede solamente – osserva D’Orsi – la nascita del comunismo sovietico, ma assiste a una serie di fenomeni che segnano tutto il secolo che è seguito. A febbraio infatti viene promulgata la Costituzione del Messico, che introduce innovazioni radicali come la spartizione dei latifondi e il divieto per la Chiesa di gestire scuole e di possedere immobili, destinata a diventare punto di riferimento per le lotte sociali dell’intera America Latina. Aprile registra il rientro in Russia di Lenin con la sua parola d’ordine, rivoluzione subito, ma anche – e forse soprattutto – l’entrata in guerra degli Stati Uniti, figlia di una mistura di idealismo pacifista e di interessi di fabbricanti d’armi, principio di una politica tutt’ora in atto. In maggio, in un angolo sperduto del Portogallo tre pastorelli vedono una signora vestita di bianco, e anche l’ombra della Madonna di Fatima si stenderà sul secolo a venire, fino a Medjugorije, al “terzo segreto” e alla pallottola che ferirà Giovanni Paolo II. Il 6 luglio una milizia araba guidata dal capitano dell’esercito britannico Thomas Edward Lawrence conquista la città di Aqaba, chiave dello schieramento difensivo turco, azione che dà il via all’egemonia inglese sulla zona, ponendo “le premesse per la destabilizzazione dell’intero Medio Oriente, con coneguenze che sono oggi drammaticamente evidenti”; mentre il 20 dello stesso mese la cosiddetta Dichiarazione di Corfù getta le basi per la nascita della Jugoslavia. In agosto, il gelido silenzio che accoglie la nota di Benedetto XV sull’“inutile strage” mostra quanto poco ormai conti la voce del papa nella politica reale. Ottobre è il mese di Caporetto, emblema di tutta la pochezza della guida, politica e militare, del paese (e di come i responsabili di un disastro possano uscirne indenni e anzi rafforzati, come è il caso di Pietro Badoglio, che proprio da lì inizia la carriera che lo porterà dove tutti sanno). A novembre lo scoppio la rivoluzione per antonomasia non deve far dimenticare la Dichiarazione Balfour, germe del futuro Stato di Israele e di tutti i conflitti che ne seguiranno. La posizione culturale di D’Orsi, storico fra i più autorevoli in circolazione, è ben nota, e non tutti i lettori concorderanno con alcune delle sue posizioni, come le simpatie per Lenin e per la Costituzione messicana o il disdegno con cui liquida l’attenzione del Vaticano alle apparizioni mariane; ma il libro ha senz’altro il pregio raccontare in presa diretta come esattamente cent’anni fa ha cominciato a prender forma il Novecento.

 

1917. L'ANNO DELLA RIVOLUZIONE
Angelo D’Orsi
Laterza, 272 pp., 18 euro

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  • luigi.desa

    23 Febbraio 2017 - 19:07

    dopo un secolo c'è ancora chi racconta la favola della rivoluzione di ottobre.la russia nel 1917,defenestrato lo zar ,aveva un governo provvisorio socialdemocratico e fu solo una super geniale trovata di Lenin e Bucharin a profittare dell'ammutinamento di quasi tutte le divisioni dell'esercito e anche della Marina per creare il gran turbijon con il quale circuendo i militari sbandati crearono i famosi soviet milizie comuniste in tutta la Russia con le quali manu militari ( in estrema sintesi) occuparono la Duma .un golpe super acrobatico che un appassionato comunista e famoso giornalista statunitense ( John Reed ) cantò creando il mito della epopea della rivoluzione. la storiografia moderna ha censurato Erodoto e gli altri storici antichi accusandoli di inventarsi eventi e quant'altro ,già perchè quelli moderni che cosa fanno ?

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  • luigi.desa

    23 Febbraio 2017 - 19:07

    dopo un secolo c'è ancora chi racconta la favola della rivoluzione di ottobre.la russia nel 1917,defenestrato lo zar ,aveva un governo provvisorio di sinistra socialdemocratico e fu solo una super geniale trovata di Lenin e Bucharin a profittare dell'ammutinamento di quasi tutte le divisioni dell'esercito e anche della Marina per creare il gran turbijon con il quale circuendo i militari sbandati crearono i famosi soviet in realtà milizie comuniste in tutta la Russia con le quali manu militari ( in sintesi) occuparono la Duma .un golpe super acrobatico che un appassionato comunista e famoso giornalista statunitense ( John Reed ) cantò creando il mito della epopea della rivoluzione. la storiografia moderna ha censurato Erodoto e gli altri storici antichi accusandoli di inventarsi eventi e quant'altro ,già perchè quelli moderni che cosa fanno ?

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