Com’è strano essere adolescenti a Milano

“Succede” è il romanzo (e il successo) di Sofia Viscardi, YouTuber diciottenne che racconta la paura e la voglia di buttarsi nel mondo. Le ragazzine leggono, i genitori spiano, gli autobus milanesi ringraziano.

22 Giugno 2016 alle 06:00

Com’è strano essere adolescenti a Milano

Milano (foto Benedetta Anghileri via Flickr)

"La mia famiglia è tutta strana. Siamo in tre e non so chi sia più fuori di testa. Passiamo la cena ad ascoltare mio padre che cerca di spiegarci quanto il non avere una macchina ci renda una famiglia fighissima perché oltre a non inquinare camminando e andando in bici ‘ci viene un fisico bestiale’”. E’ il racconto di un’adolescenza milanese trascorsa sui mezzi pubblici che arrivano all’orario annunciato sul tabellone luminoso, così anche se Milano a gennaio è ghiacciata, c’è “la mia 60. L’autobus – con il riscaldamento – che mi porta ovunque senza farmi prendere freddo”. Con le cuffie nelle orecchie, il telefono sempre in mano, Snapchat, Twitter, Instagram, Whatsapp, perfino ancora Facebook (soprattutto per i genitori quarantenni che mandano richieste di amicizia ai figli), le compagne che si scattano i selfie in classe durante l’ora di storia, il bar all’angolo dove fare sega e tossire molto dopo aver fumato le Marlboro Gold, gli hipster, i dark e le notti passate a chattare, il cuore che si spezza e poi esplode di gioia e i commenti a un bacio sotto il portone (“Ok: ho baciato un ragazzo. Ok: non è stato così male. Ok? Non è ok. Devo chiamare Olimpia. Passo l’ora successiva a subirmi l’esagerata esaltazione di Olimpia. Durante la nostra telefonata conto circa 148 ‘ommioddio’, 78 ‘non posso crederci’, 93 ‘te l’avevo detto’”). 

 

Sofia Viscardi, diciottenne milanese al penultimo anno di liceo, ha riempito le classifiche e le librerie di adolescenti in cerca di un romanzo di formazione e di una faccia simpatica a cui ispirarsi. Lei è una YouTuber molto seguita:  da due anni e mezzo racconta e mostra il suo diario online (il divertimento, la scuola, i ricordi, le difficoltà, i professori, come comunicare un brutto voto ai genitori, o che cosa succede quando una ragazza riceve un messaggio da un ragazzo che le piace) a più di seicentomila paia di giovanissimi occhi che la guardano e vogliono capire come si diventa adulti (e popolari), oppure hanno solo voglia di tenersi compagnia, di sentirsi dentro un gruppo, con lo stesso sguardo spalancato, per niente intimidito, per niente cinico. Le dodicenni, le tredicenni, e più su, guardano Sofia Viscardi su Youtube, su Instagram e dappertutto, e cercano la chiave per aprire il mondo: ai ragazzi Sofia ha spiegato che non devono MAI chiedere il numero di telefono di una ragazza a una sua amica, perché l’amica potrebbe saltellare per niente, potrebbe vedere quel nome sulla chat e pensare che il messaggio è per lei. “Cercatela su Facebook, chiedetelo ai vostri amici maschi”, è un consiglio che può funzionare anche dopo i diciott’anni, ma va ripetuto spesso perché i maschi sono lenti.

 



Sofia Viscardi, Succede


 

E allora certo, se Sofia Viscardi, che va alle feste Youtubers facendole sembrare una cosa semplice con le patatine e i cellulari in cui riprendersi la faccia con le boccacce, scrive un romanzo sull’amore a Milano, sull’amicizia a Milano e sugli autobus di Milano che portano in giro le speranze e i pomeriggi di una sconfinata giovinezza, gli adolescenti corrono a comprarlo, cliccano su Amazon, vanno in libreria a farsi firmare le copie con il pennarello, a copiare gli occhiali da sole e i braccialetti e l’eye liner. “Hai presente la prima sigaretta del pacchetto? Quella che fumi tranquillo perché, avendolo appena comprato, ‘per un po’ sei a posto’? Hai presente le mattine in cui piove, sei tremendamente in ritardo e stai per perdere l’autobus, ma poi corri e riesci a prenderlo? E sei davvero felice perché con un altro ritardo avresti rischiato la sospensione? Hai presente quando ti sta per cadere il telefono, ma lo prendi al volo poco prima che sfiori il pavimento? Hai presente quando pensi di avere fatto un’interrogazione bruttissima, ma la professoressa è presa bene e ti mette sei? Hai presente quando stai aspettando un messaggio importante, hai il telefono scarichissimo e riesci a metterlo in carica poco prima che si spenga?”. Non solo a diciott’anni, a volte ci si sente proprio così.

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