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lettere al direttore

Tarquinio, la resa e l'odio contro tutto ciò che è sinonimo di occidente

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Secondo l’ex direttore di Avvenire Marco Tarquinio, candidato del Pd nella circoscrizione Centro alle elezioni europee, Israele a Gaza è colpevole non proprio di genocidio (bontà sua), ma di qualcosa che gli somiglia molto: pulizia etnica. Mai sentito definire così, però, i massacri della Russia in Ucraina, con i suoi otto milioni di profughi e decine di migliaia di morti. Ce lo spieghi. Inoltre, mai ascoltata, da chi è contrario all’invio di armi occidentali a Kyiv, una parola di chiara condanna dei generosi doni bellici di Cina, Iran e Corea del nord a Mosca. Insomma, massimo rispetto per il pacifismo etico-religioso, ma ’cà nisciun’ è fess.
Michele Magno (elettore di Roma)

Il tema non è Israele e nemmeno l’Ucraina. Il tema è l’odio ricorrente, mal nascosto, mal celato, mai sopito contro tutto ciò che è sinonimo di occidente. Quando si considera l’occidente colpevole di ogni disastro nel mondo, si sarà molto più inclini a fare confusione tra chi è aggredito e chi è aggressore. Il punto non è Tarquinio, che è libero di dire tutte le sciocchezze che crede, ma chi ha trasformato quel pensiero in un simbolo di un nuovo corso politico, in una nuova corrente del trasversalissimo Pdr: il partito della resa.


Al direttore - Il Viminale ha reso noto che alle elezioni europee sarà consentito scrivere il solo nome proprio del candidato. Quindi votare “Giorgia” sarà possibile. Ma non è che poi a Bruxelles si aspettano la cantante di “Come saprei” e “Gocce di memoria”? Dall’Europarlamento all’Eurovision è un attimo! Ovviamente non è la prima volta : in passato si è potuto votare “iena” e non era il mitico Plissken di “1997: Fuga da New York” e si potrà votare anche “Elly”. La riflessione piuttosto è un’altra: perché questa semplificazione non la si applica  anche nelle pratiche burocratico-amministrative? Quelle che costano tempo e denaro? Qualche documento in meno, firma in meno, foglio in meno snellirebbe il tutto oltre a essere un gesto ecologico. 

Daniele Piccinini 

Mozione approvata!


Al direttore - Caro Cerasa, in questi giorni, riprendendo un vecchio libro, ci siamo accorti che è un quadro della situazione attuale. Se consideriamo che è stato scritto nel 1958 dobbiamo solo riflettere e fare riflettere. “Exodus” di Leon Uris, 1958, edizione Gallucci 2012. Pagine da 924 a 928. Sommario sulla situazione dei profughi arabi. Sembra scritto domani. Grazie a Lei per il costante impegno.
Gianni e Claudia Giordani 

Suggerisco la lettura di un altro libro illuminante, e drammatico. “Governance of the Jurist” dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, 1970. A proposito di Iran. A proposito di antisemitismo. 


Al direttore - In questi giorni assistiamo a un’accesa discussione nel paese circa la libertà della donna di abortire; libertà secondo alcuni minacciata dalla presenza di associazioni pro life nelle strutture pubbliche. Ora mi sembra che in tutta questa discussione manchi un fattore che è la tutela della vera libertà della donna di poter scegliere se abortire o meno. Tale libertà può essere data solo se la donna possa incontrare nel cammino di scelta entrambe le opzioni con le rispettive argomentazioni. Chi invece oggi protesta e scrive sull’argomento sui giornali, sembra che non abbia a cuore la libera scelta della donna ma che nelle strutture pubbliche si presenti solo un’unica opzione.
Carlo Veronesi 


Un paese che sceglie di mettere contro pro life e pro choice è un paese che ha scelto di considerare l’essere pro choice come un’alternativa a essere pro life. Pro choice e pro life. Imparare a dirlo insieme.
 

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